Politica / Napoli

Commenta Stampa

Lettera aperta su Bagnoli del comitato "Una spiaggia per tutti" al consiglio comunale di Napoli


Lettera aperta su Bagnoli del comitato 'Una spiaggia per tutti' al consiglio comunale di Napoli
27/03/2013, 11:47

In occasione della seduta monotematica  del 28 marzo su Bagnoli del Consiglio Comunale di Napoli, il comitato “Una spiaggia per tutti” si rivolge ai consiglieri comunali per evidenziare quelli che ritiene essere i nodi principali della questione. 

Occorre in primo luogo respingere le critiche interessate di chi, giocando strumentalmente su ritardi e aporie del processo di riqualificazione, intende rivedere le previsioni urbanistiche al solo fine di favorire gli interessi privati meramente speculativi. Lungi dal divenire motivo pretestuoso per aumentare nuovamente le cubature residenziali, ridislocare i volumi edificabili sul lungomare o ridurre l’area del parco urbano, l’accertamento delle inefficienze ed inefficacie pregresse deve invece essere effettuato tramite una rigorosa indagine politico-amministrativa sull’operato della Bagnolifutura SpA, che si affianchi all’indagine in corso della Procura di Napoli. Ogni alienazione del patrimonio pubblico nell’area deve essere bloccata, a cominciare dai suoli ex industriali (per i quali la Bagnolifutura deve ancora corrispondere alle società proprietarie oltre 80 mln di euro), per evitare prevedibili svendite e contenziosi legali. Il bando del 22 aprile per i lotti su via Nuova Bagnoli va quindi ritirato e deve essere programmato lo scioglimento della Bagnolifutura SpA per restituirne le funzioni agli uffici comunali competenti, che vanno ripotenziati.

Va invece ribadito che l’avvenire della riqualificazione di Bagnoli risiede negli obiettivi d’interesse collettivo fissati dagli strumenti urbanistici: il risanamento dei suoli ex industriali, del litorale e dei fondali marini; la realizzazione di un grande parco urbano ed il recupero alla balneabilità del litorale; il potenziamento del sistema di trasporto su ferro e delle attrezzature pubbliche. L’attuazione di questi obiettivi migliorerà direttamente la qualità della vita urbana, promuovendo uno sviluppo turistico compatibile e garantendo il rendimento degli investimenti privati non meramente speculativi. Non occorrono pretestuosi “attrattori”, c’è invece bisogno di rivedere alcune scelte e comportamenti incompatibili con detti obiettivi, mettendo in essere azioni concrete per promuoverne l’attuazione.

La bonifica è l’atto preliminare ed irrinunciabile da promuovere, individuando opportunamente le fonti di finanziamento necessarie. E’ necessario riaprire con decisione un contenzioso presso il Governo, affermando che, in base al principio riconosciuto dalla Comunità Europea “chi inquina paga”, le società eredi del patrimonio ex Italsider (Fintecna e Cimi Montubi) devono assumersi integralmente gli oneri del risanamento ambientale, impropriamente scaricato sullo Stato. La Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Ciclo Rifiuti, nella parte dedicata a Bagnoli di una relazione del 2012 sui Siti di Interesse Nazionale, cita due valutazioni dell’ISPRA che quantificano in oltre 450 milioni di euro il danno ambientale attribuibile a Fintecna. A fronte di questo scandalo, il risultato minimo deve quindi condurre all’acquisizione gratuita dei suoli ex Italsider ed ex Eternit nonché all’addebito a tali società dei costi di rimozione della colmata a mare, in quanto realizzata negli anni ‘60 dall’ex Italsider su suoli demaniali e con l’obbligo di rimuoverla allo scadere della concessione;  quest’obbligo era richiamato dalla legge n. 582 del 1996 (che finanziava la prima tranche del piano di bonifica), la quale disponeva, all’art. 1, c. 14, che “gli interventi di ripristino, ove previsti dalla concessione demaniale relativa all'arenile e all'area marina, sono a carico degli eventuali concessionari”. Infatti il Commissario di Governo per l’emergenza bonifica e rifiuti, con l’ordinanza n. 18 del 22 aprile 1999, aveva imposto alla IRI-TECNA SpA (ex ITALSIDER)  l’immediata messa in sicurezza e bonifica dei siti contaminati dell’area di colmata e dell’arenile di Bagnoli Coroglio, la bonifica dell’area marina antistante, nonché l’avvio degli interventi di ripristino previsti dalle concessioni demaniali; tale ordinanza è stata sospesa dal TAR su ricorso dell’ITALSIDER, ma la procedura è stata ripresa nel 2008 dall’allora vice commissario alle Bonifiche, Arcangelo Cesarano. Al fine di individuare modalità più efficaci ed efficienti per la rimozione della colmata e la bonifica dei fondali, occorre attivare un tavolo di confronto tra Comune, Autorità Portuale, Commissariato alle OO.PP. di Campania e Molise e comitati di base dei cittadini, per verificare la revisione dell’Accordo di Programma Quadro del 2007 “Bagnoli-Piombino-Napoli orientale”, individyando modalità di bonifica più efficienti come anche il reintegro delle risorse finanziare stanziate nell’APQ e drasticamente decurtate dai Governi successivi. Un analogo modus operandi dev’essere attuato per verificare le modalità di bonifica dei suoli ex industriali. E’ inoltre fondamentale affrontare con urgenza la questione dell’ex Cementir, intimando a Caltagirone di effettuare la bonifica dell’area e degli edifici di sua proprietà e stabilendo le modalità del loro esproprio; solo la definitiva acquisizione di quei suoli a patrimonio pubblico porrà fine alle mire speculative che aleggiano su di essi, tese a realizzare in loco insediamenti alberghieri e/o portuali.

