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La senatrice Pdl Rizzotti chiede revisione art. 59

Lega e Pdl contro Napolitano e Monti "Via i senatori a vita"

L'emendamento: "Un retaggio dello Statuto albertino"

Lega e Pdl contro Napolitano e Monti 'Via i senatori a vita'
17/01/2012, 20:01

ROMA - La Lega all'attacco di Napolitano e di Monti con una proposta di legge che vuole cancellare i senatori a vita, un istituto, dice il Carroccio insieme al Pdl, «in totale contrasto» con le finalità che ad esso avevano attribuito i padri costituenti. La stessa nomina a senatore a vita «di una personalità che a brevissima distanza di tempo da tale investitura è stata incaricata di formare il governo», cioè Monti, «suscita molteplici perplessità, proprio in relazione al ruolo costituzionale del Presidente della Repubblica», sottolinea Manuela Dal Lago, la deputata prima firmataria della proposta depositata dal Carroccio alla Camera. La prassi, insiste l'esponente leghista, mostra che fino alla fine degli anni Cinquanta i nominati «venivano scelti tra personalità estranee alla vita politica: un matematico, un musicista, uno scultore, uno storico, un economista, un poeta, per limitarsi ad alcune delle nomine compiute da Einaudi. Da quel momento in poi, con frequenza sempre maggiore, sono state scelte personalità strettamente legate al mondo politico, spesso con posizioni rilevanti all'interno dei partiti». «La combinazione tra nomine non sorrette dagli originari intenti della norma costituzionale e l'evoluzione del sistema elettorale ha fatto sì che i senatori a vita abbiano in molti casi assunto un ruolo politico assai spiccato, in totale contrasto con l'illustrata origine dell'istituto. In tal modo -rileva ancora Dal Lago - anche la posizione costituzionale di neutralità del Presidente della Repubblica, già in tensione per altre motivazioni, viene ad essere intaccata». Il Pdl sferra un duplice attacco a palazzo Madama, con il ddl della senatrice Maria Rizzotti e alla Camera con la proposta del suo collega Giorgio Holzmann. I senatori a vita, afferma quest'ultimo, sono «un retaggio dello Statuto albertino che prevedeva, al fianco di una Camera elettiva, un Senato composto dai Principi della famiglia reale, i quali ne entravano a far parte di diritto al compimento del ventunesimo anno di età, e dai membri nominati a vita dal Re, che li sceglieva tra specifiche categorie di dignitari». Cinque, ricorda Holzmann, sono i senatori a vita di nomina presidenziale «il che rende altamente significativa, all'interno dell'Aula del Senato, la rappresentanza parlamentare dei membri non eletti dal popolo. È evidente - sottolinea l'esponente del centrodestra - che, in situazioni di maggioranze politiche non ampie, come è accaduto nella XV legislatura, in cui pochi voti, o addirittura uno, possono determinare le decisioni dell'Assemblea, un numero cospicuo di senatori a vita diventa fondamentale in fase di votazione». «Si può arrivare al paradosso per cui membri non eletti e, dunque, non rappresentativi di una volontà popolare, diventano l'ago della bilancia nelle scelte relative alla politica nazionale. È chiaro, quindi, che il ruolo decisivo dei senatori a vita costituisce, quantomeno in certe circostanze, un'alterazione della logica democratica e del corretto rapporto Parlamento-cittadini, influenzando - afferma Holzmann - la vita politica del Paese e ponendo una serie di ragionevoli interrogativi». Meno aggressiva di quella di Holzmann è la proposta della senatrice del Pdl Rizzotti, che propone una revisione, profonda, dell'articolo 59 della Costituzione. Soprattutto in tempi di crisi, spiega l'esponente del centrodestra, costa troppo all'Erario mantenere i senatori a vita, a cominciare dal vitalizio e l'auto blu. Per questo, l'istituto di senatore a vita viene degradato a semplice onorificenza conferita dal Capo dello Stato, mentre spariscono indennizzi, vitalizi e rimborsi spese. Inoltre, ed è questo forse l'aspetto più significativo, con questa proposta i senatori a vita perdono il diritto di voto. Una modifica che, di fatto, annulla il loro peso politico nelle aule parlamentari. Sotto i riflettori, anche gli ex presidenti della Repubblica, per i quali, una volta scaduto il mandato, si aprono le porte di palazzo Madama. «Nelle democrazie occidentali, i Capi di Stato, una volta terminato il loro mandato, tornano ad essere cittadini comuni, senza alcuna prerogativa, così come la democrazia richiede», sottolinea Holzmann: «sotto il profilo politico, non si può non rilevare come fortemente contraddittorio il fatto che colui che è stato, per obbligo costituzionale, super partes per sette anni, possa poi tornare nell'agone politico, svolgendo il ruolo di attore politico». Una situazione, conclude Holzmann, «palesemente antidemocratica». 

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di Valerio Esca
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