Politica / Politica

Commenta Stampa

L'editoriale

La sanità al ribasso

Scontro sui conti, ma il rosso è ancora di 250 milioni

La sanità al ribasso
28/02/2012, 15:02

Se in regione tentano di sdrammatizzare, su carta parlano le cifre in rosso dei conti della sanità campane. Numeri che da anni fanno drizzare i capelli a chi sfoglia i registri. Il sistema di cure nostrano insieme a quello della vicina Lazio pesa per il 69% sull'intero debito nazionale. Lo scrive Vincenzo Iurillo sul Fatto Quotidiano, fornendo anche un dato in più: il costo dei cosiddetti “viaggi della speranza”, vale a dire delle trasferte dei nostri malati per farsi curare fuori regione, costa 417 milioni, quindi 167 in più del buco di 250 milioni.

Nessuno può contestare la matematica, le statistiche e i sondaggi invece si leggono un po' come di comodo. Infatti se anche la Corte dei conti bacchetta la Campania perché non si è avuta l'attesa inversione di tendenza e i risparmi sono stati minimi comparati alla cura massiccia, da Palazzo Santa Lucia rispondono a tono. Per Stefano Caldoro il piano c'è, ma deve essere messo a regime e ha bisogno di tempo. Nessuno si illuda dunque. Si sta risparmiando sui dipendenti, si stanno accorpando i servizi, ma il governatore ha ereditato dalla vecchia gestione Bassolino-De Mita un carrozzone incriccato con relativo commissariamento. Insomma un'opera da titani rimetterlo in sesto.

Poco male. Anche perché lo scaricabarile non nutre il welfare regionale e per i cittadini i tagli non prevedono un miglioramento dei servizi, anzi li stanno peggiorando. Così a pagare sono ancora una volta gli utenti. Basti pensare che a Napoli, in tutta l'area ospedaliera dei Colli Aminei, sono stati soppressi 3 pronto soccorsi, rimanendo in piedi solo il Caldarelli. L'ospedale punto di riferimento del meridione ovviamente non riesce a contenere le richieste e poi ci si domanda come si arrivi allo scandalo delle barelle. Non solo.

Secondo la politica di austerity c'è in programma la chiusura (per il momento sospesa) del presidio del San Gennaro che insieme all'Ascalesi dovrebbe essere trasferito al cosiddetto Ospedale del mare. Si tratta di un'utenza di 100mila pazienti, più una media di 24 vittime di faide camorristiche all'anno, che finiranno “smistate” sempre al Cardarelli. Di contro il grande complesso ospedaliero vesuviano dovrebbe sorgere in un’area a rischio sismico e vulcanologico, bloccato da tempo perché l’operazione è finita in un’inchiesta della magistratura che vede coinvolti dirigenti Asl e funzionari regionali.

Per non parlare della rete di assistenza degli anziani, che se è stata costruita sul nulla negli ultimi anni, e ne va dato atto alla regione, segnala già perdite per 27 milioni.

L'opposizione in consiglio tramite Peppe Russo parla poi di cifre taroccate, perché i conti sarebbero ancora più in rosso rispetto al quadro presentato dalla giunta che ha evidenziato una risparmio di 250 milioni con la nuova gestione. Il capogruppo democratico punta il dito sugli introiti di Irepf e Irap andati a gonfiare il bilancio. Ma Caldoro ribadisce che la cicatrice si sta risanando visto che si è partiti nel 2009 con una voragine di 800 milioni.

Comunque sia l'appello alla Regione è di far presto, di attuare tagli non al personale bensì a dirigenti, consulenti e servizi in appalto. Perché se c'è qualcosa di vero nella querelle degli ultimi giorni è che il Nord preme per dirottare le risorse nei propri territori e non bisogna fargli da spalla.

 

Commenta Stampa
di Francesca Pilla
Riproduzione riservata ©

Correlati