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"E' un reato e l'Authority deve intervenire"

L'Avvenire attacca con un editoriale lo spot sull'eutanasia



L'Avvenire attacca con un editoriale lo spot sull'eutanasia
10/11/2010, 12:11

ROMA - Non è piaciuto ai vescovi lo spot sull'eutanasia visibile in rete in questi giorni grazie ai radicali e all'associaizone Luca Coscioni. E lo dimostrano chiaramente con un editoriale sull'Avvenire, dal titolo "Pubblicità mortale". In esso vengono attaccati i radicali, accusati di "dimostrare del trito teorema secondo il quale il Paese sarebbe più avanti del Palazzo (e della Chiesa, manco a dirlo) nell'esigere la codificazione di nuove libertà". Il quotidiano della Cei poi rincara la dose: "Va ricordato agli smemorati che il Codice penale sanziona con chiarezza l'omicidio del consenziente, la fattispecie sotto la quale ricadono eutanasia e suicidio assistito. Speriamo che l'Autorità garante delle comunicazioni, alla quale i radicali si sono rivolti per chiedere il via libera allo spot della morte, faccia il proprio dovere fino in fondo fermando questa inutile provocazione". E aggiunge il giornale: "Visto che in Parlamento quasi nessuno la vuole ammettere per legge, allora si prova a blandire l'opinione pubblica mostrandone il volto 'libertario' e 'pietoso' attraverso uno spot televisivo, scavalcando la rappresentanza politica".
In realtà è vero esattamente l'opposto. Lo spot pone il problema dell'eutanasia, che è voluta dalla maggioranza degli italiani, al solo scopo di interessare la loro rappresentanza politica e chiedere di avanzare una legge in tal senso. E questo non è certo scavalcarla.

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di Antonio Rispoli
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