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De Benedetti: "La Cir subì uno scippo"

Lodo Mondadori, Berlusconi pagherà 541 milioni alla Cir

Marina Berlusconi: "E' uno schiaffo alla giustizia"

Lodo Mondadori, Berlusconi pagherà 541 milioni alla Cir
17/09/2013, 22:02

ROMA - La Cassazione ha respinto il ricorso della Finivest contro la Cir per il risarcimento del Lodo Mondadori. Silvio Berlusconi, dunque, dovrà risarcire la Cir di Carlo De Benedetti di 541 milioni di euro, con un taglio di poco più di 23 milioni sulla cifra liquidata dai giudici, pari a 564,2 milioni di euro. Il verdetto della Cassazione è stato firmato dal presidente del collegio della Terza sezione civile, Francesco Trifone, e dal consigliere Giacomo Travaglino. La Corte ha parzialmente accolto solo uno dei motivi della difesa Fininvest, il 13esimo, relativo al reclamo per l’eccessiva valutazione della azioni del gruppo L’Espresso. Sul verdetto depositato dalla Cassazione sul Lodo Mondadori si può leggere: “La corte accoglie il tredicesimo motivo di ricorso [della Fininvest] e rigetta i restanti motivi. In conseguenza dell'accoglimento del tredicesimo motivo, cassa senza rinvio il capo della sentenza di appello contenente la liquidazione del danno in via equitativa, come stimata nella misura del 15% del danno patrimoniale già liquidato. Conferma nel resto l'impugnata sentenza”.

“Prendo atto con soddisfazione che dopo più di 20 anni viene definitivamente acclarata la gravità dello scippo che la Cir subì a seguito della accertata corruzione di un giudice da parte della Fininvest di Berlusconi, il quale, a quel tempo, era ancora ben lontano dall'impegnarsi in politica”. Ad affermarlo è Carlo De Benedetti, che prosegue: “La spartizione del Gruppo Mondadori-Espresso avvenne a condizioni per me molto sfavorevoli per un grave motivo che all'epoca nessuno conosceva. Ci sono voluti sei gradi di giudizio, tre penali e tre civili, per arrivare a questa inappellabile decisione. La cifra definita è importante, ma occorre tener conto che essa è composta per meno di un terzo dal danno riconosciuto e per più dei due terzi dal semplice meccanismo di interessi e inflazione dovuto ai vent'anni trascorsi. Questo percorso l'ho compiuto in solitaria e desidero ringraziare gli avvocati e i consulenti che a suo tempo ho scelto per la collaborazione che mi hanno sempre fornito. Questa cifra è destinata alla Cir e non a me, neanche indirettamente, avendo recentemente donato ai miei tre figli il controllo del Gruppo. A me rimane la grande amarezza di essere stato impedito, attraverso la corruzione, di sviluppare quel grande gruppo editoriale che avevo progettato e realizzato. Avrò modo di ritornare sull'argomento”.

Differente è la posizione di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, che vede nella sentenza della Cassazione una manifestazione della faziosità della magistratura e un accanimento contro la persona di Silvio Berlusconi. “Questa sentenza non è giustizia, è un altro schiaffo alla giustizia. Rappresenta la conferma di un accanimento sempre più evidente. E la sua gravità lascia sgomenti”, ha affermato Marina Berlusconi. La figlia di Silvio Berlusconi ha poi continuato: “Da vent'anni certa magistratura assieme al gruppo editoriale di Carlo De Benedetti tentano di eliminare dalla scena politica mio padre aggredendolo su tutti i fronti. E ora la magistratura ci impone definitivamente di finanziare proprio il gruppo De Benedetti, per un importo spropositato, infinitamente superiore al valore della partecipazione Fininvest nella Mondadori. Tutto ciò è compatibile con la democrazia? Davvero si può far finta di niente di fronte ad una simile anomalia? Sappiamo meglio di tanti altri che le sentenze si devono rispettare, lo abbiamo dimostrato nei fatti eseguendo alla lettera quanto stabilito dai primi due gradi di giudizio. Però le sentenze ingiuste non solo si possono, si devono criticare. E anche questo, al di là delle motivazioni che leggeremo molto attentamente, è un verdetto in palese contrasto con la realtà dei fatti ma anche con le regole del diritto”. “Siamo dalla parte della ragione, lo abbiamo provato senza ombra di dubbio ma ci vediamo ugualmente condannati ad un autentico esproprio, che senza alcun fondamento colpisce così duramente uno dei più importanti gruppi imprenditoriali del Paese – ha aggiunto, per concludere, Marina Berlusconi –. Il ridimensionamento molto modesto della somma determinata dalla Cassazione non intacca in alcun modo l'eccezionale peso dell'ingiustizia di cui siamo vittime. Al contrario, suona come una vera e propria beffa. La Cir non ha subito alcun danno, lo sa per primo Carlo De Benedetti che continua a straparlare di "scippo", neppure un euro da parte nostra era ed è dovuto. Oggi la Cassazione aveva la possibilità di cancellare quello che non esito a definire uno scandalo giuridico. Ha deciso di non farlo. È una nuova, bruciante sconfitta per la giustizia, una ferita profonda per quanti si ostinano ancora a credere nei valori della giustizia e della verità. Ma noi non ci arrendiamo. Percorreremo tutte le strade che riguardo alla sentenza l'ordinamento consente perché questi valori possano tornare a essere rispettati”.

Per il vicepremier Angelino Alfano si è trattato di una sentenza spropositata, che dimostra che nessuno può più sentirsi al sicuro. “È una sentenza spropositata nella sua dimensione e conferma che nei confronti di Silvio Berlusconi c'è un attacco al politico e all'imprenditore. Penso che l'azienda ricorrerà nelle più alte sedi, anche internazionali”, ha detto Alfano. Dello stesso parere Sandro Bondi, che ha detto: “Nessuno può sentirsi sicuro della propria libertà personale, sicuro dei propri beni, sicuro dei propri diritti”. Ma anche altri esponenti di centrodestra, tra cui Renato Schifani, Luca D’Alessandro, Renato Brunetta e Michela Biancofiore, hanno manifestato la propria convinzione che la magistratura sia corrotta e di parte, definendo questa sentenza come “attacco concentrico contro Berlusconi”, “golpe rosso” e “allarmante  conferma del venir meno di ogni forma di giustizia”. Immediata la  risposta del Pd, secondo cui “le sentenze in uno Stato di diritto vanno rispettate”.

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di Vanessa Ioannou
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