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Le dichiarazioni dei pentiti, di Fini e la fine del centro-destra.


Le dichiarazioni dei pentiti, di Fini e la fine del centro-destra.
06/12/2009, 08:12

 

E’ arrivato il giorno fatale, che molti aspettavano e tanti altri temevano. L’assassino reo confesso, Gaspare Spatuzza, pentito di mafia, ha deposto in aula nel processo di appello in cui il senatore Dell’Utri è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Marcello Dell’Utri, come tutti sanno, è stato condannato per questo reato a 9 anni di reclusione in prima istanza. Condanna che si aggiunge a quella patteggiata a due anni e tre mesi di reclusione per frode fiscale. I reati a cui si fa riferimento sono stati contestati nel 1994 e dopo una lunga serie di rinvii, di sospensioni dovute alle leggi introdotte dal centro destra, il processo è arrivato sino ai giorni nostri.

In queste ore tutti si stanno affrettando a commentare le dichiarazioni rese in aula dal pentito di mafia. Tra i sostenitori del Premier, il cui nome è stato fatto in aula in riferimento a gravi reati che sono il merito di quel procedimento, si sta diffondendo un duplice comportamento. C’è chi minimizza e ridicolizza quelle affermazioni, mentre un’altra parte parla di un complotto della mafia contro il Governo, perché sta portando avanti un attacco senza precedenti alle cosche ed al loro potere economico. Questi commenti tentano di neutralizzare le affermazioni riportate da Repubblica, di Fini, che aveva parlato, pensando che i microfoni fossero spenti, delle dichiarazioni di Spatuzza,come una “bomba atomica”. Fini, in una sua dichiarazione, resa subito dopo la deposizione del pentito si è affrettato a minimizzare anche lui, chiedendo riscontri certi.

Questo modo di difendere il premier, dimostra la difficoltà del centro destra in queste ore.

Le dichiarazioni sono gravi, innanzi tutto perché il processo riguarda Marcello Dell’Utri, uno dei più stretti e fedeli collaboratori di Silvio Berlusconi. I fatti in discussione in questo processo di appello riguardano eventi che sono avvenuti prima che il Cavaliere entrasse in politica. Le dichiarazioni di Spatuzza sono coerenti con i fatti contestati a Dell’Utri, e sostanziano con una nuova testimonianza le accuse per le quali era maturata la grave condanna a nove anni di reclusione. Le possibilità di un assoluzione per il senatore Dell’Utri, diminuiscono in maniera consistente.

Dell’Utri è il più giovane dei quattro laureati in legge che si sono incontrati a Milano all’inizio degli anni 60 e che affascinati dalla personalità di Silvio Berlusconi sono stati artefici, prima della creazione di un impero economico e finanziario e poi della formazione di Forza Italia e dei governi di centro destra. Il più anziano di loro Cesare Previti, dopo essere stato Ministro della Difesa, sta scontando con l’affidamento ai servizi sociali, una condanna a sette anni di reclusione per la corruzione dei giudici in occasione del Lodo Mondadori ; Fedele Confalonieri, attuale presidente di Fininvest, condannato a due anni e tre mesi di reclusione per frode fiscale ed infine Marcello Dell’Utri, che è quello che, per il momento, rischia di più sul piano giudiziario. L’unico, che non ha condanne penali è proprio Berlusconi, perché i suoi processi sono stati prescritti o sospesi. Sul piano civile, invece il premier, ha registrato una condanna a risarcire De Benedetti per il mancato acquisto di Rete 4, con l’incredibile cifra di 750 milioni di euro. La ripresa del processo Mills e la pubblica denuncia di collusione con la mafia rappresentano uno scenario molto inquietante per il gruppo di potere del cavaliere.

Insieme alle sue povere vicende private, questa chiamata in causa, rende Berlusconi fortemente ricattabile, debole ed in balia di spinte politiche opposte che lui non è in grado di reggere. Il comportamento di Tremonti, la richiesta delle dimissioni del ministro dell’Economia, le esternazioni di Brunetta, le prese di distanza dei diversi ministri dalla prima stesura della Finanziaria, dimostrano che il Governo viaggia a vista, senza indirizzo certo, senza strategia.

Da tutto questo sta prendendo le distanze Fini. Il Presidente della Camera, è da 15 anni il più fedele degli alleati di Berlusconi. Non lo ha mai tradito, da lui è stato sdoganato, con lui ha formato il Partito delle Libertà, decretando la fine della esperienza del movimento neo fascista italiano. Da lui è stato ripagato con incarichi prestigiosi di Governo, segnando in questo modo una carriera politica eccezionale, impossibile da realizzare senza la forza economica e sociale del Cavaliere. Le sue prese di posizioni attuali sono spiegabili con il tentativo di tenere a distanza di sicurezza la Lega e le sue pretese di Federalismo, di assicurare un “Futuro” alla coalizione di Centro Destra dopo Berlusconi. Che siamo all’inizio della fine, era chiaro a tutti coloro che ragionano e guardano alle vicende della politica con attenzione alla storia e non alla cronaca.

La crisi grave del centro destra in Sicilia, la grande manifestazione di Roma,organizzata dal popolo di Internet, le crescenti perplessità internazionali nei confronti del nostro premier, sono segnali evidenti di questa rovinosa ed inarrestabile caduta. Fini cerca di accreditarsi come un politico indipendente dal Cavaliere; cerca di assumere la figura di statista ed il ruolo di garante imparziale della Costituzione. In questo modo sarebbe il candidato ideale per un Governo del presidente della Repubblica, in grado di mettere insieme una grande maggioranza per votare in Parlamento quelle riforme istituzionali, che sono una necessità per innovare la politica e la amministrazione pubblica del nostro paese.

Questo è il sogno di Fini e di molti, insieme a lui, purtroppo il Cavaliere è un osso duro, non rispetta nessuna regola e non è assolutamente un galantuomo. Il crollo del sistema di potere berlusconiano, del suo teorema populistico che è alla base della sua politica sarà pagatoa caro prezzo dagli italiani. Occorrerà tempo e grande capacità politica. Purtroppo il tempo si consuma velocemente e di buoni politici ce ne sono troppo pochi in giro.


 

 


 

 

 

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di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco
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