Il recupero alla balneazione pubblica e gratuita dell’intero litorale di Bagnoli, ribadito dalla delibera d’iniziativa popolare approvata lo scorso 25 settembre dal Consiglio Comunale, implica una serie di atti: a) la modifica degli strumenti urbanistici vigenti, con l’espunzione del previsto approdo turistico, incompatibile con la piena funzione balneare, qualunque sia la sua collocazione; b) la verifica delle condizioni di opportunità e correttezza che consentono attualmente agli attuali concessionari privati di esercitare attività a scopo “turistico-balneare” su un lungomare inquinato, dove vige il divieto di balneazione e, per molti tratti, di elioterapia (circostanza rilevata dagli stessi uffici comunali in sede di verifica della suddetta delibera); il comitato “Una spiaggia per tutti” presenterà il 27 marzo un esposto in tal senso all’Autorità Portuale ed alla Procura della Repubblica di Napoli; c) la celere dislocazione in  altra sede dei fabbricati di Città della Scienza ubicati a valle di via Coroglio e semidistrutti dall’incendio sviluppatosi lunedì 5 marzo.

Su quest’ultimo punto, occorre la massima chiarezza. E’ indispensabile che la magistratura individui con urgenza i responsabili e le motivazioni dell’incendio. E’ altrettanto necessario che, nel rispetto degli strumenti urbanistici vigenti, si provveda alla ricostruzione delle strutture distrutte in una sede diversa da quella attuale, mantenendole comunque nell’area di Bagnoli-Fuorigrotta. Le condizioni previste dall’Accordo di Programma del 1997, che consentivano la permanenza in loco di quella sezione di Città della Scienza fino ad ammortamento costi, non sussistono più ed occorre attuare senza indugio le disposizioni di piano. Le attività di Città della Scienza hanno un ruolo importante per il recupero dell’area, ruolo che va esercitato all’interno delle compatibilità territoriali disposte dal piano urbanistico. Ricordiamo poi che il 25 settembre scorso il consiglio comunale ha approvato, con un solo voto contrario e tre astenuti, una delibera d’iniziativa popolare sottoscritta da 14mila cittadini napoletani che impegna la Giunta ed il Sindaco a destinare ad uso balneare gratuito l’intero litorale da Nisida a La Pietra, richiedendo al’Autorità Portuale di Napoli un’unica concessione demaniale per la sua gestione pubblica. Il Consiglio Comunale si è assunto su questi temi un impegno preciso, che ha evitato la convocazione di referendum comunale da parte del comitato “Una spiaggia per tutti”. Ricostruire quella sezione di Città della Scienza in loco significa violare quest’impegno, spendendo impropriamente ingenti risorse pubbliche per sabotare definitivamente l’attuazione degli strumenti urbanistici; autorizzando automaticamente tutte le strutture esistenti a rimanere sul litorale ed impedendo così la realizzazione di una grande spiaggia pubblica, sancendone anzi la frammentazione dello stesso in tanti squallidi lidi privati o semiprivati. Significa autorizzare la fondazione Idis a promuovere il recupero del pontile dell’ex Montecatini per realizzarvi un approdo per le vie del mare, obiettivo contenuto nel progetto originale redatto dall’architetto Massimo Pica Ciamarra, ossia ad installare a Coroglio un molo per aliscafi che renderebbe impossibile la balneazione. Significa rinunciare alla prospettiva di un grande attrattore turistico che porta a Barcellona oltre 3 milioni e mezzo di frequentatori ogni anno, con grande beneficio sia dei cittadini che delle attività economiche locali.

E’ invece indispensabile che il Comune, socio della fondazione Idis, acquisisca e renda pubblica la documentazione relativa alla bonifica delle aree dell’ex Federconsorzi, su cui è stata realizzata Città della Scienza, effettuata dalla stessa fondazione Idis. Ricordiamo che gli stabilimenti della ex Montecatini ed ex Federconsorzi erano sede di produzioni chimiche estremamente pericolose per l’ambiente; occorre quindi la massima certezza sulla attuale salubrità delle aree di Città della Scienza, sia quelle interessate dalla prevista spiaggia, sia quelle di cui si prevede il mantenimento in loco.

In relazione alle aree della zona flegrea non incluse nel perimetro del PUE Bagnoli-Coroglio ma normate dalla Variante per l’area occidentale e dal PUA per la Mostra d’oltremare, le quali costituiscono parte integrante del territorio considerato, occorre: a) sostenere la manifestazione d’interesse presentata dal Comune di Napoli alla Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia, per insediare nell’ex Collegio Costanzo Ciano un mix di attività rivolte ai giovani, alla formazione, allo sport ed alla sostenibilità ambientale, sperimentando forme di autogoverno dei cittadini utenti; questa manifestazione, concordata con un coordinamento di cittadini ed associazioni promossa dall’Assise Cittadina per Bagnoli, mira anche a tutelare le aree agricole della collina di San Laise, attualmente oggetto di manovre speculative da parte della proprietà immobiliare che ne sta espellendo i fittavoli, sostenenendo le esperienze di recupero ad uso colturale e pubblico avviate da cittadini e coloni; b) prendere atto che il fallimento di tutti i tentativi posti in essere per individuare soggetti privati interessati ad una gestione meramente commerciale delle aree ex Cinodromo-Zoo-Edenlandia lascia aperte solo due strade: dare corso all’ultimazione della procedura fallimentare oppure utilizzare l’esercizio provvisorio da parte del Comune per programmare insieme ai cittadini ed alle associazioni una nuova gestione pubblica fondata su attività di sperimentazione e divulgazione ambientale, che faccia leva sui fondi europei per i distretti culturali, come proposto in questi anni dall’Assise Cittadina per Bagnoli.

 

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©