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Le offese di Napolitano


Le offese di Napolitano
11/06/2010, 09:06

Giovedì 10 giugno è stato fatto in Italia il primo passo tipico dell'introduzione di una dittatura: una legge sulla censura dell'informazione. Mascherato dietro il nome di "disegno di legge sulle intercettazioni" c'è un vero e proprio bavaglio all'informazione, dato che ai mass media è proibito parlare di ciò che avviene durante le indagini (oltre al fatto che con le nuove leggi fare le intercettazioni sarà quasi impossibile per i magistrati).
La cosa già è grave di per sè. Ma ad aggravarla c'è il comportamento del Presidente della Repubblica, che è definibile solo come "offensivo", verso tutti coloro che credono nelle istituzioni. Infatti ieri, a proposito dell'approvazione della legge bavaglio, ha dichiarato: "I professionisti della richiesta al presidente della Repubblica di non firmare spesso parlano a vanvera. Per il resto non ho nulla da aggiungere". Lui forse non ha nulla da aggiungere, ma c'è molto altro. Infatti tra queste persone che in queste ore stanno chiedendo a Napolitano di non firmare non c'è solo Antonio Di Pietro - verso cui era evidentemente indirizzato lo strale - ma ci sono decine di migliaia di cittadini che su Internet stanno organizzando petizioni, raccolte firme e - su Facebook - gruppi e pagine fan su questo argomento. E sono migliaia di persone che sono state offese da queste parole, perchè non stanno parlando a vanvera, ma si stanno rivolgendo alla loro unica speranza per evitare la creazione di un regime.
Ma Napolitano non è la prima volta che offende i cittadini, mostrando disprezzo per le istanze che gli vengono rivolte. Per esempio, un primo caso fu nell'autunno 2008, poco dopo l'approvazione della riforma Tremonti-Gelmini, che tagliava 8 miliardi in 3 anni alla scuola, con il licenziamento di 150 mila tra insegnanti e bidelli. Ricevendo una scolaresca al Quirinale, affrontò l'argomento, dicendo che aveva ricevuto tante e-mail, ma che lui "non poteva fare niente". E poi si rifiutò di rispondere alle domande. Ma era una menzogna, dato che poteva non firmare; rientra nei suoi poteri. Un altro episodio è accaduto circa un anno fa. Il Presidente della Repubblica era in visita in Lucania e stava passeggiando tra la gente a Rionero in Vulture, comune in provincia di Potenza. Ad un certo punto un cittadino gli chiese di non firmare l'ennesima legge schifezza del governo Berlusconi, quella sullo scudo fiscale. E il poveretto
venne aggredito verbalmente da Napolitano, che con modi bruschi gli disse che se lui non la firmava, poi il Parlamento gliela rimandava indietro tale e quale e il Presidente era obbligato a firmare.
E qui esaminiamo due aspetti diversi. Il primo è la reazione del Presidente della Repubblica, maleducata ed offensiva, dato che quel cittadino gli chiedeva semplicemente conto dell'uso dei suoi poteri, cosa che è un diritto di ciascuno di noi. Il secondo aspetto è quello dei poteri del Presidente della Repubblica. Sono veramente questi? La Costituzione parla chiaro, allarticolo 74: "Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata". Ma questa è la procedura ordinaria, diciamo così, cioè quella prevista per una situazione di correttezza istituzionale. Ma questa non è la situazione. Abbiamo un governo che ogni giorno promuove o approva leggi incostituzionali. contro i cittadini e contro le altre istituzioni, a causa della smania di potere del Presidente del Consiglio. Quindi, in questa situazione, il Presidente della Repubblica ha l'obbligo - morale e costituzionale - di usare fino in fondo i suoi poteri. E quindi, se rimanda indietro una legge, come quella sullo scudo fiscale o questa legge bavaglio, e questa gli viene rimandata dalle Camere, Napolitano ha ancora una possibilità. La Costituzione infatti dice chiaramente, all'articolo 90: "Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione". E l'approvazione da parte del Presidente di una legge ordinaria che viola l'articolo 21 della Costituzione ("La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure") cosa è se non un attentato alla Costituzione? Quindi, se l'intento di Napolitano è quello di proteggere e preservare la Costituzione, come sarebbe suo compito istituzionale, lui può rifiutarsi in eterno di firmare una legge che lo metterebbe in condizione di commettere un gravissimo reato. E può appellarsi alla Corte Costituzionale, sollevando la questione di conflitto di poteri dello Stato. Certo, sarebbe uno strappo forte, che comunque avrebbe effetti istituzionali: se la Consulta desse ragione al Presidente, sarebbe uno smacco per governo e Parlamento; e viceversa. Ma non è meglio che far passare leggi che ledono gravemente i diritti dei cittadini?
Ma comunque non c'è da preoccuparsi: Napolitano non ha bisogno di consigli. Lui firmerà questa legge appena gli verrà consegnata dal Parlamento, come ha sempre fatto. E senza curarsi del fatto che finora la Corte Costituzionale o la Corte di Cassazione hanno bocciato tutte le leggi di questo governo di cui è stato disposto l'esame presso questi organi (l'ultima ieri, con la Consulta che ha cancellato la legge che introduceva l'aggravante razziale di pena per gli extracomunitari irregolari). E in tutti questi casi si è trattata anche della sconfessione del prestigio di Napolitano, che ha sempre promulgato queste leggi nel giro di qualche giorno, senza mai sollevare alcun rilievo.

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di Antonio Rispoli
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