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Lodo Alfano, la Consulta si esprimerà su 3 ricorsi

Spetterà nuovamente alla Corte Costituzionale decidere il destino dei processi a carico del premier Silvio Berlusconi. Una situazione che fa tornare alla mente il 2004, quando la Corte bocciò il “lodo Schifani”, ovvero lo scudo processuale per le più alte cariche dello Stato, e stabilì la ripresa del processo Sme; questa volta ‘sotto processo’ sarà il “lodo Alfano”.

Il presidente della Consulta, Francesco Almirante, che nel 2004 scrisse le motivazioni della sentenza di illegittimità del lodo Schifani, non si è ancora pronunciato sulla data dell’udienza ma secondo alcune indiscrezioni i tre ricorsi arrivati alla Corte saranno presi in esame tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Per decidere sul lodo Alfano sarà senza dubbio esaminata la posizione presa in passato nei confronti del lodo Schifani. All’epoca la legge fu bocciata perché “generale, automatica e di durata non determinata”, mentre fu definito “un interesse apprezzabile” quello di “tutelare il sereno svolgimento delle funzioni delle alte cariche dello Stato”. La nuova legge, quindi, potrebbe anche essere definita lecita nel caso non cozzi con i motivi della bocciatura della precedente.

Il cosiddetto lodo Alfano, che prende il nome dall’attuale ministro della Giustizia, fu messo in discussione per la prima volta dai giudici della prima sezione del tribunale di Milano, che lavorano su presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaste, con Berlusconi tra gli imputati. Il secondo ricorso è arrivato dalla decima sezione del Tribunale di Milano che, dopo aver stralciato la posizione del Cavaliere ed aver investito l’Alta Corte, hanno condannato a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari l’avvocato inglese David Mills, coimputato di Berlusconi. Il terzo ricorso, infine, è arrivato alla Consulta dal gip di Roma Orlando Villoni nell’ambito del procedimento che vede indagato Berlusconi per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all’estero durante la scorsa legislatura.

I tre ricorsi battono sugli stessi punti: innanzitutto si rileva che il lodo Alfano, nel sospendere i processi penali per reati extrafunzionali commessi dalle quattro più alte cariche (presidente della Repubblica, presidenti di Senato e Camera, presidente del Consiglio), viola l’articolo 138 della Costituzione in quanto introduce una “garanzia aggiuntiva” con una legge ordinaria e non costituzionale, “in deroga alla generale disciplina in vigore per tutti i cittadini”. Il lodo, inoltre, viola l’articolo 3 della Carta, ovvero l’uguaglianza di tutti di fronte alla giurisdizione penale, ed i principi del giusto processo (art. 111) e dell’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112). In poche parole, privilegia quattro cittadini permettendo loro di perpetrare reati senza incorrere in un processo e bloccando l’azione penale.

Il lodo viola inoltre, si legge nel ricorso alla Consulta presentato dal collegio presieduto dal giudice Nicoletta Gandus, l’articolo 96 delle Costituzione: in caso di reati extrafunzionali la tutela va esclusivamente a vantaggio del premier, diversamente da quanto accade per i reati commessi nell’esercizio delle funzioni, relativamente ai quali presidente del Consiglio e Ministri sono accomunati dalla necessità di una preventiva autorizzazione delle Camere.
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