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Sarà lui il nuovo capogruppo a Montecitorio

Lega Nord: a farne le spese è Reguzzoni. Dozzo al suo posto

Maroni: “Ritrovata la compattezza e l’unità”

Lega Nord: a farne le spese è Reguzzoni. Dozzo al suo posto
21/01/2012, 10:01

ROMA – Baci e abbracci tra Bossi e Maroni, che sembrano aver ritrovato la loro intesa, a discapito però di Marco Reguzzoni. Sarà Giampaolo Dozzo, infatti, il nuovo capogruppo della Lega Nord alla Camera. La decisione è arrivata dopo una riunione che ha raccolto tutti i big del Carroccio, al termine della quale è toccato al senatur dare l’annuncio. Non si tratta di una “sconfessione” nei confronti di Reguzzoni, ci tengono a precisare, né di una “vittoria” di Maroni, assicurano dalla segreteria: è solo un modo per fermare la “frattura” interna ed evitare che “tutto esplodesse”. Una cosa, infatti, sembrava essere più che evidente: dietro l’immagine di un Carroccio compatto, in realtà si nascondeva (e forse si nasconde ancora) un partito dilaniato. In virtù di ciò “Bossi ha capito che stava per sfuggirgli tutto di mano - raccontano alcuni leghisti - e ha voluto dare un segnale”. Una mossa per salvare l’immagine del partito, dunque.
Quanto a Dozzo, il senatur ha detto: “E’ nella Lega da tanti anni e ha fatto bene assieme a Zaia quando era sottosegretario all’Agricoltura”. Gli fa seguito Maroni, per il quale “si è risolta una importante questione sotto la guida di Bossi, grazie al quale è stata trovata compattezza e unità”. Dopo una settimana di bufera, il segretario federale ha dichiarato che ognuno ha fatto un passo indietro: “sia Maroni, che in fondo è stato danneggiato per la scelta del movimento, sia Reguzzoni, che pur essendo stato un buon capogruppo ha fatto a sua volta un passo indietro”. È dietro le quinte del Carroccio, dunque, che si consuma la resa dei conti tra maroniani e cerchisti. A farne le spese è l’ormai ex capogruppo a Montecitorio, Marco Reguzzoni: tra l’altro, era da settimane che i maroniani erano tornati alla carica chiedendo la sua testa. La scelta di Dozzo, a Via Bellerio, per il momento viene vista come “un buon punto di equilibrio”. Ma soprattutto, benché non si voglia ammetterlo, rappresenta una vittoria per l’ex ministro dell’Interno.

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di Antonio Formisano
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