Politica / Politica

Commenta Stampa

La politica siciliana si confronta sulle 10 idee delle Giornate dell’Economia del Mezzogiorno


La politica siciliana  si confronta sulle 10 idee delle Giornate dell’Economia del Mezzogiorno
05/12/2011, 12:12

Il problema/opportunità “Mezzogiorno” può essere risolto con l’attrazione degli investimenti dall’esterno dell’area. I fondi strutturali devono di fatto servire per creare le condizioni necessarie e sufficienti per conseguire tali risultati. È uno dei punti affrontati questa mattina nell’incontro a porte chiuse tra Governo regionale, rappresentanti dell’Ars e gli economisti della fondazione Curella e del Diste che si è tenuto a Palazzo dei Normanni sulle “dieci idee” scaturite dalle ultime quattro edizioni delle “Giornate dell’economia del Mezzogiorno” organizzate dalla Fondazione Curella e dal Diste Consulting. Presenti tra gli altri all’incontro, l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, l’assessore ai Beni culturali ed Identità siciliana, Sebastiano Missineo, l’assessore alla Sanità, Massimo Russo, i capigruppo all’Ars, Innocenzo Leontini (Pdl), Antonello Cracolici (Pd), Livio Marrocco (Fli), Giambattista Bufardeci (Grande Sud), e i deputati on Baldo Gucciardi del Pd Speziale del Pd e Michele Cimino di Grande Sud.



La necessità di un progetto a medio termine è ormai riconosciuta da tutti. In particolare la prima che si ripete negli anni, la nota fiscalità di vantaggio/compensativa o di sviluppo che è diventata nel tempo una fiscalità peggiorativa. Quest’anno per la prima volta spunta il conto economico generazionale, per evidenziare la problematica delle nuove generazioni che la nostra ha lasciato totalmente scoperta, senza un lavoro, senza una pensione, senza prospettive e con un debito pubblico spaventoso ed in crescita che grava su di loro. Situazione che è valida per tutto il Paese, ma anche per la nostra Sicilia. La richiesta di un costo del lavoro più basso ottenuto diminuendo il cuneo fiscale è anch'esso nella logica di attrazione. Così come la richiesta di passare dal disimpegno automatico alla sostituzione dei poteri in modo da permettere l'utilizzo dei fondi strutturali. Alcune richieste sono comunque un’articolazione della precedente, come per esempio quella del distretto turistico, che ovviamente può costituirsi solo attraendo investimenti. Perché è impensabile per esempio che la Sicilia abbia un numero di presenze equivalente a un decimo di quelle delle Baleari.



“Dalle Giornate dell’Economia emerge che il Sud è sempre più isolato, invecchiato e impoverito – dichiara l’assessore all’Economia Gaetano Armao – e per uscire da questa stagnazione bisogna iniziare a considerare una prospettiva di sviluppo che vede l’apertura della Sicilia verso uno scenario sempre più Mediterraneo. E per fare ciò bisogna puntare sulle infrastrutture, dal corridoio La Valletta-Palermo-Berlino-Helsinki al collegamento in banda larga, e sulla cultura, realizzando iniziative di scambio. Bisogna poi candidare Palermo come capitale della cultura, in modo che possa beneficiarne tutta la Sicilia”.



“Noi siamo bravi a delineare scenari e a ipotizzare programmi. Ma ne parliamo da almeno 30 anni. Non entro nel merito delle idee ma del metodo – precisa l’assessore alla Sanità Massimo Russo -. La politica deve essere innanzitutto organizzazione. Sappiamo già che il futuro a cui guardiamo è un futuro con carenze di risorse. Contestualmente sta crescendo la popolazione, quindi avremo più cervelli a disposizione. Bisogna dunque puntare sulle innovazioni, sulle idee, sulla creatività e sulle intelligenze per riuscire a capire come vivere bene con quello che avremo a disposizione”.



“Far sedere allo stesso tavolo il mondo della politica è già un primo traguardo – afferma Antonello Cracolici, capogruppo Pd – e mi auguro possa diventare un appuntamento fisso. Perché quello che oggi manca è la condivisione delle idee, delle percezioni sullo stato di salute della Sicilia. Bisogna prima di tutto provare ad avere una visione condivisa per trovare soluzioni altrettanto condivise. Finché il mondo della politica non entrerà in quest’ottica possiamo fare ben poco. È un concetto forte, ma a mio avviso per sollevare la Sicilia bisogna prima di tutto distruggere la Regione e poi ricominciare a discutere. L’obiettivo non deve essere il risanamento del bilancio, ma investire sul progresso, e lo si può fare solo con il debito”.



“I settori più penalizzati in questo contesto – spiega Innocenzo Leontini, capogruppo Pdl – sono l’agricoltura e il turismo. Si è parlato di creare 400.000 posti di lavoro, ma io punterei almeno su 200.000 partendo dal settore agricolo. Ritengo che la trasformazione dei prodotti agricoli sia il primo obiettivo da raggiungere per permettere uno sviluppo industriale a partire dalle risorse di cui disponiamo”.



“I ragionamenti fin qui fatti – dichiara Michele Cimino, parlamentare siciliano di Grande Sud – prevedono una Regione matura e pronta a mettere in atto nuove strategie. Purtroppo non è così. Per ragionare in termini progettuali bisogna prima di tutto avere una stabilità di governo, che non c’è. La nostra regione è schizofrenica soprattutto per quanto riguarda la politica economica. Di fatto oggi la Sicilia non produce ma consuma, e il problema di fondo sta nel capire che può ancora produrre. Ma finché non ci sarà una stabilità non si potrà pensare ad una vera programmazione”.



“Qualsiasi analisi che riguarda il tessuto socio-economico diventa fondamentale – spiega Livio Marrocco, capogruppo Fli – se poi si trasforma in qualcosa di fattivo. Abbiamo assistito ad un fallimento generale delle scelte fatte in passato dalla classe dirigente. Il nodo fondamentale adesso riguarda i tempi di reazione. E vedo molta leggerezza, o meglio poca coscienza. Nelle finanziarie ad esempio gli interventi sono frutto di altro, non di una vera programmazione. Puntare giustamente sull’agricoltura e sul turismo, non solo creerebbe nuovi posti di lavoro, ma una crescita dell’indotto”.



Si ripropone il vecchio scontro tra un progetto di sviluppo che privilegi l'agricoltura ed il turismo ed uno che partendo dai numeri si confronti realmente con le necessità effettive. Tra una visione romantica dei campi di grano e di un numero, magari limitato di visitatori alla Goethe e chi pensa ad un utilizzo vero di tutta la forza lavoro esistente. Ed allora l'esigenza dell'attrazione degli investimenti dall'esterno dell'area diventa imprescindibile. Senza ovviamente pensare né all'abbandono delle campagne né a non incrementare il settore turistico che rimane fondamentale. Su questi temi e sullo spopolamento che rischia la Sicilia si deve aprire un dibattito serio anche se è ovvio che dei posteri a noi può anche non interessare nulla, ma i posteri va chiarito sono i nostri figli.



“È forse per la prima volta che la politica si confronta con un progetto - dichiara Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella - e decide di aprire un dibattito con altri attori del mondo dell’economia. Quello di oggi è stato un momento di formazione bidirezionale. Il passo successivo adesso è quello di organizzare un altro appuntamento, anche fra qualche mese, per far sì che il percorso inaugurato oggi non si fermi qui”.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©