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Tancredi prima firma e poi ammette:"E' stato un errore"

Le proposte sul condono edilizio spaccano il Pdl


Le proposte sul condono edilizio spaccano il Pdl
21/06/2010, 21:06

ROMA - Sembrerebbe un vero e proprio caos quello che si sta scatenando in ambito fiscale ed edilizio all'interno della maggioranza. Dopo aver presentato un emendamento che proponeva un condono edilizio anche per le aree a vincolo culturale e paesaggistico, i tre senatori del Pdl titolari della proposta, si sono infatti visti boicottati proprio dal partito di cui fanno parte.
Poche ore dopo la richiesta di fermare il provvedimento salva costruttori abusivi, inoltre, sempre dal centrodestra viene avanzata una nuova proposta di "perdono"; questa volta di tipo fiscale e con la possibilità di riaprire i termini massimi della sanatoria "tombale" presentata nel 2002. Anchue questo "suggerimento" viene però reputato inattuabile dal sottosegratorio all'economia Luigi Casero che commenta:"Il Governo non accetterà mai la riapertura dei termini per il condono fiscale e per quello tombale". Tremonti, intervenuto poco dopo sull'argomento, si dice perfettamente in accordo con il pensiero caseriano.
Il primo emendamento firmato da Paolo Tancredi, come già precisato, prevedeva di estendere il condono addirittura alla aree sottoposte a vincolo culturale e paesaggistico. Un tipo di provvedimento che ha nel giro di breve raccolto le furiose reazioni dei Verdi e delle associazioni ambientaliste che, a gran voce, hanno richiesto la bocciatura totale della proposta, l'eslcusione da ogni attività parlamentare dei firmatari e la ferma quanto pubblica posizione contraria dell'esecutivo. Il Governo, attraverso Paolo Bonaiuti, ha con celerità e fermezza precisato che "non ci sarà alcun condono"; lasciando di fatto isolati i 4 senatori in vena di perdoni edilizi decisamente generosi. Dal canto suo, vistosi alle strette, lo stesso Tancredi ha immediatamente ammesso che, riguardo l'emendamento, "è stato un errore firmarlo, nessuno che io conosca aveva in mente di proporre un condono così ampio".
Insomma: una firma messa su un condono che nessuno voleva e nessuno, a quanto pare, si era azzardato a proporre. I più maliziosi, però, hanno subito pensato che, quello collegato al condono edilizio, era il tipico emendamento da far approvare in sordina; magari confuso dalle altre 2550 proposte di modifica rivolte alla manovra correttiva. E sull'enorme mole di emendamenti commenta seccamente anche Pier Ferdinando Casini:"Questa manovra ormai non ha né padri né madri, visto che ci sono 1200 emendamenti di maggioranza. Ma è indispensabile, ci è imposta dalla Ue ed è una concentrazione di troppe incertezze".
Per Emma Marcegaglia, invece "la manovra nei saldi non deve essere cambiata nè scarnificata perché abbiamo un alto debito pubblico e ne abbiamo bisogno. Ci possono essere alcune piccole modifiche, l'importante è che i tempi non si allunghino e che non cambino i saldi, perché questo sarebbe preso molto male dall'Europa e dai mercati ma soprattutto non servirebbe al Paese".
Su "La Repubblica", in ultimo, si leggono anche le riflessioni di Roberto Maroni; per il ministro Leghista "ci sono i tempi e i modi per migliorarla. Sul versante della spesa, la si può migliorare evitando i tagli lineari uguali per tutti e quelli che penalizzino chi si è comportato bene. La manovra va calibrata per mantenere la stessa riduzione della spesa pubblica senza mettere sullo stesso piano chi si è comportato bene e chi si è comportato male".
Insomma: qualche parlamentare  aveva probabilmente tentato di infilare nell'enorme faldone creato dalle richieste di modifica di una manovra che piace a pochi e scontenta molti un emendamento scellerato. Colto con le mani nel sacco e rischiando la propria vitalizia rendita politica, si è però ritirato celeremente e mestamente ammettendo "l'errore". E così che lavora il Parlamento in tempi di crisi? A questo punto non si osa immaginare cosa si sia fatto passare nelle aule del potere in tempi di vacche grasse.

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di Germano Milite
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