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Una discussione futile ed inutile che invade le TV

L'illusione del "dopo-Berlusconi" che non ci sarà


L'illusione del 'dopo-Berlusconi' che non ci sarà
18/06/2011, 17:06

Sempre più spesso sento in Tv persone farneticare di un Berlusconi indirizzato verso il Quirinale, oppure pronto a fare un "passo indietro", nominando un'altra persona premier (magari una nullità come Angelino Alfano) ed altre amenità del genere.
Purtroppo, chi lo dice ignora un semplice dato, chi per malafede, chi per ignoranza pura: Silvio Berlusconi non è il tipo di persona che delega il controllo di una posizione di potere che può occupare lui. Perchè quindi andare al Quirinale, dove il Presidente della Repubblica non conta nulla, o fare solo il Presidente del partito? Solo perchè finalmente si è reso conto di non avere assolutamente le qualità adatte a governare? Sarebbe bello, ma non è così. Quando Berlusconi dice frasi come "sono il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni", non lo dice solo per il pubblico. Lo dice perchè è convinto sul serio che sia così, che non ci sia nessuno in grado di occupare quel posto come lo occupa lui, con gli stessi ottimi risultati. Così come è realmente convinto che chi non lo vota è solo un coglione, un imbecille, una persona senza cervello (parole che ha usato in diversi momenti), perchè non ha capito le sue immense qualità.
Quindi, stabilito che l'unica possibilità di successione a Berlusconi si avrà quando Berlusconi non ci sarà più, chi ne prenderà il posto? Chiaramente, nessuno ha la sfera di cristallo o può prevedere il futuro. Quindi quelle che si posso fare sono ipotesi.
La prima è la più facile: nessuno ne prende il posto, in quanto nessuno ha la proprietà o il controllo di tutte le Tv e di gran parte della stampa. Quindi il Pdl si spaccherebbe in una serie di gruppettini, ciascuno guidato da uno dei "colonnelli" (Scajola, La Russa, il duo Polverini-Alemanno, Verdini, ecc. ecc.). In questa ottica, ci sarebbe in breve l'esplosione del Pdl, con i gruppetti che emigrerebbero, chi verso il centro, chi verso l'estrema destra. Quindi al centro potrebbe formarsi, intorno all'Udc, una massa critica che comincia ad attirare i centristi del Pd, provocando una spaccatura anche di questo partito, con la parte che guarda a sinistra che cercherà la fusione a sinistra. Insomma, si tornerà ad una versione ammodernata della DC e del pentapartito.
La seconda possibilità è che le redini del partito le prenda - direttamente o per interposta persona - l'unica persona che possa continuare ad avere lo stesso potere mediatico del premier: Marina Berlusconi. In questo caso, si assisterà ad una lotta interna, con la neo-presidentessa che vorrà eliminare (politicamente, è ovvio) tutta la corte che si muoveva intorno a SIlvio, mentre la corte cercherà di difendere se stessa.
La terza possibilità è molto più vicina di quel che sembra, ma può essere la peggiore in assoluto. Il Pdl e Berlusconi ormai hanno quasi azzerato tutti i meccanismi di controllo democratico. In questo scenario chiunque abbia la potenza necessaria a diventare Presidente del Consiglio avrebbe poche difficoltà ad abbattere gli ultimi muri (asservire la Corte Costituzionale e il Csm al governo, ridurre lo spazio per la scelta quando si va a votare; bloccare lo spazio per i referendum) ed instaurare una dittatura di fatto. E attenzione: dittatura non significa necessariamente avere i carri armati nelle strade. Già adesso stiamo vivendo una fase di libertà estremamente ridotta, in Italia, dato che le informazioni sulla Tv e sui giornali, salvo poche eccezioni, arrivano enormemente filtrate e quindi non sempre sincere. Basta introdurre qualche limitazione per Internet, come si sta cercando di fare, magari con la scusa della sicurezza oppure della violazione dei diritti di autore (vedi le cause che Mediaset ha intentato a Youtube) o qualche altra cosa, e a quel punto la libertà diventerebbe qualcosa di irraggiungibile. Non sapremmo più cosa succede, se non quello che ci vuol far sapere il nuovo governo. E questo sarebbe l'addio a tutte le speranze di libertà

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di Antonio Rispoli
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