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Rimandato il dl dopo la discussione a Palazzo Chigi

Legge anticorruzione: i ministri impongono stop a Berlusconi


Legge anticorruzione: i ministri impongono stop a Berlusconi
20/02/2010, 12:02

ROMA - Era stato annunciato a gran voce, proprio come accade per ogni slogan propagandistico pre-elettorale. Il ddl che aumentava la severità delle pene per chi commette reati contro la pubblica amministrazione, caldeggiato da Silvio Berlusconi appena 24 ore fa, pare infatti essersi già definitivamente arenato dopo la riunione svoltasi a Palazzo Chigi.
Ufficialmente il disegno di legge è stato solo "spostato" al consiglio dei ministri che si terrà la prossima settimana ma, chi ha un briciolo di memoria storica e conosce gli inter procedurali d'approvazione di dl così delicati, sa già bene che il tutto rischia di risolversi con un nulla di fatto. Ghedini, Brunetta, Frattini ed Alfano assicurano che se ne riparlerà ma molti altri (la maggioranza) restano decisamente scettici.
In ogni caso, dato che il provvedimento era stato dato praticamente già per certo dal Premier, il rimando dopo le due ore di riunione sa tanto di sconfitta. Il testo di legge doveva presentare diverse importanti modifiche. Variato, ad esempio, l testo unico sugli enti locali di dieci anni fa con un’integrazione della lista dei reati per cui un cittadino con una condanna definitiva non può correre alle elezioni amministrative. Riferimento specifico volto anche a tutte le fattispecie del terrorismo e degli attentati allo Stato e alle aggravanti per i pubblici funzionari infedeli.
Nessuna modifica, però, ai tempi di prescrizione per i reati di corruzione (e su questo punto sorge qualche dubbio dato che, casualmente, proprio la corruzione ricorre spesso nelle accuse rivolte al Cavaliere).
Alcuni esponenti del Pdl, probabilmente allarmati dalle dichiarazioni di Berlusconi, lo avevano addirittura accusato di essersi tramutato in un giustizialista. A questo punto il gioco politico si fa intricato e, dall'opposizione, in molti sono perplessi. Pier Ferdinando Casini è chiaro sulla posizione dell'Udc:"La lotta alla corruzione farà la fine del piano casa, è un ennesimo spot". Ancora più duro il giudizio di Pier Luigi Bersani:"Vorrei capire di che stiamo parlando. Norme anticorruzione? Ma se siamo stati noi a far togliere di mezzo lo scudo per i commissari... Berlusconi prima fermi il processo breve".
Decisamente scettica si dimostra anche Anna Finocchiaro:"È l'ennesimo annuncio inutile, un bluff. La verità è che il centrodestra è in difficoltà di fronte all'opinione pubblica". In pieno accordo nella bocciatura della proposta Antonio Di Pietro ("Questa è l'ennesima truffa elettorale di Berlusconi. Faccia un decreto, come ha fatto per far passare le sue mostruose leggi ad personam") e Luigi De Magistris che parla esplicitamente di "una pantomima". Precisando poi che "la lotta alla corruzione si fa lasciando i magistrati liberi di indagare".
A giudicare dalle reazioni interne ed esterne al partito, dunque, la proposta di Berlusconi, rischia di passare addirittura per boutade. Sia nella maggioranza che nell'opposizione, infatti, la proposta non convince e lascia perplessi. Cosa diranno a questo punto i fedelissimi del Presidente del Consiglio? "Svolta giustizialista", dichiarazione incauta, ennesima "illuminazione" non compresa? Le ipotesi sono tante ma, ognuna di queste, non pare esattamente gratificante.

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di Germano Milite
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