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Atteso l’incontro chiarificatore tra Berlusconi e Bossi

Libia, governo in affanno. I due alleati ai ferri corti

Il premier: “Non temo il voto in Parlamento”

Libia, governo in affanno. I due alleati ai ferri corti
28/04/2011, 09:04

ROMA - È alta la tensione nella maggioranza sul dossier Libia. Mancano circa 20 giorni alle amministrative, ma la Lega Nord punta il dito contro Silvio Berlusconi, dice “no” ai bombardamenti in Libia e sfida il premier su un voto parlamentare, che ormai sembra essere sempre più inevitabile. “Berlusconi si inginocchia a Parigi”: in questo modo ha aperto ieri a tutta pagina il quotidiano leghista, con un titolo frutto di un lavoro a quattro mani con lo stesso leader del Carroccio, diventato motivo di totale black out tra il Senatur e il Cavaliere. Assente da Roma Umberto Bossi, è toccato al ministro degli Interni Roberto Maroni spiegare il dissenso leghista. Secondo il responsabile del Viminale, la delegazione della Lega nel governo “ha sempre sostenuto che la posizione italiana sulla questione Libia dovesse essere come quella della Germania”: da qui la contrarietà ai bombardamenti, ha spiegato Maroni.
Il premier, dunque, deve fare i conti con la sua stessa maggioranza. Anche perché non c’è stato ancora un incontro chiarificatore con il leader del Carroccio. Secondo indiscrezioni provenienti da Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio avrebbe cercato senza successo di mettersi in contatto per tutta la giornata di ieri con Bossi. Il faccia a faccia potrebbe essere rinviato addirittura alla prossima settimana, forse a lunedì sera se verrà ripristinata la consuetudine di Berlusconi di cenare all’inizio della settimana con i leader della Lega nella sua residenza di Arcore. Allo stato attuale i due alleati sono ai ferri corti e non si capisce fino a che punto sia disposto ad arrivare il Carroccio.
Intanto però, il Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto discutere di Libia e di rimpasto è stato rinviato. Quanto sia fondamentale l’appoggio della Lega al governo Berlusconi non è mai stato un mistero: quindi non si vogliono correre rischi di nuove frizioni interne alla maggioranza di governo, se prima non c’è stato un preventivo chiarimento tra Berlusconi e Bossi. E in attesa di tale chiarimento l’attenzione si sposta sull’inevitabile passaggio parlamentare che deve sancire il maggiore impegno militare italiano in Libia: in quella occasione si verificherà se il governo può godere di una autonoma maggioranza sulla politica estera oppure no. Un’eventualità, quella della verifica parlamentare, che per il momento non preoccupa il premier che si dice convinto della tenuta del governo.

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di Antonio Formisano
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