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Ancora una smentita alle menzogne del Pdl

L'imprudenza della clacque berlusconiana sulla giustizia


L'imprudenza della clacque berlusconiana sulla giustizia
12/04/2011, 10:04

Negli ultimi tempi Silvio Berlusconi e tutti i suoi portavoce (perchè ormai tali sono anche i deputati del Pdl, a livello locale e nazionale, e i giornalisti delle sue emittenti e dei suoi giornali) hanno cambiato clichè. Non più e non solo una accusa ai magistrati (toghe rosse, matti, un cancro per il Paese), ma anche la piena rivendicazione dei reati del premier.
Facciamo due esempi. Il primo riguarda la modifica costituzionale (quella che è stata spacciata come "la grande riforma epocale) che mirava a sottomettere i giudici all'esecutivo e a svuotare completamente il potere del Pubblico Ministero. All'inizio si diceva che era per i cittadini, per il bene di tutti e così via. Ma poi, prima che la legge venisse accantonata in favore di leggi più urgenti (essendo una riforma costituzionale, non sarebbe stata utile per i processi in corso per il premier) si era cominciato a dire che era perchè si trattava di una giusta risposta al crollo di una importante guarentigia. Secondo i berlusconiani, era l'unico modo per fermare lo strapotere della magistratura che, dopo l'abolizione dell'autorizzazione a procedere, si era scatenata contro i politici. Per chi non lo ricordasse, prima del 1993 quando era indagato un parlamentare, il Tribunale che lo indagava doveva mandare alla Camera di appartenenza la richiesta di poterlo processare. Se la Camera lo negava, il processo a carico del parlamentare era finito. E nel 90% dei casi questo succedeva. Quando nel 1993, per l'ennesima volta, la Camera dei deputati negò l'autorizzazione a procedere per Bettino Craxi, in piena Mani Pulite, la rabbia della gente esplose e, di fatto, costrinse il Parlamento ad abolire quelal norma costituzionale. Ora, già finchè vigeva questo sistema, la casta dei parlamentari bloccava l'azione della magistratura; caduta la guarentigia dell'autorizzazione a procedere, finalmente si sono potuti perseguire i politici che commettono reati. E' qualcosa di sbagliato forse? Di sbagliato ci sono i reati commessi dai politici e l'assoluto disprezzo che gli stessi hanno per le più elementari regole politiche. Infatti, in tutti i Paesi democratici un parlamentare (e ancor più un ministro) sospettato di un reato, si dimette e si fa processare. Alla fine, se risulta innocente, torna in politica; altrimenti scompare, politicamente parlando. Qui, nel Parlamento italiano, non si vuole neanche impedire che pregiudicati (cioè persone che hanno ricevuto condanne passate in giudicato) possano entrarvi. Il problema è questo, non la creazione di ulteriori protezioni.
Il secondo esempio è quello della "prescrizione breve", come viene chiamata. Si tratta di una legge finalizzata ad impedire che il processo Mills arrivi a sentenza di primo grado, tagliando di alcuni mesi la prescrizione.  Ci sono due motivi psicologici per questo. Il primo è il convincimento di Berlusconi è che i giudici sono troppo inferiori a lui e per questo non degni di giudicarlo. Il secondo è che una condanna (praticamente certa, viste le prove a disposizione dell'accusa) sia pure in primo grado, unita alla sentenza della Corte di Cassazione sul processo Mills (che afferma la colpevolezza del premier come corruttore dell'avvocato inglese) sia un colpo al prestigio del Presidente del Consiglio. Per questo si vuole impedire che questo avvenga, accorciando la prescrizione (che cadrebbe a gennaio-febbraio 2012) e facendola scadere a maggio-giugno 2011. Tempi troppo brevi per completare il processo.
Ma anche qui, dopo aver detto che è l'Europa che ce lo chiede, che è per i cittadini e così via, negli ultimi giorni stanno dicendo apertamente che è per salvare Berlusconi. Con questo ragionamento: è una giusta reazione (oggi il sottosegretario Mantovano ha parlato di "legittima difesa" ad Omnibus, su La7) ad un grave abuso della Procura. Il grave abuso riguarda la data del commesso reato, da cui dipende la data della prescrizione: non quando è stato fatto il pagamento, ma quando Mills ha cominciato a spendere i soldi.
Ora, tralasciamo il fatto che il discorso stesso è assolutamente illogico (ad un presunto abuso, non si può rispondere con una legge che danneggia centinaia di migliaia di vittime di reati), almeno è una cosa vera? Assolutamente no. Ripercorriamo i fatti. Quando - secondo la sentenza del processo Mills, passata in giudicato - venne deciso di pagare Mills, non ci fu Bernasconi o qualche altro manager Fininvest che prese una valigetta con 600 mila dollari per portarla all'avvocato inglese. Venne deciso di pagarlo con quote di un fondo azionario, per lasciare meno tracce. Ma, prima di fare questo acquisto, vennero fatti una serie di passaggi di quota, di società off-shore in società off-shore, prima dei soldi e poi delle quote del fondo azionario. Un procedimento molto complicato, fatto per cercare di cancellare l'origine dei soldi, che impiegò alcuni mesi per essere completato, dal momento in cui i soldi lasciarono le casse delle società del gruppo Fininvest. Quindi, secondo i magistrati, il reato di corruzione si completa nel momento in cui Mills riceve, con un documento legale, la proprietà delle quote del fondo azionario, e non quando viene fatto il primo acquisto. Opinione discutibile per carità; ed infatti la Corte di Cassazione nel processo Mills ha detto che non è così, che vale il momento in cui c'è il primo pagamento. Ma questo è un dettaglio giuridico che deciderà eventualmente la Cassazione; resta il fatto che non spetta all'imputato decidere se è giusto o no. E resta il fatto che il Parlamento non può e non deve interferire in un processo in corso, non importa chi sia l'imputato.

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di Antonio Rispoli
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