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L’occupazione edile in Campania: profonda crisi negli ultimi due anni, picco negativo a febbraio


L’occupazione edile in Campania:  profonda crisi negli ultimi due anni, picco negativo a febbraio
23/05/2012, 15:05

Napoli 23 maggio 2012 - La crisi economica sta producendo da tempo profonde ripercussioni negative nel settore edile. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale CNCE (Commissione Nazionale Casse Edili) l’attività delle costruzioni si è ridotta in Campania del 25% in due anni: nel 2011 si è registrata una flessione del 14%, a cui bisogna aggiungere quella degli ultimi dodici mesi pari all’11%. Sono dati divulgati oggi in occasione della prima Conferenza nazionale del Sistema Bilaterale delle Costruzioni, che si è tenuta a Napoli. Se si analizzano i valori assoluti ci si rende conto delle conseguenze nefaste in termini occupazionali. Le ore di lavoro registrate in cassa edile tra il gennaio 2011 e il gennaio 2012 sono quasi 500 mila in meno. Infatti in Campania hanno perso l’occupazione 5.344 operai in un anno, ovvero il 14%. Un dato rilevante secondo l’Osservatorio che a livello nazionale monitora circa l’80% del sistema e che stima in un anno la perdita occupazionale per 70.000 lavoratori. Il 13% di questi proprio in Campania. Medesima situazione per le imprese iscritte alle Casse edili: nel gennaio 2011 erano 11.026 mentre un anno dopo 9.943 (-10%).



Il picco di febbraio

Se fino a gennaio di quest’anno la situazione nella regione è stata particolarmente grave, il dato di febbraio è sorprendete, anche questa volta in negativo. Nel secondo mese dell’anno, infatti, si è verificata una flessione del 26% delle ore lavorate rispetto allo stesso periodo del 2011. Gli operai iscritti in cassa a febbraio 2011 erano 39.116, esattamente un anno dopo 32.721. Allo stato di crisi si sono aggiunte, infatti, le difficili condizioni meteorologiche. I dati, provincia per provincia, indicano una situazione disastrosa ad Avellino (-59%) e a Benevento (-42%); nella media regionale Caserta (- 26%) e Salerno (-29%). Per quanto riguarda, invece, la provincia di Napoli la riduzione delle ore lavorate a Febbraio 2012 rispetto allo stesso mese del 2011 è del 16%.



Soffre tutto il sud, in Molise il primato negativo

Tutto il sud soffre pesantemente la crisi economica dal punto di vista occupazionale. La regione che sta peggio è il Molise con il primato negativo rispetto a tutta la Penisola: le ore di lavoro registrate in cassa edile sono diminuite tra gennaio 2011 e gennaio 2012 del 15%; a seguire la Sicilia e la Calabria (-15%), la Basilicata (-12%), la Puglia e la Campania (-11%). Meglio da questo punto di vista la Sardegna (-6%). Se nel complesso le regioni del mezzogiorno registrano flessioni maggiori rispetto alla media, non mancano situazioni altrettanto critiche al nord: a partire dal Piemonte (-7%) fino all’Emilia Romagna con la peggiore percentuale per il settentrione ( -’11%) che, così, raggiunge i livelli di Puglia e Campania.



L’incidenza dei lavoratori stranieri

Nel 2011 in Italia l’incidenza dei lavoratori stranieri sulla forza lavoro è stata pari al 30%. La percentuale di stranieri sul totale degli operai attivi varia al variare delle diverse aree geografiche prese in considerazione: al sud è dell’ 8% e nelle isole del 6, 5%. Molto più alta al Nord-Ovest (42%), seguito dal Centro (39,5%) Se si considera la divisione per qualifica, l’incidenza degli stranieri sale al 45% per gli operai comuni (con punte del 67,5% nel Nord-Ovest) e scende invece al 13% per gli operai specializzati.



In questo scenario è a rischio ’intero sistema di salvaguardia sociale che fa capo al Sistema Bilaterale delle Costruzioni, gestito pariteticamente dalle organizzazioni di rappresentanza imprenditoriale e dei sindacati dei lavoratori. Sistema che comprende le casse edili, coordinate dalla CNCE (Commissione Nazionale delle Casse Edili); le scuole edili, coordinante dal Formedil (Ente nazionale per la formazione e l’addestramento professionale nell’edilizia); e i Comitati paritetici territoriali per la sicurezza, coordinati dalla CNCpt (Commissione nazionale paritetica per la prevenzione infortuni, l’igiene e l’ambiente di lavoro), che garantiscono servizi di assistenza, previdenza e di crescita professionale contribuendo in maniera rilevante ad assicurare condizioni di vita migliori e sicure a 700.000 lavoratori e alle loro famiglie, ovvero a più di 2 milioni di persone. “La crisi - ha dichiarato il Presidente del Formedil Massimo Calzoni - ha generato una progressiva disgregazione innescando un meccanismo perverso che ha pesanti ripercussioni sul funzionamento dell’intero mercato del lavoro. A livello periferico la situazione sta diventando insostenibile: le imprese, che faticano a ottenere commesse e finanziamenti, non riescono a pagare i contributi ai loro lavoratori presso le Casse Edili, l’Inps e l’Inail. Questo impedisce loro di ottenere il Durc (Documento unico di regolarità contributiva), indispensabile per partecipare ai bandi per i lavori pubblici e privati. Si innesca così un circolo vizioso che potrebbe bloccare completamente il mercato”.






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di Redazione
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