Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Una analisi delle elezioni appena avvenute

Le elezioni amministrative e il riposizionamento politico


Le elezioni amministrative e il riposizionamento politico
31/05/2011, 11:05

Anche se sono discorsi che non mi piacciono, proviamo a valutare questa elezioni amministrative sul piano della classica "tripartizione" politica tra centro, destra e sinistra. La vulgata popolare vuole che in queste elezioni abbia vinto soprattutto l'estrema sinistra. La prova starebbe nelle vittorie di Pisapia a Milano e di De Magistris a Napoli.
Ora, vero che Pisapia è un esponente di Rifondazione Comunista, ma immaginarlo come un estremista è dura. Lo stesso per De Magistris, per il quale è persino difficile vedere una appartenenza organica ad uno dei partiti della sinistra.
Altrove invece ha vinto il Pd: Bologna, Torino, Cagliari e molti altri capoluoghi sono stati appannaggio del principale partito di opposizione. Anche ai ballottaggi, quasi sempre il candidato del centrosinistra era del Pd. Il che lascia ben poco agli estremismi.
Quindi come si vede, il presunto estremismo di sinistra già è una falsa isione di queste elezioni; ma proprio perchè falsa, è quella che si vuole portare avanti. In modo da nascondere la vera causa del fallimento dei partiti di governo. Fallimento che si riassume in una semplice parola: inefficienza nel governare. Vero che c'è qualche amministratore capace a livello locale, soprattutto nella Lega Nord; ma bisogna considerare che è facile governare quando i trasferimenti dallo Stato sono abbondanti, sia quelli diretti (i soldi versati agli enti locali) sia quelli indiretti (stipendi per i dipendenti pubblici, compresi Carabinieri, poliziotti, magistrati, ecc.; gli investimenti in infrastrutture; e così via), che sono quelli di cui nessuno parla mai. Nonostante questo, la situazione italiana, dal lato dell'economia è pessima. Già è in preparazione una manovra finanziaria da 40 miliardi, che verrà presentata probabilmente nei giorni del referendum (in modo da impedire che se ne parli, per farli fallire) e secondo la Corte dei Conti, per rispettare gli impegni che questo governo ha preso, ne servirebbe una da 46 miliardi all'anno. Per intenderci, sono 90 mila miliardi di vecchie lire, cioè al livello di quella famosa finanziaria "lacrime e sangue" che il governo Amato fece nel 1992 per evitare il fallimento dell'Italia. A quella ne seguirono altre di importo crescente, noi invece dovremmo farne una all'anno per diversi anni, per assicurare gli impegni che questo governo ha preso. E' evidente che si tratta di un peso insostenibile, per l'economia nazionale; ma è anche l'evidenza di quanto sia falso dire che il governo e il Ministro delle Finanze Giulio Tremonti hanno tenuto in ordine i conti pubblici. In realtà, tagliando le risorse nei punti nevralgici della nostra economia, come stanno facendo dal 2008, e licenziando personale nella scuola, nella ricerca, nella sicurezza, non fanno altro che bloccare qualsiasi tentativo di far crescere l'economia nazionale. E questo crea problemi economici alle famiglie, che vedono il potere d'acquisto dei loro salari erodersi, i posti di lavoro messi a rischio, prospettive per i loro figli tendenti allo zero e anche meno. E' normale che in questo panorama, la gente abbia paura e riduca al massimo i consumi, contribuendo involontariamente a bloccare ancora di più l'economia.
Cosa c'entra questo con le elezioni? C'entra tantissimo, perchè è stato il primo ostacolo che ha bloccato il centrodestra. Il secondo invece è quello di sempre: qualitativamente, le persone messe in campo dal centrosinistra sono una spanna più su dei loro avversari (ed anche più di una spanna). Negli anni scorsi, spesso non c'era modo di valutare queste cose, perchè pochi sapevano chi andavano a votare: la propaganda elettorale era presa in mano da Silvio Berlusconi che per prima cosa cancellava dalla TV la presenza di tutti gli altri partiti e trasformava sistematicamente l'elezione locale in un referendum su se stesso. Ma questa volta, i problemi economici e la sempre minore credibilità hanno azzerato il peso di questi interventi; sicchè più cittadini dle solito hanno valutato i candidati e le liste. In questa maniera hanno reso nullo anche l'estremo tentativo fatto dal Pdl di metterla sulla paura: a Milano sulla paura degli islamici e dei rom, per sfruttare il razzismo molto elevato in Lombardia (ma più diffuso nella provincia che in una grande città come Milano); sui rapporti tra l'Idv e il Pd - e tutti i disastri che Bassolino e i bassoliniani hanno combinato - a Napoli. Se poi sia stata una scelta giusta, lo sapremo solo in futuro.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©