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Breve analisi del moderno male italiano

La politica della delegittimazione


La politica della delegittimazione
28/07/2010, 20:07

Alla commemorazione di Borsellino in Via D'Amelio, uno sfavillante Gianfranco Fini, seguendo il trend ex-aennino del momento, si è mostrato amico del popolo ed ha lanciato ai vari manifestanti inviperiti in particolare con Renato Schifani un monito importante:"Il rispetto per le istituzioni è necessario sempre; anche quando capita che i rappresentanti di tali istituzioni si dimostrino non all'altezza di tale incarico".
Un messaggio che, ad una prima analisi, potrebbe apparire contraddittorio ma che invece, a modesto parere dello scrivente, rappresenta la sacra regola sistematicamente violata in questo periodo di cialtronismo acuto e di delegittimazione gossippara attraversato dalla politica italiana. Ciò che infatti genera un circolo vizioso all'interno del quale tutti sono colpevoli e nessuno lo è mai sul serio è proprio l'isterica ed arrogante tendenza delegittimante dell'intera classe politica (di destra,centro e sinistra) nei confronti di altri organi ed istituzioni.
Vedendola da un'altra angolatura, potremmo dire che in Italia tra eletti ed elettori si è diffuso un atteggiamento odioso e deleterio che reputa come non degno di nota e di rispetto chiunque remi contro la propria corrente politica. Facendo un esempio concreto accade così che la magistratura sia reputata fondamentale e solerte quando "attacca" i propri avversari e, di converso, "politicizzata" ed inefficiente quando invece tenta di scovare gli scheletri che si trovano nell'armadio di casa propria. La battaglia politica è divenuta una mera guerra di delegittimazione durante la quale non si tenta di sconfiggere l'avversario dimostrandosi superiori ma, più semplicemente, meno peggiori di lui.
Il gioco viene retto e reso ancora più devastante dalla solita stampa genuflessa e con il vizio dell'arringa tipica del tribunale d'inquisizione più che del quotidiano d'informazione. E così, nell'universo di condannati, pregiudicati, "liberali e garantisti" e "forcaioli giustizialisti", accade che i perseguiti dalla legge siano "perseguitati-vittime" di complotti o di case acquistate a loro insaputa; che il Presidente della Repubblica sia considerato degno di rispetto solo quando partorisce discorsi bastolvemente vaghi e generici o violenti nei confronti del nemico giurato. Le istituzioni sono divenute qualcosa di negoziabile e relativo proprio come i valori di dignità, onestà e moralità e vengono considerate solo quando sanno piegarsi e non rompere troppo le uova nel paniere.
La filosofia berluschina non è esclusiva caratteristica del centrodestra e, sembrarà banale, rappresenta il vero trend contemporaneo seguito dalla maggioranza (non governativa). Esiste senza dubbio una magistratura deviata, corrotta e politicizzata; così come esiste una politica malsana e clientelare ma, probabilmente, è giunto il momento di finirla di scoprire l'acqua calda nel disperato e sempre più goffo tentativo di celare quella torbida.

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di Germano Milite
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