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La vendetta di Berlusconi contro i magistrati


La vendetta di Berlusconi contro i magistrati
10/03/2011, 17:03

Oggi il Consiglio dei Ministri ha varato quella che viene chiamata "la riforma della giustizia": una serie di leggi (10 leggi ordinarie ed una costituzionale) che - secondo le parole del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - servono a risistemare il panorama della giustizia italiana in campo penale. Ma è veramente così? Vediamo un po'

- Separazione delle carriere e dei Csm: Questa è la prima misura che si sapeva che sarebbe stata presa. Berlusconi e il Ministro della Giustizia Angelino Alfano hanno detto e ripetuto che questa è una misura presa per garantire la terzietà del giudice, per mettere sullo stesso piano cittadino e Pm. Ma è così? Assolutamente no. Non ci può essere parità tra i due, nella nostra Costituzione: il cittadino difende solo se stesso, non ha altro interesse. Invece il Pm, finora è sempre stato colui che cerca la verità giudiziaria, chiedendo la condanna di chi ritiene colpevole e l'assoluzione di chi ritiene innocente. Invece un Pm "avvocato dell'accusa", come è stato definito, non ha più questo interesse. A lui interessa solo ottenere quante più condanne possibili, senza badare alla colpevolezza o all'innocenza. E quindi, se per questo bisogna fabbricare prove false o taroccare delle dichiarazioni di tizio o di caio, si farà. Già non da adesso, chi è privo di scrupoli va in Tribunale e racconta balle; perchè il Pm non dovrebbe organizzare qualcosa del genere? Adesso la sua preparazione gli è di ostacolo: il Pm ha fatto anche il giudice, se non altro nella fase di apprendistato - della durata di due anni - che segue alla vittoria nel concorso. Ma domani, con un Pm che ha fatto solo il Pm, solo l'onestà individuale impedirà di fare certe cose. E fidarsi dell'onestà individuale quando si parla di una categoria, è sempre un errore.
Inoltre la nuova composizione (50% eletti dal parlamento e 50% dai magistrati, con il Presidente della Repubblica come presidente dei due Csm e il vicepresidente eletto in entrambi i casi dal Parlamento) rende entrambi i nuovi organi di fatto succubi della politica. Così come succube della politica sarà la cosiddetta "Alta Corte" che è incaricata di sanzionare disciplinarmente i magistrati. Che quindi non dovranno temere gli errori, ma dovranno stare attenti a non toccare i politici e i loro amici, altrimenti rischiano.sanzioni.

- Obbligatorietà dell'azione penale: anche qua il Ministro Alfano si è sperticato in parole, per dimostrare che non c'è alcuna volontà di agire contro i magistrati. Ma che succederà? Tralasciamo la presenza di Berlusconi, diciamo che non verrà più eletto in Parlamento. Ma qualcuno è così idiota da credere che se un futuro Presidente del Consiglio si macchierà di reati, dirà ai magistrati di perseguire quei reati? Ovviamente no. Inoltre Alfano si è tradito. Ad un certo punto dice che la lista dei reati sarà composta da quei reati "che generano più allarme sociale". Allora riflettiamo un attimo: se oggi chiedessimo a 1000 persone quali sono i reati che danno più allarme sociale, cosa avremo come risposta? I furti e le rapine, sicuramente. Al nord l'immigrazione clandestina. Ma quanti considerano "allarme sociale" per esempio l'evasione fiscale? Eppure in complesso gli evasori fiscali rubano ai cittadini onesti 250 miliardi di euro all'anno. Se sommiamo tutti i furti e le rapine che avvengono in un anno, non raggiungiamo neanche un centesimo di questa cifra. E le mafie? Quando mai vengono definite "allarme sociale"? Allora, come si vede, non è detto che allarme sociale equivalga a reati che è necessario combattere.

- Separazione del Pm dalla Polizia giudiziaria: Quanto questa scelta sia un errore, è dimostrato da un episodio noto a tutti, ma raramente esaminato in quest'ottica. L'episodio avviene nel febbraio 2009: due fidanzatini, di 16 anni a testa, stanno camminado nel parco della Caffarella, a Roma. Due tizi li aggrediscono, picchiano lui e violentano lei. Poi scappano con i soldi, i cellulari e cose del genere. In qual caso le indagini le conduce la Polizia, con il Pm che si comporta come se non dovesse sovrintendere. Il risultato è che la Polizia prende i primi due romeni che capita, li porta in Questura, senza uno straccio di prova. Nonostante la pressione che esercitano sulla ragazza, il riconoscimento è molto incerto e dubbio. Allora arrivano quattro poliziotti rumeni che ottengono da uno dei due una confessione, a furia di cazzotti. Il Gip non dà alciun peso nè alla ritrattazione del ragazzo nè al fatto che non ci sono prove e dà l'ok alla carcerazione dei due. Ma poi arrivano le prove scientifiche: i campioni del Dna non coincidono con quelli trovati sul corpo della ragazza; i cellulari dei due nei minuti in cui si commetteva il reato erano agganciati a celle telefoniche lontane chilometri. La risposta del Pm? "Tanto la prova del Dna o dei cellulari non è conclusiva. Quello che conta è la confessione (che come prova non vale un tubo, se non è fatta in aula davanti al giudice, ndr)". Alla fine il Tribunale della libertà a poco a poco ha annullato tutte le misure restrittive contro i due e li ha liberati, ma ci sono voluti molti mesi. A questi due è andata bene, ma quanta sicurezza ci può essere in una giustizia di questo genere. Perchè mica è detto che ad essere pestato sia sempre un rumeno o un extracomunitario.

Poi ci sono altre misure, ma cominciamo da queste. Una volta esaminate queste cose, qualcuno è in grado di spiegarmi come queste leggi possono andare a favore del normale cittadino? Come possono velocizzare i processi? E soprattutto, quanto è credibile l'affermazione di Berlusconi che dice che si tratta di leggi a vantaggio dei cittadini? Non si tratta piuttosto della decisione di distruggere la magistratura per un puro desiderio di vendetta?

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di Antonio Rispoli
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