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Campania. Il destino dello "scudocrociato" dipende da Zinzi

L'Mpa col Pdl, l'Api con De Luca e l'Udc aspetta Caserta


L'Mpa col Pdl, l'Api con De Luca e l'Udc aspetta Caserta
27/01/2010, 12:01

NAPOLI - “Padroni in casa nostra”. Riccardo Villari ha lanciato la sua candidatura a presidente della Regione Campania per l’Mpa con uno slogan ad effetto che campeggia su molti tabelloni pubblicitari sparsi a Napoli e nei paesi della provincia. Nonostante sul tavolo non ci sia nulla di definito. Anzi, la prossima settimana sarà decisiva per stipulare l’accordo tra il Movimento per l’autonomia e il centrodestra. Il candidato alla presidenza di Palazzo Santa Lucia lo conoscono già tutti: Stefano Caldoro. La mossa di Villari e della “colomba” rappresenta un momento di visibilità, uno strumento per rimarcare la presenza di un piccolo partito appena uscito da una guerra intestina tra le diverse fazioni. Cacciati Antonio Milo ed Enzo Scotti, ora c’è il via libera del presidente nazionale Raffaele Lombardo al progetto politico autonomista di una forza che intende radicarsi sul territorio e fare incetta di consiglieri comunali ed amministratori locali.
L’Mpa sarà alleato del Popolo delle libertà. Lo spiega a Julienews proprio Riccardo Villari: “La mia candidatura a presidente è servita innanzitutto a rimarcare la nostra distanza dai due partiti maggiori: il Pd ed il Pdl. Siamo interessati alle questioni. Il programma rappresenta l’unica discriminante ai fini dell’alleanza. Appena è stata ufficializzata la candidatura di Stefano Caldoro, il leader dei socialisti mi ha chiamato ed abbiamo iniziato a dialogare, insieme ai vertici campani del Pdl. A sinistra non troviamo interlocutori, vivono una fase di difficoltà interna e non hanno nemmeno il candidato. Ecco perché se il centrodestra accetta il nostro contributo su alcuni punti di fondamentale importanza come la sanità e la sicurezza, non ci saranno problemi. Poi abbiamo un’altra priorità. Alla Campania, come fatto per tutte le regioni d’Italia in difficoltà, deve essere riconosciuto lo statuto speciale. Questa è la nostra sfida, questa sarà la nostra battaglia. Padroni in casa nostra significa riconquistare l’autonomia”. Il discorso è articolato. Riccardo Villari non è un politico improvvisato. I messaggi che ha trasmesso con questa dichiarazione sono chiari: la sua candidatura nei fatti è già stata ritirata e l’Mpa sosterrà Stefano Caldoro. Questione di ore.
Discorso diverso per l’Udc. Tutti parlano di un accordo vicino tra lo “scudocrociato” e il centrodestra ma non è così. La vertenza, in questo caso, è tutt’altro che programmatica. Molto più semplice e, sotto certi aspetti, più concreta di quella dell’Mpa. Una premessa. Lo sanno tutti che Ciriaco De Mita, nonostante abbia sbattuto la porta del Pd e se ne sia andato in maniera brusca, rompendo con i leader nazionali che non lo vollero candidare alle elezioni Politiche, ha conservato un rapporto privilegiato col governatore Antonio Bassolino. De Mita “tira” per il centrosinistra anche se deve comunque badare all’essenziale, alla sopravvivenza del partito in Campania che, tradotto in termini poveri, significa potere e poltrone. Ecco perché, all’atto pratico, la discussione, o meglio la trattativa, ha assunto toni esclusivamente utilitaristici. Sul tavolo la candidatura a presidente della Provincia di Caserta. Il Pdl ha candidato Pasquale Giuliano, parlamentare e magistrato. Domenico Zinzi, leader dello “scudocrociato” in terra di lavoro e fedelissimo di Ciriaco De Mita, ha posto una condizione. Pretende la candidatura al posto di Pasquale Giuliano. La partita è tutta qui. Se il centrodestra a Caserta scarica Zinzi, l’Udc rompe a livello regionale col Popolo delle libertà e sosterrà il centrosinistra.
Discorso diverso per l’Api di Francesco Rutelli, che sabato mattina sarà a Napoli, alla Mostra d’Oltremare, con Bruno Tabacci e Bruno Cesario, parlamentare e coordinatore regionale in Campania della nuova forza politica. E proprio Cesario anticipa i temi della giornata e parla a Julienews della strategia politica locale: “In Campania siamo col centrosinistra e grazie a noi, al tavolo politico, si è sbloccata una situazione d’impasse. Partecipiamo alle primarie del centrosinistra e l’Api sarà in coalizione con il candidato alla presidenza della Regione Campania Enzo De Luca. Attendiamo, invece, notizie positive dall’Udc, nostri alleati naturali. De Luca incarna tutto ciò che ci serve ed è un uomo che, sul campo, da sindaco di Salerno, ha già dimostrato quanto vale. Ha competenza, capacità, incarna i principi della discontinuità ed è in grado di convincere gli indecisi grazie al suo carisma ed alla sua proposta politica”. Insomma, è tutto a posto. Il ragionamento,però, cade se De Luca non vince le primarie. Poi, c’è l’incognita di Bassolino. Tutti ne parlano male. Discontinuità significa questo. Discontinuità a Bassolino ed al suo apparato di consulenti. Un esercito.
Una svolta dopo gli eclatanti fallimenti dell’attuale governatore, il quale, e non solo sulla questione dei rifiuti, è riuscito a “sputtanare” Napoli e la Campania in tutto il mondo. Nessuno vuole Bassolino. Il centrosinistra, per vincere, è costretto a prendere le distanze dal presidente più impopolare del mondo. Impopolare ma con un pacchetto di voti non indifferente. Potrebbe apparire un controsenso, ma non è così. In Campania c’è differenza tra consensi e voti. I primi si conquistano sul campo, con lavoro ed il successo. I secondi con le distorsioni del potere, con le clientele, gli affari e i business. Da queste parti funziona così. Ecco perché nessuno vuole Antonio Bassolino. Però non possono cancellarlo dalla scena. Il centrosinistra parla di discontinuità. Ma i suoi voti servono. Non a caso i candidati più forti nella lista del Pd, che viaggiano da sicuri eletti, sono proprio due fedelissimi del governatore: Michele Caiazzo, consigliere uscente, e Antonio Marciano, portaborse storico, che alle prossime elezioni dovrebbe incassare il premio per la sua fedeltà. Discontinuità o no è sempre la stessa musica. I termini contano poco. La realtà è rappresentata dai fatti. Bassolino è stato chiaro: “Senza di me il centrosinistra non vince”. E se lo dice lui, c’è poco da dubitare.

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di Giovanni De Cicco
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