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Un lungo articolo sui "guai" giudiziari del Premier

L'Economist a Berlusconi:"E' tempo di dire addio al governo"


L'Economist a Berlusconi:'E' tempo di dire addio al governo'
04/12/2009, 00:12

LONDRA - Non c'è nulla da fare: nel notissimo settimanale britannico ci deve per forza essere qualche elemento "eversivo". Magari un inflitrato de "La Repubblica" o comunque del gruppo "Espresso". O, ancor peggio, un neo bolscevico fan sfegatato di Marco Travaglio deciso ad emulare il suo italico beniamino. Scherzi ed ironia sdrammatizzante a parte, nell'edizione che uscirà questo venerdì 4 dicembre e quindi alla vigilia del no-berlusconi day (sarà un caso?)   il prestigioso Economist decide di regalare un titolo eloquente al nostro presidente del Consiglio.
Un titolo che recita a chiare lettere:"Time to say addio" (è il momento di dire addio). All'interno del fascicolo di questa settimana, un dettagliato articolo con tutte le "noie" giudiziarie del Primo Ministro ed il suo isolamento politico sempre più evidente (almeno secondo gli inglesi). Il settimanale non usa mezzi termini e regala articoli che nemmeno il comunista più incallito: "La ripresa di vari processi che coinvolgono lui o i suoi collaboratori, oltre a una serie di altre questioni economiche e legali, stanno distraendo Berlusconi e il suo governo dalle loro altre responsabilità. Il danno è visibile. (...) Sotto Berlusconi, l'Italia continua a spingere il suo peso sempre più basso nell'Unione europea e nel mondo".
Gli autori del giornale inglese ci tengono poi a rimarcare la loro coerenza a difatti precisano che: "La nostra visione di Berlusconi è stata costante. abbiamo criticato il suo debutto in politica nel 1993-1994. Nel 2001 abbiamo detto che era inadatto ("unfit") a governare l'Italia. Nel 2006 abbiamo consigliato agli elettori italiani di dire 'Basta!' al suo governo. Li abbiamo invitati a sostenere il suo avversario di centrosinistra nel marzo 2008. E nonostante ciò abbiamo mantenuto un atteggiamento di cautela nell'unirci ai commenti diffusi e pruriginosi su un sinistro assortimento di scandali a sfondo sessuale che quest'anno hanno travolto il premier 73enne".
"Preferiamo giudicarlo su due questioni che hanno più sostanza- spiegano i giornalisti britannici- il conflitto di interessi fra le sue attività imprenditoriali e il suo ruolo politico, e la condotta del suo governo".
L'Economist poi cita quella che, per il Premier italiano, è stata "una settimana difficile anche per i suoi standard" a causa del Lodo Mondadori, del risarcimento dovuto dalla Fininvest alla Cir, delle trattative per il divorzio con Veronica Lario, del processo Mills e, per utimo ma non per ultimo, il polverone scatenato dalle dichiarazioni del pentito Spatuzza. Ci sarebbe poi la non trascurabile preoccupazione della prima manifestazione nazionale partita dalla rete e che, guarda caso, è rivolta proprio contro il personaggio che il settimanale definisce "Lo specialista della sopravvivenza politica", il quale, però, in questi giorni "sembra proprio in difficoltà". Il giornale finanziario riserva una possente vergata al nostro capo di governo proprio sulla questione economica e precisa infatti che:"Nell'anno che si è concluso con il terzo quadrimestre, il Pil dell'Italia si è ridotto di più della media dell'Eurozona, e dovrebbe diminuire di quasi il 5% nel 2009, con un salto grande quanto quello di qualunque altro grande paese dell'Europa occidentale". La  colpa di questi risultati? Ovviamente è del governo Berlusconi che, sempre secondo l'autorevole rivista inglese,  "è stato terribilmente lento nella sua risposta" alla recessione globale".
E come se la serie impietosa di accuse e dati poco edificanti non bastasse, l'Economist continua l'aspra critica ricordando che:"L'Italia resta troppo regolamentata ed esce penosamente male nelle classifiche internazionali su cose come la facilità con cui si avvia un'impresa, la diffusione della corruzione, il livello della spesa di un paese nella ricerca e la qualità del suo sistema scolastico". Le obiezioni mosse a Berlusconi a questo punto si spostano sulla politica estera; accusata di essere eccentrica, non in linea con quella degli alleati occidentali ed anzi troppo vicina al russo Vladimir Putin e al libico Muammar Gheddafi. C'è poi l'altra missione in Bielorussia dal dittatore Lukashenko che lascia sbigottini i britannici.

IL DOPO BERLUSCONI
Dulcis in fundo c'è il tema del successore. In Italia ci sono diversi "potenziali leader". Tra questi l'editoriale cita:"Gianfranco Fini all'interno del suo stesso partito, che sta tramando apertamente per spodestare Berlusconi; Pier Ferdinando Casini al centro, che si è tenuto alla larga dal suo terzo governo; e persino il nuovo leader del centrosinistra Pierluigi Bersani, che portò avanti le riforme con l'esecutivo di Romano Prodi". Insomma: per l'Economist il nodo cordiano è chiaro ed inconfondibile: "L'Italia 
starebbe decisamente meglio se il Cavaliere uscisse di scena". E quella famosa "maggioranza" che il Cavaliere lo ha votato e che ha organizzato il si-Berlusconi day? Cosa ha da dire agli inglesi?

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di Germano Milite
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