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Continuano le polemiche nel Pdl dopo il "fuori onda"

La rabbia del Pdl: "Fini se ne vada"


La rabbia del Pdl: 'Fini se ne vada'
02/12/2009, 13:12

ROMA - Il “fuori onda” del presidente della Camera Gianfranco Fini lo ha messo alla berlina. Il Popolo delle libertà, il suo partito, il partito di Silvio Berlusconi non ci sta. E’ guerra aperta. Le polemiche non si placano, pure perché l’ex leader di An non ha fatto passi indietro. D’altronde era impossibile. Non si tratta di dichiarazioni mal interpretate. A Pescara, al “premio Borsellino”, sul palco, in mezzo a tanti magistrati di peso, Gianfranco Fini parlava a bassa voce, liberamente, senza imbarazzo, non sapeva che i microfoni fossero “aperti”. Disteso, tranquillo e sereno. Fini va a ruota libera. Prende in giro Berlusconi e poi fa sul serio, lo attacca senza mezzi termini. Le agenzie sono impazzite. Nel Pdl è cominciata la guerra delle dichiarazioni prima della resa dei conti. Il partito, aldilà dei pochi fedelissimi del presidente della Camera, è schierato con Berlusconi. Nessuno si aspettava la “doccia fredda”. Da Bondi a Scajola, tutti col premier: ministri e parlamentari. Persino i dirigenti che devono tutto a Fini hanno cominciato a prendere le distanze. Il presidente non ha più i “colonnelli” di una volta al suo fianco. Ha perso il partito e si è emarginato nel Pdl. Si è messo nell’angolo da solo. Il Pdl non è più il suo partito, non è più il suo progetto politico. Sta giocando su altri tavoli, magari con Casini e con Rutelli, ed attende gli esiti della “bomba atomica” che dovrà essere lanciata dai giudici. Almeno lo spera, ascoltando le sue parole del “fuori onda”. Insomma, spera nelle macerie, qualcuno che abbatta Berlusconi, e lui, unico a rimanere in piedi, a raccogliere un’eredità. Non si è accorto, però, che sarebbe un’eredità senza corredo. L’atomica non fa sconti. Ed i giudici lo hanno già dimostrato. E poi come faceva Fini a sapere informazioni segrete su alcune importanti e spinosi indagini? Ecco perché in molti nel Pdl vogliono le dimissioni del presidente della Camera.
Fini, stamattina, alla manifestazione organizzata a dieci anni dalla scomparsa di Nilde Iotti, ha spiegato che “essere super-partes non significa essere un uomo senza idee”. Puntualizzazione giusta. Ma avere idee, non significa consentire ad un presidente delle Camera, figura istituzionale di garanzia, sbirciare tra le carte dei processi ed utilizzare quelle informazioni per ottenere un vantaggio politico. Se non si trova più nel Pdl cambi partito. Sarebbe una scelta legittima. Ma restarci per complottare e soprattutto utilizzando un ruolo istituzionale non è proprio la scelta giusta di chi crede nella democrazia. Silvio Berlusconi lo ha liquidato con una frase secca: “Errore da principiante”. Un principiante sulla poltrona di presidente della Camera. Il Pdl è chiaro: "Fini è fuori dal partito".

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di Giovanni De Cicco
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