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L'attacco della (alla?) magistratura alla (dalla?) politica


L'attacco della (alla?) magistratura alla (dalla?) politica
16/10/2010, 14:10

Venerdì 15 ottobre viene ufficializzato un invito a comparire per Silvio e Piersilvio (sembra un duetto comico, tipo Ale & Franz e Gianni & Pinotto; ma questo fa piangere, non fa ridere) Berlusconi. E subito le fanfare berlusconiane strillano: attacco della magistratura alla politica, non vogliono permettere che venga fatta alcuna riforma e così via. Sabato mattina addirittura un giornalista di Libero ha definito i magistrati "ultracasta". Ma è veramente così? La conduttrice di Omnibus, su La7, sabato mattina, ad un certo punto ha detto: "E' indubbio che i magistrati agiscono continuamente contro i politici...". Ma è così?
Direi di no. Fatti alla mano, Berlusconi è stato quasi sempre riconosciuto colpevole dei reati che gli sono stati contestati. Fanno eccezione quei processi in cui lo stesso Berlusconi ha fatto una legge per cancellare il reato, come per esempio il falso in bilancio. Immagino l'obiezione: non è stato cancellato, è ancora nel Codice Penale. A parole sì, ma in realtà ha una pena talmente bassa ed una prescrizione così veloce che è impossibile portare a termine i tanti e complicati accertamenti necessari per provare questo reato. Di fatto quindi è impossibile punirlo, anche se Procura e giudici si dedicassero solo a questo reato.
Il problema, come disse Marco Travaglio una volta, è che "il ragazzo è seriale". Nel senso che non riesce ad agire legalmente, è più forte di lui. Anche perchè, se agisce legalmente, non è in grado di fare nulla. Basta ricordare quando acquistò la Standa e in quattro anni la portò al fallimento. Oppure il fatto che nel 1993, quando entrò in politica, aveva dai 5000 ai 9000 miliardi di lire di debiti con le banche a fronte di proprietà che non raggiungevano i 2000 miliardi. Oppure ancora il fatto che nell'edilizia agì illegalmente, come testimoniato più volte dallo stesso Berlusconi, che ha riferito di "andare dai politici con i soldi in bocca per poter costruire" (un dettaglio che in termini legali si chiama corruzione). E poi, a volte alcuni reati sono la conseguenza di altri reati. Per esempio Berlusconi corruppe alcuni ufficiali della Guardia di Finanza. Poi, come dice la sentenza della Corte di Cassazione che ha ritenuto prescritto David Mills, ha pagato 600 mila dollari all'avvocato inglese perchè mentisse davanti ai giudici. Ed infatti, in questa sentenza, si parla anche del processo sulle tangenti alla Guardia di Finanza, anche se si è concluso tempo fa con una assoluzione. E proprio sull'assoluzione tornano i giudici, dichiarando che quella sentenza è un errore che loro hanno fatto. Infatti, all'epoca l'unica prova che avevano i giudici su chi aveva pagato la tangente era proprio la testimonianza di Mills, che aveva parlato genericamente della società, senza indicare chi dava gli ordini. Ma dato che nel processo Mills è uscita la prova che l'avvocato inglese ha mentito per tenere fuori dal processo Berlusconi - deducono i giudici - la responsabilità del premier è evidente. Certo, non si può rinnovare il processo sulle tangenti alla Guardia di Finanza, innanzitutto perchè il reato è prescritto. Ciò non toglie che la responsabilità di Berlusconi c'è.
Questo è naturalmente solo un esempio, dato che i giudici hanno riconosciuto responsabilità penali di Berlusconi in quasi tutti i processi che sono stati fatti. E si tratta di reati commessi all'esterno della sua carriera politica. Quindi la lamentela che è un attacco politico o che è una indagine ad orologeria è fatta in malafede, perchè non è colpa dei magistrati se i reati sono tanti. Man mano che si scoprono, si processano. Così come in malafede è l'affermazione che i processi sono iniziati solo nel 1994, quando il premier scese in politica. La prima indagine era negli anni '70, quando i magistrati indagarono su di lui, temendo che le sue frequentazioni con Mangano significassero che Berlusconi usasse la sua posizione di imprenditore pulito per trafficare droga. L'inchiesta fu poi archiviata. Poi c'è la vicenda della falsa testimonianza: nel 1987 andò a dire al Giudice, che lo interrogava sulla P2, che non ne faceva parte. Questo fece scaturire un processo per falsa testimonianza, terminato con una condanna definitiva, ma coperta dall'amnistia dichiarata nel 1990. E anche il procedimento per le tangenti alla Guardia di Finanza riguarda fatti anteriori al 1992. Se poi Berlusconi ha continuato, la colpa non è certo dei giudici.
Quindi gli attacchi della magistratura alla politica sono una falsificazione, ma non gli attacchi della politica alla magistratura. A cominciare dal decreto Biondi, varato per impedire ai magistrati di arrestare Paolo Berlusconi nel 1994, per poi proseguire on le oltre 40 leggi ad personam, fatte ad utilizzo diretto o indiretto di Berlusconi (e qualche volta dei suoi sodali, come la ex Cirielli fatta per impedire il carcere a Cesare Previti, che stava per essere condannato in via definitiva, per aver corrotto i giudici della sentenza sulla Mondadori, altro fatto del 1990, quindi ben antecedente la discesa in politica del premier) o delle sue aziende. E si tratta di leggi fatte anche con la collaborazione del centro sinistra: il Pds-Ds.Pd non ha mai lesinato aiuti all'avversario, in questo campo. Solo se prendiamo in esame l'attuale legislatura, facciamo un breve elenco degli attacchi che questo governo ha fatto contro la magistratura: la legge Finanziaria triennale del 2008-2010, con la quale ha tolto 3,5 miliardi in tre anni ai Tribunali e 3 miliardi alle forze dell'ordine (con buona pace della lotta anti-mafia tanto strombazzata dal governo); la legge sullo scudo fiscale che ha consentito alla malavita di riciclare oltre 100 miliardi di euro ad una tariffa concorrenziale (il 5% contro il 40% che normalmente si prendono coloro che si occupano del riciclaggio di denaro sporco); la legge Alfano che garantisce l'impunità del premier; la legge sul legittimo impedimento (o meglio dell'illeggittimo impedimento, dato che nel Codice Penale sono già elencate le regole per cui si può rinviare un processo perchè c'è un legittimo impedimento); e poi ci sono i disegni di legge sulla costituzionalizzazione della legge Alfano, sul processo breve, sull'abolizione delle intercettazioni telefoniche come mezzo di prova e così via. Con tutto questo, se anche mezza volta un Pm si lascia andare a qualche dichiarazione sbagliata, non credo che sia il caso di condannarlo a morte (metaforicamente), come avviene normalmente su tutti i quotidiani e in tutte le TV

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di Antonio Rispoli
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