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Le richieste degli Industriali Napoletani sono sempre le stesse.


Le richieste degli Industriali Napoletani sono sempre le stesse.
02/07/2009, 11:07

 

Era una evidente manifestazione elettorale, quella messa in piedi dall’Unione Industriali di Napoli ed andata in scena al San Carlo, martedì scorso. In una atmosfera falsamente istituzionale, dove il Sindaco, il presidente della Regione, il Cardinale, l’autorevole sottosegretario Letta ed il ministro Carfagna, (sempre presente e non si capisce il perché); erano relegati in platea, in disparte, il Presidente degli Industriali napoletani , ha presentato un vero e proprio programma politico.

L’occasione era di quelle importanti e densa di significati: gli industriali napoletani, in una cerimonia solenne, avevano deciso di premiare i napoletani di successo, quelli conosciuti nel mondo per le loro capacità e le loro attività. Un evento utile per presentare al Premier una credibile e nuova classe dirigente e per articolare un programma politico, concreto e ricco di progetti.

Un programma presentato come una ipotesi fortemente innovativa e che invece riproduce le solite e vechie richieste degli imprenditori napoletani: finanziamenti per costruire immobili; una ulteriore occasione per continuare a speculare sulle aree fabbricabili.

E’ dall’Ottobre scorso che gli industriali napoletani prendono sempre più le distanze da Bassolino e dalla sua politica. Eppure, l’attuale Governatore è stato a lungo un punto di riferimento certo per gli imprenditori. I rapporti erano eccellenti e risalgono al tempo delle prime Giunte di centro sinistra a Napoli, negli anni 90. Bagnoli, il Porto, Napoli Est, la metropolitana, lo sviluppo del Turismo e la crescente domanda di costruzioni di alberghi, erano alla base del patto che portò Gaetano Cola alla presidenza della Camera di Commercio, Lettieri agli Industriali, dopo la parentesi di D’Amato, mentre in Giunta a Napoli entrava Alessandra Bocchino, giovane rappresentante di quegli industriali che volevano apparire moderni ed innovativi.

Sullo sfondo di quel patto, c’era il grande accordo tra Bassolino e Romiti, che portò l’Impregilo all’appalto per la costruzione del Termovalorizzatrore di Acerra: mentre Romeo otteneva la gestione del patrimonio immobiliare comunale. Nel frattempo che la Pirelli immobiliare di Tronchetti Provera subentrava alla curia Romana e prendeva in carica la Società Risanamento ed il suo ingente patrimonio di case. Era il tempo di Roberto Barbieri assessore e poi deputato, che si inventava i Buoni del tesoro Comunali e consentiva la ripresa delle attività economiche in una città, in cui il Comune aveva accumulato un dissesto finanziario enorme ed incolmabile. Fu l’inizio di quella che fu chiamata la “Rinascita di Napoli” e gli industriali aderivano compatti e convinti alla ripresa economica della città e poi della Regione. Erano gli stessi che avevano accumulato guadagni ingenti con il terremoto, co i Mondiali di calcio del 1990 e che erano stati coinvolti insieme con la classe polticia napoletana in “Tangentopoli”.

Se i politici non si sono distinti per efficacia, un questi ultimi anni, gli imprenditori si sono dimostrati ancora peggio: il disastro Impregilo e il dramma della spazzatura, sono in gran parte addebitabili ai Romiti, che sono i principali imputati nel giudizio ancora in corso per gli anni del Commissariamento. Lo scandalo Romeo è di pochi mesi fa, mentre gli imprenditori presenti nelle società Bagnoli Futura e Napoli Est, non sono sembrati tanto concreti come avrebbero dovuto essere. Mentre gli imprenditori napoletani, impegnati nella realizzazione della Metropolitana di Napoli, non sembrano essere tra i più veloci ed intraprendenti.

Gli imprenditori napoletani condividono le responsabilità della gestione di Napoli e della Regione insieme a Bassolino ed alla Iervolino.

Prendere le distanze dai precedenti Governi locali, è il primo degli obbiettivi degli industriali.

Il secondo è quello di rilanciare la richiesta di investimenti per risollevare la città. Una legge speciale per Napoli è la principale delle richieste, che serve a far arrivare soldi straordinari e per gestire al di fuori delle regole in vigore i fondi stanziati dal Governo. Le Leggi Speciali per Napoli, sono una richiesta che gli industriali napoletani e i politici a loro vicini, chiedono regolarmente al Governo ogni dieci anni. Fallite le politiche precedenti, in presenza di una drammatica emergenza, nasce spontanea ed urgente la richiesta di una legge speciale. Una vecchia e consolidata prassi.

Lettieri non è sfuggito a questa tradizione ed ha ammantato di concretezza, la vecchia richiesta di una legge speciale, che permetta di uscire dalle pastoie della burocrazia e della politica. Quando gli industriali parlano in questo modo, significa che i politici devono velocizzare tutte le procedure per fare assegnare gli appalti in maniera veloce e senza molti controlli.

Ma quali sono gli obiettivi storici e determinanti per lo sviluppo che devono essere raggiunti con queste regole speciali? La proposta è quella di far perdere funzioni alla città di Napoli, sostituendo i precedenti insediamenti con la costruzione di immobili. L’aeroporto di Capodichino deve essere portato a Grazzanise, dove attualmente è depositata spazzatura e macchinari dell’esercito. Lo stadio San Paolo deve essere delocalizzato e al suo posto devono essere costruite case. Questo vale anche per Bagnoli e Napoli est. Il centro storico deve essere interamente ristrutturato. Gli industriali non parlano di Piscine, teatri, scuole o asili nido, ma solo di allargamento della città. Non mi sembra una bella prospettiva.

Un esempio, per far capire anche la reticenza del nostro Lettieri a candidarsi a Sindaco o Presidente della regione: la crisi dell’Alitalia, ha avuto come conseguenza la perdita delle commesse per manutenzioni che svolgeva per la compagnia la Atitech di Capodichimo. Non era un caso che i lavoratori di quella società erano fuori il Teatro a contestare il premier che faceva finta di niente, mentre gli mandava Letta per rabbonirli. Ebbene, la sola offerta arrivata all’Alitalia di acquisto della Società di Capodichino è quella guidata da Lettieri e formata da un gruppo di imprenditori napoletani. Che cosa significa questo nel frattempo che si chiede lo spostamento dell’aeroporto? Semplicemente acquisire i terreni della società che diventerebbero di pregio nel momento stesso che gli impianti aeroportuali ed industriali fossero portati altrove. Pura speculazione sulle aree fabbricabili. Non si può fare il sindaco ed al tempo stesso deliberare in merito a terreni di cui si è proprietari. L’arresto di Romeo ed i guai dei Romiti sono troppo vicini per commettere errori così evidenti. Resta il fatto che lo scenario che abbiamo di fronte è quello di sempre, imprenditori che non creano posti di lavoro, che si vestono da giudici dei politici con i quali hanno fatto accordi ed affari nel passato, pronti a cambiare casacca appena se ne offre l’occasione. Tutto deve cambiare, perché loro possano continuare a speculare senza soluzione di continuità. Se non succede qualcosa, il futuro non sembra migliore del presente e le alternative sono ancora più vecchie delle politiche attuali.

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di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco.
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