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Esulta l’Idv, il Pd decide di non chiedere le dimissioni

Lodo Alfano, arriva la bocciatura. Berlusconi: vado avanti


Lodo Alfano, arriva la bocciatura. Berlusconi: vado avanti
07/10/2009, 22:10

Una decisione del genere era già nell’aria da tempo ma, in casi come questo, non è mai detta l’ultima parola. Stasera, però, è arrivata la decisione della Consulta: il lodo Alfano è illegittimo. Ma il Cavaliere non si dà per vinto ed ha già annunciato che non intende dimettersi, mentre le sue dichiarazioni riguardo il presidente Napolitano hanno sollevato un coro di indignazione da parte dell’opposizione. Il Pd ha deciso di non chiedere le dimissioni del premier, mentre da Idv il coro è unico: Berlusconi vada a casa e si faccia processare. Nel Pdl, intanto, parla già di sentenza politica. E si contesta: se serviva una legge costituzionale, perchè non dirlo quando si esaminò il Lodo Schifani?

IL LODO ALFANO è stato bocciato a maggioranza, i voti favorevoli alla bocciatura sarebbero stati nove, i contrari sei. Ovvero, Berlusconi dovrà dire addio a quella legge che prevede la sospensione dei processi per le quattro più alte cariche dello Stato, ritenuta in contrasto con l’articolo 138 della Costituzione e con l’articolo 3, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. “La Corte costituzionale, - si legge nel comunicato ufficiale partito dal palazzo della Consulta, - giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del Gip del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal Gip del Tribunale di Roma”.

BERLUSCONI, appena appresa la notizia, è apparso più battagliero del solito. Inviperito, si potrebbe dire, e pronto a cavalcare i cavalli di battaglia che hanno tenuto banco nelle sue filippiche contro i giudici e la presunta strumentalizzazione politica delle sentenze. “Andiamo avanti, dobbiamo governare 5 anni con o senza lodo”, ha commentato a caldo, uscendo da Palazzo Grazioli. “Non ci ho mai creduto, - ha proseguito il premier, - perché con una Corte costituzionale con 11 giudici di sinistra era impossibile che lo approvassero”. Questa Consulta “non è un organo di garanzia ma un organo politico”, ha continuato il premier, aggiungendo: “abbiamo giudici della Corte costituzionale eletti da tre Capi di Stato della sinistra che fanno della Corte non un organo di garanzia, ma un organo politico”. E poi, le dichiarazioni su Napolitano che sono al centro delle polemiche: “Il capo dello Stato, - ha aggiunto Berlusconi, - sapete da che parte sta…”

NAPOLITANO, dal canto suo, ha immediatamente replicato in tono secco e deciso. “Tutti sanno da che parte sta il presidente della Repubblica. Sta dalla parte della Costituzione, esercitando le sue funzioni con assoluta imparzialità e in uno spirito di leale collaborazione istituzionale”. Una risposta che però non è servita a placare gli animi. Berlusconi, che afferma di sentirsi “preso in giro”, ha controreplicato: “non mi interessa quello che ha detto Napolitano”.

IL GOVERNO non è stato intaccato da questa decisione. A spiegarlo è ancora Berlusconi, che sottolinea la propria “volontà di proseguire con determinazione nel mandato ricevuto dal popolo e rinnovato in tutte le più recenti competizioni elettorali”. E sui processi, ostentata sicurezza: “non ho il minimo dubbio che le accuse infondate e risibili che ancora mi vengono rivolte cadranno sotto il vaglio di magistrati onesti, indipendenti e ossequienti alla legge e alla propria coscienza”.

ANCHE LA LEGA è determinata ad andare avanti dopo la bocciatura del cosiddetto lodo Alfano, escludendo il ricorso ad elezioni. “Non ci piegano”, ha dichiarato Umberto Bossi, che ha aggiunto: “se si ferma il governo, si ferma anche il federalismo. Figurati se può fermarsi il federalismo… facciamo la guerra”.

IL PARTITO DEMOCRATICO, che in questi giorni è costretto a fare i conti con dissidi interni in vista delle primarie del partito, sulla questione ha trovato un punto di incontro. Per Pier Luigi Bersani, probabile nuovo segretario del Pd, crede che “Berlusconi dovrà continuare a fare il suo mestiere sapendo però che deve andare a sentenza, come un cittadino comune”. Dario Franceschini, dopo la sentenza, ha convocato i vertici del suo partito per fissare la linea comune: il Pd non chiederà le dimissioni del partito.

ANTONIO DI PIETRO esulta e chiede che Berlusconi si dimetta dall’incarico per andare a fare “quello che da 15 anni si ostina a non voler fare: l’imputato”. Il leader di Italia dei Valori ne approfitta per sferrare un altro attacco al presidente della Repubblica: “D’ora in poi non sia così frettoloso nel firmare provvedimenti incostituzionali e immorali”. Felice Belisario, collega di partito di Di Pietro, parla di “vittoria del diritto” ed invita il Cavaliere “a prendere le valigie e a cambiare aria”.

IL PREMIER DEVE RESTARE, invece, per Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, che ricordando che la bocciatura del lodo Alfano “non è il giudizio universale”, sottolinea che “la sentenza deve essere rispettata punto e basta”. Anche per Rocco Buttiglione la sentenza non costituisce un motivo sufficiente per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio: “Chi ha la maggioranza, - ha detto, - ha il diritto-dovere di governare. Per lo stesso motivo nessuno pensi di convocare elezioni anticipate contro la Corte Costituzionale”.

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, Angelino Alfano, commenta definendo “inspiegabile” la motivazione della Consulta, che ha affermato che per garantire l’immunità alle quattro più alte cariche dello Stato serve una legge costituzionale. Avrebbe “potuto e dovuto”, secondo il Guardasigilli, dirlo già cinque anni fa, quando fu esaminato il Lodo Schifani. E invece, non facendolo, ha “indotto” il Parlamento a utilizzare lo strumento della legge ordinaria e il capo dello Stato a promulgarla. Tira in ballo il Lodo Schifani anche Gaetano Pecorella, parlamentare del Pdl e legale del premier, per il quale con questa sentenza la Corte Costituzionale “ha smentito se stessa, perché nella sentenza del 2004 sul Lodo Schifani aveva evidenziato alcuni aspetti di incostituzionalità ma il provvedimento rientrava nelle norme ordinarie del processo penale”.

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di Nico Falco
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