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"Napolitano il nostro punto di forza"

Lettere all'UE, Draghi: "Le riforme si tramutino in realtà"

"Riforme strutturali unica via d'uscita"

Lettere all'UE, Draghi: 'Le riforme si tramutino in realtà'
26/10/2011, 18:10

BREXELLES - La situazione è «confusa e drammatica». L'alto debito, i dubbi, le incertezze e i ritardi nella correzione degli squilibri e nelle misure di rilancio della crescita rendono vulnerabile l'Italia. Sbagliato è pensare che l'aiuto possa venire dagli altri: il nostro Paese ce la deve fare da solo, affidandosi solo a se stesso. Per ripartire, non ci sono scorciatoie, ma una sola strada: quella delle riforme strutturali, «da tempo invocate, in larga parte condivise, ma tuttora inattuate». E un passo importante in questa direzione è stato segnato dalla lettera di intenti che il Governo italiano ha presentato all'Europa. Mario Draghi, futuro presidente della Bce, chiude, così, con un monito netto e un appello forte, il suo mandato di Governatore di Bankitalia. È stato un intervento particolarmente atteso, quello di Draghi alla celebrazione della 87ma Giornata Mondiale del risparmio, sua ultima uscita pubblica da Governatore. E, nel giorno degli addii, il cuore del messaggio risuonato nella sala del Palazzo della Cancelleria è stato soprattutto racchiuso in quelle parole scandite, a braccio e con toni fermi, al termine del suo discorso scritto. Parole poi salutate da un lunghissimo e caloroso applauso della platea. «Termino il mio mandato in una situazione confusa e drammatica sul piano nazionale e internazionale, sul fronte politico ed economico», ha detto Draghi. Una situazione ben diversa da quella in cui sei anni fa prese il timone di Palazzo Koch. Allora «l'apparente tranquillità, la compiacenza generale, l'ammirazione addirittura verso la finanza come motore di sviluppo nascondevano i semi della catastrofe futura», ha spiegato Draghi, citando Joseph Roth. Ma anche in questa situazione «non dobbiamo dimenticare i nostri punti di forza e il primo è il nostro Capo dello Stato», ha detto il Governatore. «Lo voglio ringraziare personalmente come cittadino e istituzionalmente come Banca d'Italia. Resta la nostra fonte di ispirazione e forza», ha aggiunto Draghi, tra gli applausi della platea. Ma, soprattutto, ha ammonito, l'Italia non deve «sperare negli altri» per salvarsi. «Tutti - ha incalzato - dobbiamo avere una maggiore responsabilità: non si può pensare che l'aiuto ci arrivi da altri Paesi, dobbiamo affidarci a noi stessi per costruirci un futuro in Europa». Insomma, la capacità di risposta va trovata prima di tutto in se stessi. Del resto, è proprio questa la «lezione fondamentale» della crisi: «costruire insieme il futuro in Europa. Solo così potremo rifare l'Italia». Ma un altro punto di forza viene anche da quanto è stato fatto. «In questi sei anni abbiamo, avete fatto moltissimo. Il contributo della Banca d'Italia nel fronteggiare la crisi è stato davvero esemplare a livello nazionale e internazionale, nell'adattare alla radice l'azione di vigilanza, nel disegno e nella gestione della politica monetaria europea, nel contributo alla nascita e all'attuazione della riforma della regolamentazione europea e mondiale». Ed essenziale è stata l'autonomia di Bankitalia. Autonomia che è un elemento «essenziale» e non «un concetto fine a se stesso». «Lascio ora la Banca con animo tranquillo, credo con il vostro affetto che mi accompagnerà a Francoforte», ha quindi detto Draghi. E, parlando del suo successore, Ignazio Visco, seduto in platea, dice: «il nuovo Governatore esprime quanto di meglio la Banca ha prodotto nella sua tradizione di formazione di autentici banchieri centrali». Il messaggio finale del Governatore non è stato oggi l'unico fuori programma. Draghi, infatti, ha espresso, a braccio, il suo giudizio sulla lettera d'intenti che il Governo italiano ha inviato alla Ue. «È un passo importante, è un piano di riforme organiche per lo sviluppo dell'economia italiana», ha detto. E, ora, «si tratta di farle con rapidità e concretezza. Non nascondiamoci - ha sottolineato - che si tratta di azioni coraggiose che però devono essere accompagnate dalla tutela delle fasce deboli che saranno toccate». Avanti, dunque, con le riforme. «Un rilancio duraturo della crescita sostenibile passa soprattutto per le riforme strutturali da tempo invocate, in larga parte condivise ma tuttora inattuate». Si tratta, ha spiegato Draghi, di «elevare la concorrenza nei mercati dei prodotti, in particolare nei servizi; costruire un contesto amministrativo e regolatorio più favorevole alle attività d'impresa; sospingere l'accumulazione di capitale fisico ed umano; innalzare i livelli di partecipazione al mercato del lavoro». Queste riforme richiedono «una sostanziale ridefinizione delle priorità e del modus operandi delle politiche e delle amministrazioni pubbliche». «I problemi nel medio e lungo termine - ha detto Draghi- possono essere risolti alla radice solo aumentando i l potenziale di crescita dell'economia italiana nel suo complesso e agendo sulla sostenibilità delle finanze pubbliche. Occorre dare piena e rapida attuazione alla manovra di settembre, in particolare definendo e realizzando rapidamente il previsto programma di revisione della spesa pubblica». Mettere in campo politiche che sospingono la crescita e il dinamismo economico accrescono le opportunità dei giovani. È su di loro che Draghi ha posto l'accento in ampi passaggi del suo intervento. «La crisi- ha detto- ha acuito soprattutto le difficoltà economiche dei più giovani», come evidenziano i dati relativi alla disoccupazione giovanile. «Ridurre la segmentazione oggi esistente nel mercato del lavoro e rendere più universali, oltre che più efficaci e rigorose, le tutele fornite riequlibrerebbe le opportunità occupazionali e le prospettive di reddito, oggi fortemente sbilanciate a favore delle generazioni più anziane». Per il governatore, «un contratto con protezioni crescenti nel tempo, l'introduzione di un moderno sistema di sussidi di disoccupazione, renderebbero il mercato del lavoro più fluido ed efficiente, oltre che più equo». Nell'agenda degli interventi della crescita c'è poi il capitolo relativo al fisco. «La composizione del prelievo fiscale - ha indicato Draghi - può essere modificata, trasferendone il peso dalle imposte e dai contributi che gravano sul lavoro e sull'attività produttiva all'imposizione sulla proprietà e sul consumo».

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di Valerio Esca
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