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Logo respinto per "Liberi da Equitalia". Pisani: "Assurdo"


Logo respinto per 'Liberi da Equitalia'. Pisani: 'Assurdo'
16/01/2013, 10:38

“Secondo il Viminale, il nostro contrassegno, lede l’art.54 della Costituzione perché incita al contrasto e alla violenza e perché la società non ha dato il consenso all’utilizzo del nome: due motivi che non hanno alcun fondamento”.  lo dichiara in una nota il Presidente del movimento “Liberi da Equitalia” l’avvocato Angelo Pisani che spiega le insussistenze dei rilievi mossi dal Ministero dell’Interno. “Anzitutto Equitalia non è una società commerciale e non dovrebbe guadagnare sulle tasse dei cittadini quindi non doveva dare nessun consenso all’utilizzo del nome. Quanto al resto ontestiamo con fermezza l’ipotesi di essere incitatori di contrasto e di violenza in quanto lo Statuto del nostro movimento, e l’indole di ognuno di noi, mirano a una riforma fiscale e del sistema di riscossione per l’equità fiscale attraverso interventi di cultura legalità informazione e trasparenza condannando da sempre ogni forma di violenza anche contro Equitalia come quelle di autolesionismo dei contribuenti. Non a caso sono nati studi professionali anti Equitalia formati da avvocati e commercialisti non certo da terroristi”. Pisani attacca: “Prima avevamo un consenso della stragrande maggioranza dei cittadini: parla chiaro il sondaggio realizzato da Sky Tg24 che su 15mila intervistati attestava l’81% di gradimento del movimento anti Equitalia.  Evidentemente abbiamo toccato nervi scoperti di un sistema che molto spesso con metodi errati e dovuti a leggi medioevali ha pregiudicato i diritti di molti cittadini. Pisani annuncia: “Cambieremo il logo ma soltanto per evitare che una mossa della vecchia burocrazia possa non consentire la partecipazione alla competizione elettorale del nostro movimento.  Depositeremo il nuovo simbolo nei termini previsti ma intanto – conclude il leaderl del movimento “Liberi da Equitalia” – valutiamo comunque il ricorso in Cassazione fino alla Corte dei Diritti dell’uomo a Strasburgo per difendere i diritti di quell’80% che ha sposato la nostra causa di diritto”.  

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di Redazione
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