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Il ministro della difesa:"Non finiremo come Prodi"

La Russa:"Rapporti con Fini al lumicino, ma non cadremo"


La Russa:'Rapporti con Fini al lumicino, ma non cadremo'
20/08/2010, 13:08

ROMA -  Crisi di governo negata, crisi di governo riscontrata: la regola del "se esiste lo nego fino alla morte" continua ad essere rispettata dall'esecutivo che, attraverso il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, intervistato sul Corriere della Sera da Alessandro Trocino, tenta di recuperare un barlume di credibilità per il proprio partito e di restituire l'immagine di forza e coesione che pareva scontata ed immutabile fino a qualche me fa.
Tra le prime preoccupazioni del ministro della Difesa, in effetti, c'è quella di smentire con forza una possibilità definita remota quanto effettivamente plausibile: il governo Berlusconi che finisce proprio come quello Prodi a causa di squarci e burroni intestini e quindi indigesti. Per rassicurare l'ellettorato nella sua interezza, La Russa è costretto ad un incipit vestito di verità incontrovertibile:"Con i finiani i rapporti sono al Lumicino" e "alla Camera corriamo qualche rischio" ma, aggiunge l'ex aennino:"non vogliamo fare come Prodi, anche se è un paragone improprio perché i pochi parlamentari rimasti erano l'uno contro l'altro armati. I nostri sono fortemente coesi".
Dunque, la partita principale, dovrebbe giocarsi sul campo apparentemente neutro del "programma di governo" che "è già concordato". Certo, gli uomini di Fini, "hanno già deciso: uscendo dal Pdl hanno fatto saltare la strada della condivisione". Anche per questo, continua il ministro, "non c'è nessuna campagna acquisti. Non ce n'è bisogno, è evidente che ci aspettiamo che chi è stato eletto con noi sia leale. Si tratta solo di verificare se qualcuno o tutti o nessuno parlano con una lingua biforcuta".
E riguardo al durissimo editoriale scritto da Filippo Rossi contro Silvio Berlusconi? La Russa si sforza di dar fondo a tutta la sua italica diplomazia:"Non entro in polemica con un giornalista, che peraltro è tra quelli che hanno contribuito a far arrivare la situazione a questo livello. L'ho detto diverse volte a Fini, prima della rottura, che l'opera di FareFuturo era alla base di molte difficoltà". Altro argomento delicato è quello della nascita ufficiale del Partito della Nazione e della conseguente proposta, da parte di Pier Ferdinando Casini, di formare un governo d'unità nazionale. Anche su tale proposito il coordinatore del Pdl sembra sicuro nella sua ambiguità:"A Casini abbiamo lasciato le porte aperte, ma non con una crisi di governo. C'è la possibilità di allargare il progetto all'Udc, se viene meno la pretesa di far cessare il bipolarismo. Un governo di unità nazionale si fa quando c'è un nemico alle porte e un dissesto grave. Così non è: abbiamo affrontato bene la crisi e combattuto come nessun altro il crimine organizzato".
In ultimo, sulle elezioni anticipate, La Russa è secco:"Non voglio più parlare di questo. Prima della vicenda di Montecarlo, feci una proposta coraggiosa: che Fini, di sua spontanea volontà, lasciasse la presidenza della Camera per creare un suo partito, alleato con noi. Allora venne letta come una provocazione. E invece sarebbe stata una soluzione consensuale, senza sconfitti: mille volte meglio rispetto al casino di oggi".
La situazione politica appare dunque in tutta la sua plateale e goffamente nascosta-negata confusione e, l'aspetto probabilmente più allarmante, è che di politico, nell'attuale bagarre alla quale stiamo assistendo, in effetti non esiste quasi nulla.

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di Germano Milite
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