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Lo strano "federalismo" della Lega Nord


Lo strano 'federalismo' della Lega Nord
21/06/2010, 09:06

Anche ieri c'è stata la riunione di Pontida, rituale immancabile della Lega Nord. Tutto come al solito: dirigenti, deputati, senatori, sindaci del Carroccio riuniti lì, ad insultare Roma ladrona, i meridionali (questa volta i "negher" meno del solito), ad invocare chi la secessione e chi il federalismo leghista, e menate varie. Tutto come al solito.
Allora chiudiamo qua la discussione? Direi che non è il caso. Purtroppo, in questa Italia imbelle, ottusa ed in stato comatoso, anche i fatti eversivi sono considerati normale o al massimo folclore. Infatti anche ieri la Lega ha dimostrato di essere un partito nazistoide ed eversivo, ma nessuno pare accorgersene. Ma per capire cosa è la Lega sarebbe necessario conoscerne la storia, quella vera, integrata nella storia italiana.
Fino alla metà degli anni '80, la Lega Nord era solo un micropartito del nord, insieme ad altre "leghe" lombarde, venete o che so io, La svolta è verso la fine degli anni '80, quando il C.A.F. (Craxi, Andreotti e Forlani), cioè il sistema di corruizione guidato dai tre più forti esponenti politici dell'epoca, comincia a perdere colpi. Ma attenzione, comincia a perdere colpi non per chissà quale motivo, ma semplicemente perchè non ci sono più soldi per disporre come prima a piene mani dal debito pubblico per pagare amici e complici. I primi ad accorgersene sono proprio gli industriali del nord, a cui viene negata quella che sembrava una fonte inesauribile di denaro a cui attingere senza alcun rischio. Per una classe industriale assolutamente incapace di affrontare la concorrenza del mercato senza lo Stato che usava il nostro futuro per foraggiarli, classe industriale ben rappresentata da persone come Gianni Agnelli, era il crollo. Allora qui nasce la Lega Nord, che apparentemente sembrava l'ideale: una rispolveratina a tutti gli slogan razzisti ed antimeridionalisti che nel nord (soprattutto ad est di Milano) circolano tranquillamente e sono molto apprezzati, e si sarebbe creato quella stessa situazione che portò, nell'immediato dopoguerra, a dare una particolare autonomia alla Sicilia che minacciava la secessione. E così piovono finanziamenti su Umberto Bossi (anche qualcuno illecito, come ha dimostrato la magistratura) per potenziare il partito ed avanzare la richiesta. Poi a livello politico ci sarebbe stato che avrebbe sostenuto la necessità di dare completa autonomia impositiva alle regioni del Nord, che altrimenti si sarebbero staccate, in modo da scaricare il pagamento del debito pubblico - fatto nell'interesse degli industriali del nord Italia - sui cittadini del centro e del sud. A rompere ancora una volta le uova nel paniere fu Tangentopoli e il pool di Milano di "Mani pulite", guidato da Antonio Di Pietro e Francesco Saverio Borrelli, che con le loro indagini portarono alla luce il marcio e squalificarono moralmente la classe politica e quella industriale. In quel momento qualunque politico avesse mostrato una eccessiva vicinanza con gli industriali sarebbe sembrato sospetto alla gente. E così Bossi - che è stato un sottile stratega politico - prese le distanze, riuscendo così a toccare anche il 10% delle preferenze alle elezioni del 1994.
Poi ci fu il governo Berlusconi, la cui fine fu decretata proprio da Bossi. Oggi tutti i giornali ripetono la balla berlusconiana che a far cadere quel governo furono le "toghe rosse" di Milano con l'invio di un avviso di garanzia al G9 di Napoli a novembre. Ma si tratta di falsità: nel novembre 1994 Berlusconi non ebbe alcun avviso di garanzia ma solo un avviso di comparizione (cioè la richiesta di andare a testimoniare in un certo giorno e a una certa ora); a Napoli il G8 c'era stato a luglio, mentre a novembre c'era solo uin convegno internazionale sulla giustizia; il governo cadde a Natale, 45 giorni dopo l'avviso di comparizione. In realtà fu Bossi a decretarne la fine. Infatti quando ci fu la FInanziaria, sorsero i guai. Data l'assoluta incapacità di Tremonti a trattare temi economici e la volontà di Berlusconi di colpire economicamente le fasce più deboli della società, fecero una manovra dove la parte più grossa era un risparmio di 5000 miliardi di lire, ottenuti colpendo le pensioni: passaggio dai 35 ai 40 anni di contribuzione come requisito minimo per andare in pensione a partire dal primo gennaio 1995. La decisione sollevò la piazza e i sindacati (ah, sì, allora esistevano ancora CGIL, CISL e UIL) portarono oltre un milione di persone sotto Montecitorio. Il