Politica / Regione

Commenta Stampa

Perchè hanno fallito sia maggioranza che opposizione

Le ragioni del condono edilizio in Campania


Le ragioni del condono edilizio in Campania
09/06/2010, 21:06

ROMA - Nella giornata di ieri, la notizia della maggioranza scavalcata dall'opposizione sulla votazione di una pregiudiziale di costituzionalità presentata dall'Idv e collegata al decreto che sanciva lo stop delle demolizioni in Campania, ha riempito le cronache di tutti i principali organi d'informazione nazionale e locale.
Le polemiche esplose tra i rappresentanti del Pdl e della Lega Nord che accusavano la vicepresidente della Camera Rosi Bindi di aver chiuso le votazioni in tempi record, parimenti, sono state le uniche informazioni diffuse su tv, giornali ed organi web.
Fonti interne al Parlamento, però, hanno diffuso la notizia che, anche diversi rappresentanti  campani dell'Udc e del Pd (e quindi dell'opposizione che ha votato contro il condono edilizio) hanno lasciato l'aula poco prima della votazione finale e si sono quindi autoesclusi da una scelta che da anni dimostra l'inadeguatezza della classe dirigente regionale.
Ma perchè, i condoni edilizi, rappresentano praticamente da sempre una delle questioni più spinose e delicate della politica della Campania? Dando un'occhiata ai numeri collegati all'abuisivismo e ai territori considerati a rischio idrogeologico (che sono circa l'80%), si intuisce che la vera notizia non è di certo la celerità della Bindi nel chiudere le votazioni ma la lentezza assoluta delle proposte di legge che dovrebbero riuscire a garantire il rispetto delle norme vigenti sullo sviluppo edilizio e, al contempo, l'osservanza del diritto di dimora.
Attualmente, in Campania, le abitazioni abusive rappresentano da un terzo ad un quinto del totale degli edifici costruiti. Numeri enormi che divengono preoccupanti se si pensa che, dietro l'abusivismo, si nasconde non solo la malapolitica ma anche l'ars speculativa della camorra.
I politici campani si dimostrano dunque ancora una volta totalmente incapaci di affrontare il problema e, ricorrendo al Parlamento, tentano di rimandare  nuovamente la risoluzione degli enormi disagi grazie all'ennesimo condono. Il governo di maggioranza aveva previsto lo stop alla demolizione di circa 600 abitazioni, tentando di far passare in sordina il provvedimento che avrebbe bloccato ulteriormente la lotta all'abusivismo. Stime più realistiche, però, fanno pensare ad addirittura 8000 unità la cui demolizione sarebbe stata impedita se ieri alla Camera l'esecutivo di centrodestra non fosse stato battuto dall'opposizione.
Anche dai banchi di Pd, Udc ed Idv campani, però, non arrivano proposte risolutive che possano regolamentare la selva incolta dell'edilizia della nostra regione. Spesso, infatti, accade che i voti vengano acquistati in via indiretta dai vari candidati (di sinistra come di destra) permettendo la costruzione di case e ville laddove la legge lo vieta e, soprattutto, sussiste un reale rischio di frane e smottamenti. I cittadini così costruiscono in maniera non solo illegale ma anche pericolosa per la loro incolumità e, decine di anni dopo, si ritrovano o a dover sgomberare la propria abitazione abusiva o, ancor peggio, a dover rischiare o pedere la vita a causa di un crollo dovuto ad un'alluvione.
Come troppe volte accade, dunque, al Parlamento ha vinto una parte politica ma sono stati sconfitti, indistintamente tutti gli elettori di quella stessa fazione e di quella che, dalle fila contrapposte, proponeva un bonario e generalizzato condono in attesa della prossima sciagura annunciata.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©