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Il premier spiega che non è Berlusconi a dettare la linea

Letta: "Non c'erano alternative a questo governo"

Legge elettorale e riduzione parlamentari tra le priorità

Letta: 'Non c'erano alternative a questo governo'
09/06/2013, 12:25

FIRENZE - “Non c'erano alternative, tornare al voto avrebbe creato un caos istituzionale ancora maggiore”. Intervistato da Ezio Mauro a Firenze, il presidente del Consiglio Enrico Letta difende con fermezza la scelta di un governo di larghe intese. “Non avrei mai pensato di trovarmi in questa situazione, ma la soluzione del governo di larghe intese rappresenta una rivoluzione. E ci troviamo oggi in una situazione di eccezionalità”. Il premier ha poi continuato: “Siamo in un momento in cui c'è bisogno che questo tentativo abbia successo. Il mio è un governo di servizio al Paese e di necessità. Questo è l'unico pertugio e bisogna passare attraverso questo sentiero”.

Alle insinuazioni del giornalista sul ruolo di vero “driver” del governo ricoperto da Berlusconi, il presidente del Consiglio ha risposto che le vicende giudiziarie di Berlusconi non influenzeranno la vita della maggioranza e che nessuno dirige il governo dall’esterno. "Lunedì pomeriggio ci renderemo conto che non è così e che gli elettori sono consci che non c'è qualcuno che ci detta la linea”, ha spiegato Letta.

Per quanto riguarda le riforme che il governo ha urgenza di mettere a segno, il premier Letta ha parlato della necessità di andare via dall’Afghanistan, della priorità rappresentata dalla lotta alla disoccupazione giovanile e della modifica del sistema di finanziamento pubblico ai partiti. Ma il presidente del Consiglio si è soffermato in particolar modo sulla questione della modifica legge elettorale. “Non si può immaginare – ha spiegato Letta – di toccare la legge elettorale senza toccare il punto principale richiesto dall'opinione pubblica, cioè la riduzione del numero di parlamentari: non possiamo avere in Italia il doppio dei parlamentari Usa e quel numero è scritto in Costituzione. È il vero tema che ha portato all'instabilità di oggi e la chiave è la fine del bicameralismo perfetto”.

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di Vanessa Ioannou
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