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La senatrice vota con il Pdl. Franceschini furente.

Legge Omofobia: scoppia il "caso Binetti" nel Pd


Legge Omofobia: scoppia il 'caso Binetti' nel Pd
14/10/2009, 09:10

La legge sull'omofobia presentata dalla deputata del Pd Paola Concia, fin dalla sua nascita, aveva sollevato una mistura poco dignitosa di ostruzionismi, polemiche, volontà revisionistiche e commenti medioevali. Nel testo, in estrema sintesi, si proponeva di trascrivere all'interno del codice penale l'aggravante della discriminazione per l'orientamento sessuale.
Nel disegno bocciato dalla maggioranza e dall'Udc si legge infatti che:"Costituisce aggravante l'avere nei delitti non colposi contro la vita e l'incolumità e la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per finalità inerenti all'orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato".
Secondo diversi appartanenti al Popolo delle Libertà, alla Lega e all'udc, tale testo presentava dei tratti di "incostituzionalità" che dovevano essere ridiscussi e "limati" in commissione. All'improvviso, però, la maggioranza ha cambiato idea; decidendo di votare subito sulla pregiudiziale di costituzionalità, senza ricorrere quindi alla modifica del testo in commissione. Risultato: 285 voti favorevoli alla pregiudiziale, 222 contrari e 13 astenuti con la conseguente bocciatura totale della legge. Il Pdl spiega il cambio di parere con Beatrice Lorenzin: "C’era un accordo per rinviare il testo in Commissione, rimediare ai profili di incostituzionalità e poi riportare rapidamente il ddl all'esame dell'aula entro novembre. Poi, poco prima della votazione, un esponente del Pd si è avvicinato ai banchi della presidenza e ha spiegato che o si esplicitava il ritorno in Aula a novembre o loro avrebbero votato contro. A quel punto, violato il patto, anche noi abbiamo votato contro".
Giustifiche sbilenche del Pdl a parte, ciò che ha sollevato un vero polverone, è stato il voto favorevole della senatrice Binetti. Un voto che, ovviamente, ha vestito d'abiti pdellini quella che dovrebbe invece essere una fiera ed incorrutibile propugnatrice di "valori democratici". Secco e stizzito il commento di Franceschini:"E' un problema, una cosa molto grave perché su questi temi non ci può essere libertà di coscienza dentro un partito". In effetti, il voto della Binetti, suona come un vero e proprio assurdo che si coniuga ad una madornale ed ingiustificabile incoerenza. La risposta della senatrice, poi, non fa altro che aumentare i dubbi sulla sua onestà intellettuale: "Per come era formulata la legge- arranca infatti la Binetti- le mie opinioni sull'omosessualità potevano essere individuate come un reato, le mie e quelle di tante altre persone. Il testo era ambiguo, io ho votato per rinviarlo in Commissione e migliorarlo ma la richiesta di rinvio è stata bocciata. C’era un'ambiguità che giustificava le mie riserve".
Eppure, rileggendo la parte di testo "incriminata", l'ambiguità non si riesce proprio a scorgerla. Semmai, ambigui, ancora una volta, si dimostrano lo spirito e i componenti di questo Partio Democratico che sembra soffrire sempre più di quel Veltroniano "maanchismo" tanto poco credibile per chi dice di voler fare opposizione.

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di Germano Milite
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