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Fornero: Un tassello di un disegno più ampio per la crescita

Lavoro: la riforma ottiene l’ok a palazzo Madama

Il testo passa alla Camera. Approvazione per fine giugno?

Lavoro: la riforma ottiene l’ok a palazzo Madama
01/06/2012, 10:06

ROMA – La riforma del mercato del Lavoro supera la prova al Senato e passa alla Camera dei deputati, che a sua volta dovrebbe dare l’ok al testo entro la fine di giugno. L’approvazione a palazzo Madama è avvenuta con 231 sì, 33 no, mentre sono stati 9 gli astenuti: al momento della votazione di ieri, che ha convalidato così il via libera alla tanto dibattuta riforma, ha partecipato anche il premier Mario Monti, che è senatore a vita. Soddisfatto, ovviamente, il governo, che rivendica la propria determinazione a lavorare “per il bene dei giovani”, senza preoccuparsi del “plauso” delle categorie. Il testo, spacchettato in quattro emendamenti per evitare un unico e troppo corposo maxi emendamento, ha superato quattro voti di fiducia prima del voto finale, mentre l’obiettivo dell’esecutivo è che la riforma entri in vigore entro l’estate. Il pacchetto di misure riguarda, tra l’altro, le novità in favore della maternità e della paternità.
Soddisfatto anche il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, secondo la quale la riforma “è un tassello di un disegno più ampio”, che punta a rilanciare la crescita, mentre con le nuove regole anche sul fronte dei licenziamenti l’Italia si è avvicinata agli “standard europei”. Superato lo scoglio al Senato, ora resta da affrontare il passaggio a Montecitorio, che il governo auspica essere il più veloce possibile, ma dalla Cgil Susanna Camusso già avverte: “Riproporremmo alla Camera come abbiamo fatto al Senato la necessità di modifiche al Ddl, il cui giudizio nel complesso non è certo positivo”.

LE MODIFICHE LICENZIATE AL SENATO
Passando alle novità licenziate ieri spiccano le modifiche al contratto a tempo determinato. Viene raddoppiata (da 6 a 12 mesi) la durata del primo contratto con la possibilità per l’impresa di omettere la causale. E i contratti collettivi potranno prevedere, in alternativa a questi 12 mesi, una “franchigia oggettiva” nei casi di specifici processi organizzativi (come: start up, lancio di un nuovo prodotto, rilevante cambiamento tecnologico, progetto di Ricerca e Sviluppo, proroga di una commessa) nel limite del 6% dei lavoratori occupati nell’unità produttiva. Per i co.co.pro. arriva il c.d. salario base e, in via sperimentale, per tre anni, viene rafforzata l’indennità una tantum in caso di perdita del lavoro (si potrà percepire fino a 6mila euro se si lavora tra i sei mesi e un anno).
Sul fronte invece dei licenziamenti cambia l’articolo 18, con l’arrivo della conciliazione obbligatoria per i licenziamenti economici individuali (che non potrà più essere stoppata da una “finta” malattia del lavoratore). L’eventuale reintegra poi per i licenziamenti disciplinari (annullati dal giudice perché ingiustificati o illegittimi) dovrà essere decisa sulla base delle “tipizzazioni” dei contratti collettivi (e non più quindi dalla legge). Modifiche in arrivo anche sul fronte degli ammortizzatori, con l’introduzione della nuova Assicurazione sociale per l’impiego (l’Aspi, che dal 2017 sostituirà l’indennità di mobilità e le varie indennità di disoccupazione).
Ci sarà poi la possibilità, in via sperimentale dal 2013 al 2015, di prendere tutto insieme il sussidio per avviare un lavoro autonomo. E per i disoccupati scatterà la perdita dell’indennità se non accettano un’offerta di lavoro con retribuzione superiore almeno del 20%. Il bonus produttività viene confermato a regime dal 2012 e viene assegnata al governo una delega per introdurre la c.d. compartecipazione dei dipendenti agli utili dell'impresa. Viene poi ripristinata la gratuità del ticket per i disoccupati (e i loro familiari).

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di Antonio Formisano
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