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La "questione settentrionale": una scusa per oscurare il sud


La 'questione settentrionale': una scusa per oscurare il sud
24/05/2012, 16:05

Da quando la Lega è al governo, è spuntata fuori la "questione settentrionale". Dopo 150 anni in cui la "questione meridionale" è stata bellamente ignorata, accantonata ed aggravata, adesso spunta la "questione settentrionale". E in che cosa consisterebbe? Secondo i proponenti di Pdl e Lega, nel fatto che ci sono troppe tasse sugli imprenditori del nord, scarse infrastrutture ed eccessiva burocratizzazione.
Esaminiamo le singole voci. "troppe tasse sugli imprenditori"? Beh, sarebbe vero, in teoria, dato che le imprese pagano il 31% di tasse. Però a parte che questo è una briciola, rispetto al 42% pagato dai lavoratori, c'è da ricordare che il lavoratore - salvo casi eccezionali - in Italia non sa cosa siano i bonus nel caso in cui l'azienda vada bene. Quindi, se l'imprenditore guadagna, i soldi se li infila tutti in saccoccia. E già questo crea una situazione di vantaggio. Un altro vantaggio si chiama evasione fiscale: il lavoratore paga le tasse fino all'ultimo centesimo, perchè glieli trattiene alla fonte il datore di lavoro; ma si sa che non è così per l'imprenditore. E si sa che poco o tanto, quasi tutti gli imprenditori evadono il fisco. Personalmente sono dell'idea che se si scoprisse che il 10% è ligio ai propri doveri fiscali, mi stupirei tantissimo. Quindi le tasse si possono ridurre, ma quando gli imprenditori - dal piccolo negoziante alla grande industria, non escludendo nessuno nel mezzo - cominceranno a pagare regolarmente tutto quello che devono. E' il tanto detto ma mai applicato "pagare tutti per pagare meno". In realtà è una questione di pura avidità: ognuno vuole essere più ricco del suo vicino. E quindi si evade. Ed è evidente che non esiste riduzione di tasse che tenga. Se venisse fatta una legge che abbassasse le tasse per le imprese al 10%, sarebbe comunque troppo, dato che chi evade, paga lo zero per cento. E meno di così è problematico offrire. Dall'altra parte, il rischio di essere sanzionati è quasi nullo, dato che le leggi difendono gli evasori fiscali e non puniscono nessuno dei reati finanziari, necessari e connessi all'evasione fiscale, che invece all'estero vengono puniti anche con pene di oltre 10 anni.
Il secondo problema è lo sviluppo delle infrastrutture, considerato scarso ed insufficiente al nord; una frase che se non fosse tragica, sarebbe da schiantarsi dalle risate. Vediamo con due semplici esempi, che riguardano i viaggi aerei e le autostrade. Per le seconde, basta andare sulla A4, nel tratto da Verona a Mestre. CI sono due tratti, per una lunghezza complessiva di una decina di chilometri (a Verona e a Padova), in cui l'autostrada a tre corsie per senso di marcia corre a fianco di una superstrada a due corsie per senso di marcia. Insomma, ci sono la bellezza di dieci corsie... quasi sempre semivuote, dato che da quelle parti raramente il traffico è così intenso da richiedere questa disponibilità. Poi penso alla barriera di Barra, che segna il confine meridionale del tratto di autostrada che circonda Napoli. Da lì, per arrivare a Portici (circa sei chilometri di autostrada) ci possono volere anche 20 minuti, a causa del traffico autostradale. Quindi, dove servono le strade?
Il secondo esempio lo possiamo vedere con gli aeroporti. Se guardiamo sulla cartina, tra Milano e Venezia (meno di 300 Km.) c'è almeno un aeroporto per provincia: due a Milano (Malpensa e Linate), uno a Bergamo (Orio al Serio), uno a Brescia (Montichiari), uno a Verona (Valerio Catullo), uno a Venezia. Manca solo Vicenza, perchè c'è l'aeroporto della base militare americana e Padova, che ha un aeroporto ma molto piccolo. Guardiamo invece tra Napoli e Reggio Calabria: sono oltre 400 Km, ma quanti aeroporti ci sono? Napoli Capodichino, Salerno e Reggio Calabria. Allora, dove è che è necessario costruire infrastrutture?
Il terzo problema è l'eccessiva burocratizzazione che, a detta di chi sostiene la "questione settentrionale", soffoca la possibilità delle aziende di competere sul mercato. E qui, in linea di principio si potrebbe anche concordare. Se non fosse che, quando si giunge al nocciolo della questiome, qual è la burocrazia che soffoca? I libri contabili, la sicurezza sul luogo di lavoro e i controlli della Guardia di Finanza o degli ispettori del lavoro (peraltro controlli rarissimi e assai blandi). E allora non prendete per i fondelli la gente: quello che gli imprenditori vogliono è semplicemente la libertà di fare quello che vogliono senza controlli.
Quindi, in fin dei conti, basta soffermarsi su questi dettagli per capire che una questione settentrionale non esiste. O meglio, esiste come conseguenza di lungo termine della questione meridionale. Il Regno delle Due Sicilie, nel 1857, era il terzo, in Europa, come sviluppo tecnologico; la prima ferrovia italiana era stata costruita tra Napoli e Portici, non tra Torino e Vercelli; all'epoca vestire abiti delle Reali Manifatture Borboniche era segno di prestigio e di ricercatezza in tutte le corti europee; le tasse e le decime erano le più basse d'Europa; e così via. Dopo il 1861 e la conquista, il sud divenne la colonia da cui il resto d'Italia ha attinto liberamente denaro e risorse di ogni tipo, con uno sfruttamento vergognoso. Ma questo alla lunga cosa ha provocato? E' un po' come un albero: se vuoi che cresca, devi fare in modo che tutte le sue parti abbiano nutrimento e spazio per crescere. Se costringi un albero in un vaso, non otterrai mai un vero e pieno sviluppo. E questa è l'Italia: un albero che è stato messo in un piccolo vaso, con le radici (la popolazione meridionale) strette tra lo Stato e le mafie. C'è da stupirsi che dopo tanto tempo anche il tronco e la chioma si stiano deteriorando? Assolutamente no, è normale. E la soluzione è proprio liberare le radici dal vaso: lo Stato faccia la lotta alle mafie, liberando gli imprenditori meridionali dalle catene che gli sono imposte. Solo così, lasciando che le radici si espandano, potranno trovare nuove risorse che poi, alla lunga, permetteranno al tronco di rafforzarsi e alla chioma di ampliarsi più di prima. Il problema è che nel breve periodo gli imprenditori del nord dovranno rinunciare ad alcuni vantaggi, come per esempio una fornitura costante di manodopera meridionale, di eccellente qualità, ben disposta a lavorare e sottopagata. Un vantaggio che nessun imprenditore vuole perdere.

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di Antonio Rispoli
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