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Metà Pdl diserta le votazioni, assente anche Berlusconi

La riforma del lavoro diventa legge

393 i sì, 74 i no, 46 gli astenuti

La riforma del lavoro diventa legge
27/06/2012, 20:06

ROMA - Con 393 voti a favore, 74 contrari e 46 astensioni, la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge che riforma il mercato del lavoro. Ieri e oggi il governo ha incassato quattro voti di fiducia sugli articoli del provvedimento. Con analogo percorso il ddl lavoro aveva superato un mese fa il vaglio del Senato. Il provvedimento, volto a introdurre maggiore flessibilità in entrata e in uscita, prevede, per quanto riguarda l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che in caso di licenziamento per motivi economici non sarà più previsto il reintegro automatico. In alcuni casi, sarà possibile un'indennità risarcitoria. Tuttavia sarà sempre considerato nullo il licenziamento discriminatorio per ragioni di credo politico, fede religiosa o attività sindacale. Il primo contratto a termine dovrà durare dodici mesi. Lo stipendio minimo dei collaboratori, poi, dovrà fare riferimento ai contratti nazionali di lavoro e l'aliquota dei contributi aumenterà di un punto percentuale l'anno, fino a toccare nel 2018 la stessa aliquota dei contratti dipendenti (33 per cento). Le partite iva dovranno avere un reddito annuo lordo superiore ai 18mila euro e la durata di collaborazione non dovrà superare gli otto mesi. Prevista anche una assicurazione sociale per l'impiego (Aspi), che sostituirà tutte le indennità precedenti. Il lavoratore perderà però il sussidio se rifiuterà un'offerta di impiego che prevede una retribuzione di un valore superiore almeno del 20 per cento al valore dell'indennità. Per gli apprendisti i contratti dovranno durare in media almeno 6 mesi. Diventa obbligatorio, infine, il congedo di paternità ma solo per un giorno. A questo si aggiungono altri due giorni facoltativi, che verranno detratti dalle 20 settimane di congedo della madre. 
Forte il dissenso del Pdl attorno al ddl lavoro si è manifestato plasticamente nell'articolazioni del voto finale sulla riforma. Tra assenti, astenuti e chi ha votato no 87 deputati su 209 hanno fatto mancare il loro sostegno al governo sul ddl Fornero. In 7 hanno votato contro, 34 si sono astenuti e 46 deputati del Pdl erano assenti, di questi 11 in missione. Tra gli astenuti il relatore del ddl, Giuliano Cazzola, Annagrazia Calabria, Antonio Martino, Isabella Bertolini, Amedeo Labocetta e Giorgio Stracquadanio. Tra quelli che hanno votato contro il ddl Guido Crosetto (come annunciato in aula) e Renato Brunetta. Tra i numerosi assenti, infine, anche Silvio Berlusconi. 

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di Valerio Esca
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