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La senatrice punta il dito sui toni del blog

M5S: la Gambaro viene processata ma non molla

Opinioni discordanti sulla questione dell'espulsione

M5S: la Gambaro viene processata ma non molla
17/06/2013, 21:30

E' il momento della resa dei conti per il Movimento Cinque Stelle, il nodo della questione è l'espulsione della senatrice Adele Gambaro, rea di aver criticato Beppe Grillo per i risultati negativi del movimento nelle scorse amministrative. E' la linea politica del leader di " cinque stelle" ad aver chiesto l'espulsione.

 Mentre sale l'attesa per l'esito della riunione congiunta di senatori e deputati che dovrà decidere se sottoporre alla rete la cacciata della collega, la Gambero dichiara al Senato: "Qui nessuno parla delle reazioni del blog nei miei confronti: sono state di una violenza incredibile" e poi, rivolta a Crimi, ex capogruppo, aggiunge: "Non c'è più rapporto di fiducia. Tu, Vito hai pubblicato un mio sms. Quindi viene a mancare il rapporto di fiducia".

La senatrice del movimento non molla, a chi le chiede come mai si sia confessata con la stampa senza prima passare per l'assemblea risponde: "Parlando con tanti di voi mi sono resa conto che il disagio era solo mio, ho chiamato Beppe e non mi ha mai risposto".

"Sì, io ho espresso il mio disagio per i toni della comunicazione. Lavoro molto bene con i miei colleghi qui". Questo quanto dichiara Gambaro come risposta alle domande circa la sua volontà di continuare a lavorare per il M5S.

I toni all'inizio della riunione sembrano moderati ma le opinioni sono varie. C'è chi le chiede di scusarsi in diretta con Grillo e chi la difende, come il senatore Campanella che afferma: "C'è bisogno di lei nel gruppo: penso che sia opportuno mantenere l'unità del Gruppo e votare insieme affinché si passi oltre queste contrapposizioni sterili".

 Vito Crimi però chiarisce fin dall'inizio: "Noi non votiamo nessuna espulsione, noi votiamo di rimettere alla rete la decisione. Io non ho detto chi non vota per l'espulsione della Gambaro va contro i principi del Movimento. Ho detto: "Se come gruppo non ci rimettiamo alla decisione della rete tradiamo un principio del M5S".

Il dibattito continua ma i toni si alzano, la senatrice Bencini dichiara: "Adele non deve finire dentro la gogna mediatica. Avere un'opinione personale è illegale? Criticare non è previsto dal regolamento?". Intanto Laura Bottici innesca la discussione sulla distinzione tra deputato più e meno operosi e lavorativi.

Il nervosismo culmina nell' intervento di Casalino, del gruppo comunicazione, che spiega di non aver mai autorizzato l'intervista della senatrice Gambaro a Sky Tg24, intervento seguito dalle dichiarazioni di Romani: "Mi chiedo se non sia peggio l'intervista di oggi di Riccardo Nuti a Repubblica, dove dice che lei si deve dimettere e chi vota contro è fuori. Io voglio le sue scuse, perché se è un mio compagno e fa parte della mia squadra queste cose non deve dirle. Io non voglio le scuse della Gambaro, ma di Nuti".

 A placare gli animi ci pensa in chiusura Nicola Morra, neo capogruppo al Senato che spiega: "Sono stati i giorni più brutti della mia vita. Detto ciò, il giudizio della rete va rispettato. Anche se nessuno deve azzardarsi per usarla per minacciare o insultare. Adele ha sbagliato ma non per questo mancherà mai il mio rispetto nei suoi confronti. Andiamo in assemblea serenamente".

E il gruppo si trasferisce alla Camera per l'incontro congiunto di senatori e deputati.

Le riunioni preliminari sono tutte disponibili in streaming ma anche le bacheche di Facebook si dividono tra quelli che vogliono e che non vogliono processare la Gambero.

"In queste ore il formicaio dei miserabili è in gran fermento, devono abbassare al loro livello Beppe Grillo, colpevole di essere l'unico ad avere avuto una grande idea negli ultimi vent'anni", scrive il deputato del M5S Manlio Di Stefano su Facebook.

 E intanto sul sito di Beppe Grillo sotto il titolo "La stampa fa schifo", appare la precisazione di ben 15 senatori che minacciano querele: "I senatori e le senatrici M5S smentiscono personalmente e categoricamente ciò che è affermato nell'articolo de La Stampa"I quindici senatori del M5S sull’orlo della scissione". Firmato: Battista, Bencini, Blundo, Bulgarelli, Campanella, Casaletto, De Pietro, De Pin, Fucksia, Giarrusso, Lezzi, Montevecchi, Simeoni. Come dire: siamo critici ma non siamo certo quei "parlamentari decisi ad andar via" di cui parlano i media. E all'unisono denunciano l' "evidente campagna mediatica in atto tesa a minare le fondamenta del Movimento al quale si lascia spazio solo per sterili polemiche anziché informare circa il buon lavoro svolto in Parlamento". Il documento dei 15 di conclude con «si riservano azioni legali nel caso in cui la notizia non verrà smentita".

Intanto poche ore prima del voto sulla Gambaro, anche Beppe Grillo abbandona i toni dell'invettiva (interna). L'obiettivo torna sui "nemici" giornalisti, colpevoli di aver dato voce e sfogo ai dissidenti, per poi concentrarsi sul secondo "nemico": "persone esterne al M5S".

». Nelle discussioni interne si fanno i nomi: l'ex Giovanni Favia, Sonia Alfano, Luigi de Magistris, l'ex pm Antonio Ingroia che invita "i dissidenti a fare gruppo insieme".

Infatti il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, intervenendo ad Agorà, su Rai Tre, attacca i cosiddetti pontieri del Pd: "Compravendita? C'è il sospetto che ci sia. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Riccardo Nuti, ne ha parlato con consapevolezza, io ho la stessa preoccupazione. È stato anche criticato dal Pd. Non ho capito se queste persone hanno la coda di paglia o se si sono sentite chiamate in causa quando noi non lo abbiamo mai fatto".

A Montecitorio, i deputati non hanno intenzione di "perdonare" i dissidenti, i quali,  al contrario, tengono duro e provano ad allargare il numero di adesioni con il proposito di dar vita ad un nuovo gruppo per il quale hanno quasi completato lo statuto.

Tommaso Currò, in un'intervista al Corriere della Sera, spiega: "Mi auguro che nessuno venga espulso". E poi aggiunge:" Non mi piacciono i toni e i metodi che alcuni di noi hanno usato per diffamare chi esprime una critica". In merito alle voci sulla fuoriuscita dal movimento e sulla costruzione di un gruppo autonomo al Senato, Currò conclude dicendo che "non c'è alcun gruppo, ma di sicuro c'è fermento. Qui nessuno si vuole dividere, ma vogliamo realizzare i progetti con metodi civili".

Ogni scenario dunque resta aperto.

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di Flavia Stefanelli
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