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La società di Di Maio che fa discutere i grillini

Affari a 5 stelle

La società di Di Maio che fa discutere i grillini
02/02/2015, 14:43

Guai in vista, almeno dal punto di vista mediatico, per Luigi Di Maio, componente del direttorio del Movimento 5 stelle, vicepresidente della Camera. Questa mattina “Il Giornale” pubblica una inchiesta sugli affari del grillino che piace tanto al Pd. Il pentastellato risulta, secondo Il Giornale, socio al 50 per cento con la sorella di una società di costruzioni, la Ardima srl. Un'impresa che nel 2013 ha avuto un fatturato inferiore ai 20mila euro ma si permette di avere tre dipendenti e un capitale sociale di 100mila euro. Sarà un caso, scrive ancora il Giornale, che il denaro è stato versato soltanto dopo che Di Maio è entrato in Parlamento e ha cominciato a guadagnare. Infatti, all'atto della fondazione i due fratelli avevano deliberato e sottoscritto un capitale di 20mila euro, ma ne avevano versati appena 5mila.

Di Maio per la campagna elettorale ha dichiarato di aver speso 957,69 euro, ma ha ricevuto contributi per 3.114 euro, 400 messi da lui e il resto da terzi. Il suo reddito complessivo denunciato nel 2014 (82.379 euro) non si discosta da quello degli onorevoli di altri partiti. E a questo si devono aggiungere indennità che figurano come rimborsi o diarie e non appaiono nel 740.

Nessuna parola si legge nel suo curriculum sulla Ardima srl con sede a Pomigliano. La sorella Rosalba, di un anno più giovane, è l'altro socio oltre che l'amministratore unico. La storia dell'Ardima, nella quale il deputato grillino non ha funzioni di amministratore né di sindaco, riporta il Giornale, presenta aspetti singolari. L'atto costitutivo (in cui entrambi i fratelli vengono qualificati come imprenditori) porta la data del 30 marzo 2012, eppure Di Maio non ne fa menzione nella dichiarazione patrimoniale del 2013 dalla quale risulta che il neodeputato è nullatenente e senza guadagni.

L'Ardima – si legge inoltre sul sito di liberoquotidiano - si occupa di costruzione di edifici residenziali e no, ristrutturazioni, gestioni immobiliari, demolizioni, trivellazioni e i primi nove mesi di attività sono un disastro: il valore della produzione si ferma a 2.400 euro e il bilancio 2012 viene chiuso con una perdita di 1.376 euro. Nell'altro bilancio disponibile, quello del 2013, il giro d'affari sale a 19.300 euro facendo registrare un utile di 1.591 euro. Ma i Di Maio pensano in grande: negli ultimi mesi i dipendenti passano da 1 a 3 e con un atto notarile del 30 giugno 2014 il capitale sociale viene aumentato. All'atto della costituzione il capitale era di 20mila euro, di cui versati 5mila, con la variazione il capitale balza a 100.200 euro, tutti versati. Luigi Di Maio ne ha sottoscritto e versato la metà, 50.100 euro.

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di Redazione
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