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L'irrilevanza dell'Italia nel mondo e i sogni del Cavaliere


L'irrilevanza dell'Italia nel mondo e i sogni del Cavaliere
26/03/2011, 19:03

Oggi su Repubblica si poteva leggere un articolo di retroscena sulla vicenda europea, che si può sintetizzare in poche parole: nelle riunioni che si tengono a livello europeo e a livello Nato sulla situazione libica l'Italia è considerata meno di zero; ma, nonostante questo, Silvio Berlusconi crede di poter essere colui che con una mediazione può risolvere la situazione della guerra in Libia. SIgnificativa anche una frase, attribuita al Presidente del Consiglio: "Quei due (il presidente francese Nicholas Sarkozy e il premier britannico david Cameron) fanno finta di non conoscere il nostro ruolo a Tripoli, ma non conoscono il diritto internazionale e le loro iniziative finiranno male".
Ora, che il retroscena sia vero o no, poco importa. Ma ci sono due dati certi. Il primo è l'assoluto silenzio di Berlusconi. In questi giorni di guerra avrà rilasciato una o due interviste sulla guerra in Libia, fatte con voce esitante ed incerta. Una cosa veramente strana per colui che ha fatto della comunicazione l'unica sua arma, e che quindi sa quanto appare debole un comportamento simile. Naturalmente, quando tutto sarà finito e comunque finisca, sarà prontissimo a comparire in TV a dire che è successo esattamente quello che lui vuole, ma per adesso si mantiene a metà strada tra Gheddafi e la Nato. Il secondo dato è l'illusione (perchè di questo si tratta) di poter andare in Libia a trattare con Gheddafi come plenipotenziario europeo ed ottenere che il colonnello abbandoni il suo Paese e lasci il potere a qualcun altro per iniziare una transizione non traumatica verso qualche forma più democratica.
Perchè anche in questo caso l'Italia ha dimostrato di non contare niente, di essere la solita Italietta che può al massimo accodarsi a ciò che fanno gli altri. L'ha dimostrato con un atteggiamento estremamente incerto verso gli avvenimenti e verso gli altri Paesi. Una serie di dichiarazioni e di atteggiamenti contrastanti, che diventavano certezze solo dopo che altri avevano deciso. Anche l'attività bellica che stiamo conducendo è di importanza minima. I nostri Tornado stanno facendo missioni per scovare e distruggere i radar, armati di un tipo particolare di missili, capaci di seguire le emissioni di onde tipiche dei radar e di colpirli. Si tratta di una missione inutile perchè, in quello che è l'elenco dei bersagli colpiti la prima notte dai missili Tomawahk statunitensi, ai primi posti c'erano le stazioni radar e - laddove possibile - gli hangar degli aeroporti militari. Possono essere restati attivi i radar civili (molto meno potenti) ma ogni aereo ha un sistema elettronico che permette il disturbo radar, se si rimane ad una certa distanza dall'antenna. Inoltre gli aerei più recenti, come l'Eurofighter, ha anche una bassa osservabilità radar (in termine tecnico si dice che è semi-stealth). In effetti sul radar, nonostante le sue dimensioni, l'Eurofighter appare poco più grosso di un falco. Utilizzando il disturbatore e magari una rotta con caratteristiche particolari di volo, può riuscire a sfuggire all'avvistamento. E visto che anche le postazioni fisse contraeree sono state distrutte la prima notte, il pericolo è limitato a postazioni missilistiche mobili, meno potenti di quelle fisse.
Con queste premesse, chi può mai fidarsi dell'Italia, anche lasciando perdere tutto il resto? Come credere a chi non si sa cosa sta facendo?

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di Antonio Rispoli
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