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Le camicie nere del 2010


Le camicie nere del 2010
29/05/2010, 18:05

Lo scorso 27 maggio abbiamo potuto ascoltare il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fare un accostamento che avrebbe dovuto provocare forti reazioni e che invece è passata quasi inosservata. Parlando in un consesso europeo, ha detto: "Io come Presidente del Consiglio non ho alcun potere, salvo quello di redigere l'ordine del giorno del COnsiglio dei Ministri. Per usare le parole che Mussolini usa nei suoi diari (sono i diari falsi di Mussolini di proprietà dell'esperto bibliofilo Marcello Dell'Utri, pagati uno sproposito una ventina di anni fa o poco più e che sono stati commercializzati con il Giornale l'anno scorso e con Libero, in Dvd, oggi, ndr) il mio unico potere è decidere se guidare il mio cavallo a destra o a sinistra. Il potere ce l'hanno i miei gerarchi". Si tratta di un paragone assurdo, in teoria, visto che si sta confrontando una dittatura sanguinaria con un governo democratico.
Ma l'episodio ha fatto sorgere una domanda: il fascismo oggi è riproponibile solo come una nuova dittatura sanguinaria? Non credo. Può esistere un fascismo anche senza violenza aperta. In fondo, la violenza ad una dittatura a che serve? Solo a zittire quelle voci di protesta che potrebbero trascinare le masse. Gli squadristi, negli anni '20 e '30, con chi se la prendevano? Con lo spazzino o l'operaio? Certamente no, a meno che non ci fosse qualcuno che voleva risolvere una questione personale. La violenza era usata contro i politici, i sindacalisti, i professionisti che non erano allineati al potere. Insomma verso tutte quelle persone che potevano fungere da trascinatori, per attitudine o per carisma. Ma oggi non c'è bisogno di fare nulla del genere. Basta semplicemente fare in modo che la gente non li ascolti. Ed oggi la cosa è semplice: basta eliminare una persona dalla TV e quella persona praticamente muore, nel ricordo della gente. Un esempio banalissimo: se dico il nome di Irene Pivetti, chi se la ricorda? Era addirittura candidata a poltrone ministeriali nel 2001, era la Lega del futuro, dopo il suo quinquennio come Presidente della Camera. Ed oggi? Nessuno la ricorda più.
Perchè in effetti il problema italiano è questo: la presenza di una diffusa ignoranza della popolazione, che si informa quasi eslcusivamente attraverso la TV. Quindi se non sei in TV, non sei nessuno. C'è il 70% della popolazione italiana che è in grado di dirti chi ha vinto l'ultima edizione del Grande Fratello o dell'Isola dei Famosi o chi è il tronista di Uomini e Donne; ma quanti sanno per esempio che a Gaza un milione e mezzo di persone stanno morendo di fame e di sete nel più grande campo di concentramento della storia, organizzato dagli israeliani e dagli egiziani per sterminare i palestinesi? Quanti sanno che i conti pubblici italiani sono ormai saltati e fuori controllo e che questa manovra da 24 miliardi (che in realtà sono 30, una delle più grandi manovre finanziarie italiane della storia, dopo i 92 mila miliardi di lire del governo Amato nel 1992 e quella da 64 mila miliardi di lire del 1996 del governo Prodi per entrare in zona euro) servirà a molto poco? Tutte cose che la TV non dice, perchè è completamente succube del governo e di Berlusconi in primis; I giornali neanche ne parlano, forse per timidezza, forse per altri motivi, e comunque escluso Repubblica, Il Fatto Quotidiano e i giornali dei partiti di sinistra, tutto il resto è di proprietà di Berlusconi. Resterebbe Internet, ma anche qua si agisce con furbizia. Ormai lo staff di Berlusconi ha capito che è impossibile fare qualcosa di serio per far sbarcare Berlusconi su Internet. Creare un sito da cui solo lui parla, sulla Rete è improponibile, non lo seguirebbe nessuno. Ma un sito di confronto rischierebbe di essere oggetto del risentimento dei tanti che non avrebbero nessun altro mezzo per dirgli cosa pensano di lui. E non sarebbero tutti complimenti. E  censurare tutti i commenti sgraditi, come avviene regolarmente per esempio sul lito de "Il Giornale.it", lo esporrebbe a tante di quelle critiche tra gli internauti, che sarebbe assolutamente