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Sostenitori del Pdl contro la sentenza della Consulta

Letta: “Sentenza di Berlusconi? Nessuna conseguenza su governo”

Esponenti del Pdl pronti a dimettersi

Letta: “Sentenza di Berlusconi? Nessuna conseguenza su governo”
20/06/2013, 18:50

"Vedo il governo stabile, concentrato sui suoi obiettivi. Non credo ci saranno conseguenze da parte delle vicende esterne di carattere giudiziario o di altro genere". Sono queste le parole del presidente del Consiglio, Enrico Letta, nel corso dell’incontro con i  giornalisti della stampa estera, commentando la decisione della Consulta di bocciare il ricorso di Berlusconi sul legittimo impedimento presentato nel processo Mediaset da  Silvio Berlusconi. ''Non è importante per il Governo'', sostiene Letta parlando dell’ineleggibilità del Cavaliere . "Mi atterrò e sentirò le indicazioni che verranno date dal Partito democratico, ha detto ancora il premier, ma il governo non c'entra con questa scelta. Sono dinamiche parlamentari, però non darei grande importanza a questo avvenimento. Lo so che tutto ciò che coinvolge Berlusconi per voi è fantastico, perché vi consente di scrivere lunghi articoli mentre le cose pallose che vi racconto io nel merito sono molto meno vendibili alla vostra pubblica opinione, però è il mio lavoro".
Il No della Consulta non è stato ben visto dagli esponenti del Pdl che hanno commentato la sentenza dichiarando che è “un verdetto discutibile”, come ha sentenziato Fabrizio Cicchitto, riproponendo le parole pronunciate dall’avvocato di Berlusconi, Franco Coppi. "Perfino una personalità del diritto come Coppi spiega che quella della Corte Costituzionale riguardante Berlusconi è una sentenza del tutto inusitata. Infatti non ci sfugge che la sentenza della Corte Costituzionale è di tipo politico nel senso più pieno del termine", ha dichiarato ancora Cicchitto.
Anche Mara Carfagna esprime il suo parere sul No della Corte Costituzionale e lo fa attraverso il quotidiano Think News, di cui è direttore editoriale: "La sentenza di ieri, con cui la Corte Costituzionale ha respinto  il conflitto di attribuzione tra poteri sollevato da Palazzo Chigi nei confronti del tribunale di Milano, è l'ennesima tappa della 'guerra dei 20 anni' che destabilizza il Paese e che vede uno dei tre pilastri (esecutivo, legislativo e giudiziario) del nostro stato ergersi a potere supremo nel tentativo di eliminare attraverso le vie giudiziarie un leader politico che la sinistra non è riuscita a battere attraverso il mezzo democratico delle elezioni”.
Una sentenza “discutibile” anche per il deputato del Pdl Paolo Romani, come ha dichiarato durante la trasmissione Ombinus, in onda su La 7.  Più amaro il commento del coordinatore del Pdl Sandro Bondi: "Lo Stato italiano non esiste più. Nel disfacimento generale - conclude- l'unico potere vertebrato è quello della magistratura, che si impone sempre più come potere privo di controlli e di limiti".
"La pronuncia politica dell'Alta Corte è il canto del cigno del giustizialismo e di quanti intendono conferire alla magistratura il governo etico dello Stato". Lo dichiara l’ex ministro dell’istruzione afferma Mariastella Gelmini, ora vice capogruppo vicario del Pdl alla Camera.
"Il problema di fondo riguarda, per un verso, l'aliquota di elezione da parte della magistratura e una seconda parte, in termini minori, l'aliquota del presidente della Repubblica", dichiara invece Nitto Palma, commentando la bocciatura del ricorso presentata da Berlusconi. Ma c’è anche chi parla di “sentenza assurda”, come Renato Brunetta che dichiara: “Distinguere politica da giustizia oggi in Italia è virtù impossibile. Eppure la eserciteremo, imparando dal presidente Berlusconi la capacità di privilegiare l'interesse della nazione rispetto alla ribellione davanti a sentenze persecutorie”. Gli fa eco Renato Schifani: “Scopro oggi con preoccupazione e stupore di vivere in un Paese in cui presiedere il Consiglio dei ministri non costituisce causa di legittimo impedimento”.
Insomma, una bocciatura che ha lasciato l’amaro in bocca a molti esponenti del Pdl che hanno commentato il verdetto difendendo in qualche modo il loro leader, tanto da dichiarare che in caso di interdizione del Cavaliere saranno pronti a dimettersi, come proposto da Maurizio Gasparri.  

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di Erika Noschese
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