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Al pranzo con la D'Angelo solo Vessella e Amente

Le "femminucce" del Consiglio disertano la passerella....


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Le 'femminucce' del Consiglio disertano la passerella....
13/04/2010, 13:04

NAPOLI - La politica in gonnella esordisce nel peggiore dei modi. Alla cena organizzata da Bianca D’Angelo, neo eletta in Regione e compagna dell’eurodeputato Enzo Rivellini, hanno aderito solo due colleghe. L’invito era stato esteso a tutte le elette, al di là degli schieramenti. Hanno accettato solo Mafalda Amente del Pdl, nipote del sindaco di Melito, e Annalisa Vessella, moglie di un altro onorevole, Michele Pisacane dell’Udc. Tutte donne con parenti illustri, anticipando la proposta avanzata da un'impossibilitata Sandra Lonardo Mastella sull'istituzione della Consulta femminile in Regione.

Il tavolo prenotato al “Tennis club Napoli”, in villa comunale, è rimasto deserto. Tante sedie vuote. Nessuno, al di là dell’impatto mediatico, ha capito il senso dell’iniziativa. Nel salotto buono della città volevano sfilare in bella mostra. Pensavano ad un esordio con tanto di passerella, flash di fotografi e telecamere. Giornalisti che sgomitavano per guadagnarsi il posto in prima fila e posizionare il microfono. Un film. Un sogno che non si è mai realizzato. D’Angelo in Rivellini, Amente in Amente e Vessella in Pisacane, sono rimaste sole. Desolatamente sole. Hanno pranzato. Hanno fatto quattro chiacchiere e sono andate vie nell’anonimato assoluto.
I problemi della Campania e di Napoli non c’entrano niente. Le donne pretendono la parità. Hanno la parità, ma in politica pretendono “quote rosa”. La maggioranza delle elette, entra in Consiglio perché supportata dal parente illustre. La moglie di Pisacane, la compagna di Rivellini, la nipote del sindaco di Melito. Insomma, c’è difficoltà anche a ricordare i loro nomi. Un’altra distorsione della politica. Una distorsione che ha prodotto la nuova legge elettorale. E’ come se in Consiglio servissero le idee dei maschietti e la presenza femminile. Insomma, le decisioni toccano a chi fa politica sul serio. A chi conta. Le donne servono solo come presenza. Le mettono in bella mostra a sostegno di tesi demagoghe. Di candidate se ne sono viste tante, forse troppe. Dalle ex “meteorine”, come Giovanna Del Giudice, alle preferite del premier Silvio Berlusconi come Antonia Ruggiero. La quale, se non fosse scoppiato lo scandalo prima delle Europee, con la velenosa polemica tra il presidente del Consiglio e la sua ex moglie, avrebbe trovato un posto in lista.
Insomma, le donne predicano bene e razzolano male. Sfruttano i parenti illustri, vogliono mettersi in bella mostra, davanti alle telecamere, con vestiti griffati, gioielli e truccate come se fosse la prima di Carnevale. Organizzano cene e pranzetti per farsi notare nei posti più “in” della città. Donne di potere. Donne privilegiate, alle quali nessuno chiede nulla. Né titoli di studio, né capacità, né competenze, né voti. A questo ci pensano gli uomini. I loro uomini.

Serve, però, la loro faccia nelle istituzioni per mostrare che esiste la parità, che c’è attenzione verso il mondo femminile, verso i problemi delle donne. Donne onorevoli che non hanno nulla da dire alla Campania. Donne onorevoli che paradossalmente rappresentano la mortificazione più grande che la politica ed i partiti potessero fare alle donne. Alle donne vere. Quelle che vanno avanti perché brave e preparate. A quelle che vanno avanti nonostante i pregiudizi. A quelle che fanno carriera senza scendere a compromessi e chiedendo la parità sotto tutti i punti di vista. Non hanno parenti onorevoli, non hanno parenti importanti, non hanno amori che contano e non frequentano “letti di potere”. Per queste donne non serve la seconda preferenza. Non serve l’obbligo di votare al femminile. Non servono le quote rosa. Hanno un solo problema: devono superare la concorrenza di “femminucce” che puntano di più sulla natura. Non sono ambientaliste. Ma il prodotto malato di un sistema di potere deviato che non prescinde dall’harem e dal nepotismo.

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di Giovanni De Cicco
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