Presidente del Consiglio rispose con i soliti commenti sprezzanti (del tipo "sono venuti a fare una gita a Roma"), ma Bossi, che grazie ad un accordo aveva piazzato alla Camera e al senato i suoi uomini in ragione di un terzo della maggioranza, decise di cavalcare la protesta per acquisire maggior consenso. E quindi mollò Berlusconi, puntando a nuove elezioni. Da qui nacquero i litigi che proseguirono fino al 1997-1998. In questa fase la Lega ritorna a discorsi esplicitamente eversivi: i fucili per conquistare Roma, i "padani" in rivolta e minchiate varie. Poi la riappacificazione con Berlusconi, dopo una serie di articoli con cui la Padania richiamava l'attenzione sui misteri ed i possibili collegamentamenti con la mafia dello stesso Berlusconi. Da qui il governo del 2001, l'opposizione tra il 2006 e il 2008 e poi di nuovo al governo. Ma in questo periodo il discorso è diventato diverso. Nelle occasioni ufficiali i leghisti non parlano più di secessione, ma di federalismo, enunciandone i meriti e prendendo ad esempio quei Paesi che sono federalisti, come gli Stati Uniti o la Germania. Peccato però che quando si va nel concreto, vanno sul secessionismo e non sul federalismo. E se non è proprio secessionismo, è egoismo finanziario, lo stesso dell'inizio degli anni '90: scaricare tutti i guasti dell'economia italiana sugli altri In modo da godersi quello di cui finora si sono impossessati. Inoltre, nell'ignoranza che contraddistingue queste persone, i leghisti dimostrano di ignorare che MAI nella storia un Paese centralista è diventato federalista, se non come passaggio transitorio verso la guerra civile. In questo senso gli esempi ci sono, invece, e sono tanti. L'ultimo, vicino a noi, è stata la Jugoslavia: centralista sotto Tito, poi divenne federale ed infine via alle guerre civili. Ma loro portano avanti lo stesso il loro piano, convinti di arricchirsi ancora in futuro. E lo fanno snocciolando dati veri, ma incompleti, per ingannare la gente; il tutto senza che mai un giornalista gli rinfacci come stanno le cose. L'argomento principale che loro portano è che le regioni del nord pagano 100 di tasse e ricevono di meno come finanziamenti diretti. Ora, le cifre che loro snocciolano probabilmente sono vere, ma è il loro discorso che è falso. Mi spiego: loro fanno la differenza tra quelle che sono le tasse pagate e la somma di quello che ricevono province, regione e comuni. Ma le tasse servono a qualcosa o no? Il Parlamento con i suoi sperperi, l'esercito, la marina, l'aviazione, la burocrazia, qualcuno la deve pagare o no? Quindi già per questo è normale che i soldi che tornano siano di meno. Inoltre nei loro calcoli, per malafede o ignoranza, non mettono mai i trasferimenti indiretti. Quali sono? Per esempio gli stipendi dei poliziotti, dei carabinieri, dei finanzieri che, in rapporto alla popolazione, sono in media 5 volte rispetto a quelli che stanno al sud. Per esempio i fortissimi investimenti in infrastrutture fatti al nord e non al sud. Basti ricordare che tra Torino e Venezia ci sono 400 Km. di distanza circa ed una decina di aeroporti; tra Napoli e Reggio Calabria sono quasi 450 Km. e ci sono 3o 4 aeroporti. Anche questo è qualcosa che si paga e che va conteggiato nei trasferimenti indiretti. E lo sviluppo autostradale? Vogliamo confrontare l'immane sviluppo delle autostrade al nord con le sole tre autostrade che racchiudono Campania, Calabria, Basilicata e Puglia? Quersti costi andrebbero calcolati, ma la Lega non lo fa mai. Invece nei trasferimenti al sud computano anche i fondi europei, come i Fas (Fondi per aree sottosviluppate) falsando quindi i dati globali. Insomma, le cifre che loro espongono sono false, pura propaganda. Ma data l'avidità della maggior parte dei cittadini del nord Italia, raccontare che derubano il nord è una buona carta propagandistica. La soluzione? Il federalismo leghista, cioè il secessionismo: il Nord si tiene i suoi soldi ma non il debito pubblico, che invece viene pagato dai cittadini del centro-sud. Il cosiddetto federalismo fiscale non è altro che questo.
Insomma, non è altro che la realizzazione di quello che già molti anni fa un gruppo musicale politicamente vicino ai centri sociali napoletani, i 99 Posse, descrisse magnificamente nel ritornello di una loro canzone. Parlando dei leghisti, la canzone dice: "Voi, 'Roma ladrona' l'avete chiamata mamma finchè non le avete prosciugato le mammelle". E ora ad eliminare gli scarti dovrebbero pensarci gli altri.

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di Antonio Rispoli
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