inefficace. Allora hanno scelto un altro sistema: usare Facebook ed altri social network per diffondere false notizie, in modo da far gridare "Al lupo al lupo" dove il lupo non c'è; in modo che poi il lupo fa quello che vuole altrove. L'esempio più classico lo si sta vedendo su Facebook con la "storia dell'emendamento D'Alia". SI tratta di un articolo (che è sempre lo stesso) che ricorda i pericoli insiti nel ddl 733 in approvazione al Senato, nel quale è stato inserito l'emendamento D'Alia, che prevede una serie di norme che equiparano la tenuta di un blog o di una pagina di Facebook alla tenuta di un giornale on line. Quindi con obbligo di registrazione in Tribunale, obbligo di rettifica, di un direttore editoriale iscritto all'Ordine dei Giornalisti e così via. Questa notizia è del gennaio 2009. L'emendamento poi fu approvato al Senato e cancellato alla Camera nell'aprile 2009. Il ddl 733 fu poi convertito in legge il 2 luglio 2009 ed è la legge tristemente nota come "legge sulla sicurezza", la prima legge razziale dai tempi di Mussolini. Infatti prevede sanzioni penali per gli immigrati extracomunitari, il diniego per loro ad utilizzare ospedali e scuole ed altre strutture pubbliche, la revoca del diritto di voto per rom e clochard ed altre misure del genere.
Discorso chiuso? No. Perchè da allora ogni tanto si vede su Facebook o su alcuni siti che viene ripetuta la notizia, come se fosse qualcosa di adesso e che viene tenuta nascosta da TV e giornali. E - per pura combinazione - questi casi si stanno ripetendo adesso con una frequenza allucinante: l'ho visto almeno 15 volte nell'ultimo mese in 15 forme diverse solo su Facebook. Allora i casi sono due: o la gente è completamente decerebrata, o c'è qualcuno che ne sta sfruttando la stupidità. C'entrerà qualcosa il fatto che una norma bavaglio poco dissimile è contenuta nel ddl intercettazione, del quale in pochi parlano? Poichè non mi piacciono i dubbi, ho cominciato a fare una ricerca personale. Ho creato non meno di una ventina di nick diversi su Facebook che ho utilizzato per risalire, laddove possibile, a chi ha messo in giro questa notizia, così attualizzata. E guarda caso in undici casi mi sono fermato sui profili di persone che, a giudicare da quello che scrivevano, erano catalogabili come vicino al Pdl. Poi naturalmente c'è anche la quota di stupidità umana: la gente che leggeva quel link non si soffermava neanche un secondo a verificare se ci fosse un minimo di veridicità, magari chiedendo a qualcuno che poteva saperne qualcosa. Gli utenti di Facebook si limitano - in massima parte - a condividere il link senza usare mai il senso critico che ciascuno di noi ha. E così si iniziano le catene di notizie false.
Ma questo fatto è solo un esempio. Ho visto la stessa cosa fatta con altre false notizie, anche se non sempre mi è stato possibile risalire alle fonti prime e non vengono ripetute con tale frequenza. Ma il fatto stesso che simili azioni di disturbo vengano fatte con successo la dice lunga. Dopo tutto, se non puoi zittire l'unica voce libera rimasta, meglio ridurla ad un cacofonico rumore.
A questo punto, senza TV e radio, controllate da Berlusconi; senza giornali, controllati al 90% da Berlusconi; con Internet ridotto ad un confuso caos nel quale non sai più a cosa credere e a cosa no; cosa rimane che possa disturbare chi comanda? Niente. Nessuno ha più carisma, nessuno che disturba. Neanche i sindacati, comprati da un pezzo dal Presidente del Governo, se si esclude qualche frangia isolata; neanche l'opposizione, ormai ridotta (forse) all'Italia dei Valori, mentre Pd ed Udc sono collaboratori leali della maggioranza. Allora, a che serve usare la violenza per imporre una dittatura? Molto meglio arrivarci con una serie di riforme di legge che svuotano la sostanza dlela Costituzione, senza però toccarne la lettera. Poi lo si può chiamare fascismo, nazismo, o pincopallo, che cambiano le parole? La sostanza resta. Ed è quella che stiamo vivendo oggi, 29 maggio 2010, in Italia. Anche se la cosa sembra stare bene a tutti, visto che nessuno reagisce.

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di Antonio Rispoli
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