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Deputato Pepe (Pdl) lamenta "intimidazione dei magistrati"

La replica di Berlusconi alla Camera: riletto l'intervento fatto al Senato


La replica di Berlusconi alla Camera: riletto l'intervento fatto al Senato
13/12/2010, 19:12

ROMA - La discussione delle mozioni di sfiducia presentate dall'opposizione è iniziata anche alla Camera.
Il primo a parlare è Enrico Letta, del Pd, che attacca sin dall'inizio: "Ma cosa c'entra lei con la moderazione? Lei e la moderazione siete come il sole e la luna. Per questo molti moderati hanno votato una mozione di sfiducia". Poi ha ricordato di come i conti pubblici siano fuori controllo, per cui serviranno non le elezioni - come vuole la maggioranza - ma un governo tecnico, come lo fu il governo CIampi del 1992, per tirare l'Italia fuori dal guado. E poi ha terminato ricordando le ultime strofe della canzone "Venderò", di Edoardo Bennato: "Ogni cosa ha un prezzo, ma nessuno saprà quanto costa la mia libertà".
Dopo di lui tocca a Ferdinando Adornato, dell'Udc, che espone la seconda mozione di sfiducia. Adornato, dopo aver marcato la propria distanza dalla sinistra, ha fatto un invito - che lui stesso ha definito "solo formale" - a Berlusconi ad agire nell'interesse del Paese e a dimettersi.
Poi è intervenuto il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, che ha fatto notare come mancasse il capo del governo, cosa poco ammissibile in una discussione sulla fiducia al governo. Ma Fini ha detto che Berlusconi sarebbe intervenuto in aula verso le 16.30 perchè "impegnato in altri impegni istituzionali".
Poi inizia la discussione. Uno dei primi ad intervenire è stato Massimo Donadi, dell'Idv, che avendo solo 3 minuti, ha attaccato a testa bassa. Ha ricordato che Berlusconi sta comprando i deputati, che prima ha fatto molte leggi ad personam e tuttora resta abbarbicato alla poltrona solo per bloccare i processi che lo riguardano. Poi ha elencato tutte le leggi ad personam fatte dal premier, ma il tempo è finito prima che l'elenco fosse completato.

Aggiornamento ore 16.45

Anche Massimo D'Alema è intervenuto con durezza, iniziando con: "Presidente del Consiglio, io la ringrazio di non aver ripetuto da noi l'intervento che ha fatto al Senato, perchè lei il ruolo dello statista lo recita male, malvolentieri e solo per la pressione dei suoi collaboratori". Poi ha rincarato la dose, rinfacciandogli di aver abbandonato nel 1999 la Commissione bicamerale presieduta dallo stesso D'Alema, per un cambiamento della Costituzione. "E così siamo rimasti a metà tra presidenzialismo, come pensa lei, e parlamentarismo, come dice la Costituzione". Per terminare poi con un invito a lasciare il suo posto, facendo notare quanto debole sarebbe un governo che vincesse per un voto o due in più. Non solo in Italia, ma anche in Europa, dove si avvicina un momento cruciale. Per finire con un: "Lei non è mai stato il leader del centrodestra. Ne è stato a lungo il proprietario, ma adesso non lo è più. Questa è la novità".

Aggiornamento ore 19.30

Alle 19 era attesa la replica del Presidente del Consiglio SIlvio Berlusconi. Ma è stata una attesa inutile: il premier ha letto un pezzo (più o meno i tre quarti) dello stesso intervento letto questa mattina al Senato, senza neanche cambiare le parole. La cosa è stata immediatamente rimarcata dal capogruppo dei Pd alla Camera, Dario Franceschini, che ha sottolineato il disprezzo del premier nell'ignorare 4 ore di discussione alla Camera e almeno altrettante al Senato.
Subito dopo ha preso la parola il deputato del Pdl Mario Pepe, che, lamentando una intimidazione della magistratura in vista del voto di domani, per via dell'apertura dell'indagine per l'ipotesi di corruzione nella compravendita dei deputati, ha chiesto una seduta segreta del Parlamento per la votazione della fiducia di domani; richiesta ovviamente respinta dal Presidente della Camera in quanto insussistente

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di Antonio Rispoli
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