Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Roma. Durissima reazione del Pdl dopo la deposizione di ieri

Le "bufale" di Ciancimino minano la credibilità dei magistrati


Le 'bufale' di Ciancimino minano la credibilità dei magistrati
09/02/2010, 13:02

ROMA - La deposizione di ieri del figlio dell’ex sindaco di Palermo, Ciancimino jr, ha aperto un altro fronte di polemica tra gli esponenti del Popolo delle libertà ed i magistrati. Uno scontro frontale tra istituzioni che mina alle fondamenta i principi dello Stato democratico. Altro che “balance of power” , siamo di fronte ad accuse che delegittimano le istituzioni ed alimentano un clima d’odio e di sospetti che favorisce solo la criminalità organizzata e gli apparati dell’Antistato.
Nell’aula di Palermo Ciacimino jr ha spiegato che la nascita di Forza Italia, il partito del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sia frutto di una trattativa mafia-Stato. Il premier ha preferito non replicare, non cadere nella trappola preparata ad arte da chissà quale regia. Non si conoscono nemmeno gli obiettivi e se ci sono obiettivi. Potrebbe pure trattarsi di un semplice gioco al massacro di chi vuole solo distruggere, creare caos, delegittimare il più possibile le istituzioni alimentando un clima di veleni con accuse gravissime senza lo straccio di una prova.
Berlusconi non parla. E fa bene. I suo fedelissimi ieri si sono scagliati contro l’ex sindaco di Palermo, colluso con la mafia. Lui si. Colluso con la mafia. E già questo lascia qualche sospetto sulla credibilità di certe accuse. Oggi, invece, nel mirino finiscono i magistrati. I pubblici ministeri. L’argomento è semplice ed alcune domande sorgono spontanee. Perché la magistratura non ha deciso di accertare la fondatezza della testimonianza di Ciancimino come quella di Spatuzza prima di rovesciarle in un’aula di tribunale? Insomma, senza prove come sia possibile alimentare un dibattito e mettere in crisi la credibilità delle istituzioni? Le accuse sono pesanti, infamanti. Per ora senza un minimo riscontro. Eppure, sono bastate le parole di un “pentito” per gettare fango sulle istituzioni, sul presidente del Consiglio e su un partito che gli italiani hanno votato e lo hanno voluto al Governo del Paese. Non regge nemmeno l’equazione voti-camorra. Perché negli ultimi anni c’è stata sempre alternanza tra i due schieramenti. Romano Prodi ha vinto due volte le elezioni. Ha fallito ed è stato silurato dalla sua stessa maggioranza. Allora è semplicemente puerile considerare, anche solo per un attimo, che la mafia determina le elezioni in Italia solo quando vince Berlusconi. Marcello Dell’Ultri è stato chiaro: “Dietro le accuse di Ciancimino c’è un disegno criminoso e dietro il disegno criminoso c’è la Procura di Palermo. La regia è dei 6 procuratori di Palermo che hanno gestito Ciancimino. Io faccio la parte del piccione a cui sparare”. Si alza ogni giorno sempre di più il tiro. I magistrati da una parte ed il Governo dall’altra. Due dati, però, su tutti vanno analizzati. Prima di ogni campagna elettorale esce un caso di collusioni tra politica e mafia, inchieste clamorose su esponenti politici, soprattutto di centrodestra, che poi si sgonfiano appena dopo il voto. Avvelenano la campagna elettorale ed evitano alle forze politiche di confrontarsi sui problemi. Quelli che interessano alla gente. Il primo “pentito” è stato Spatuzza. “Bruciato” Spatuzza, con le sue grottesche dichiarazioni sul coinvolgimento di Berlusconi addirittura dietro le bombe e gli attentati della mafia, esce fuori, all’improvviso Ciancimino jr. Lucido Capezzone: “Siamo dinanzi a delle clamorose bufale. Poi se la credibilità di alcuni magistrati crolla non dobbiamo sorprenderci”. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè non resta a bocca chiusa e le sue parole sono dirette: “Io c’ero, sono il fondatore di quel partito che secondo Ciancimino sarebbe nato da una trattativa mafia-Stato. E mai nessun mafioso ha avuto contatti con me, né rapporti con me. Non lo dico io, lo dice la mia storia giudiziaria, che non conosce una sola pagina in cui il mio nome sia accostato a Cosa nostra”.

Commenta Stampa
di Giovanni De Cicco
Riproduzione riservata ©