Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Ma dove è stata la platea di Fli negli ultimi 15 anni?


Ma dove è stata la platea di Fli negli ultimi 15 anni?
07/11/2010, 16:11

Chi ha visto le immagini del discorso con cui Gianfranco Fini ha chiuso la manifestazione a Perugia, non può non aver notato il comportamento del pubblico. Un pubblico che ha tributato un'ovazione al suo leader in due momenti specifici: quando ha chiesto le dimissioni del Presidente del Consiglio SIlvio Berlusconi e quando ha annunciato che - ove questo non fosse accaduto - i ministri e sottosegretari di Fli avrebbero lasciato il governo.
A questo punto una domanda sorge spontanea: ma dove erano queste persone dal 1994 ad oggi? Perchè, diciamolo chiaramente: chi ha cambiato strada non è Berlusconi, ma Fini. Il premier sta sulla stessa strada sin dal 1994: vuole distruggere la Costituzione e trasformare la democrazia (almeno quel po' che abbiamo avuto o che ci siamo illusi di avere) in una dittatura, senza l'uso della forza, ma col continuo lavaggio del cervello dato dal dominio di giornali e TV. Idem dicasi per Bossi: vuole la secessione, anche se adesso lo chiama federalismo, per scaricare il debito pubblico sui cittadini del sud Italia, e da lì non si è spostato. Chi invece ha cambiato modo di agire, almeno a parole, è solo Fini, che finora ha sostenuto qualsiasi schifo di legge votata dal governo, in particolare quelle ad personam fatte da Berlusconi per bloccare l'attività della magistratura (l'ultimo esempio è il voto di settembre sul lodo Alfano costituzionale) e le leggi a favore della malavita (come lo scudo fiscale), per non parlare poi delle leggi razziali contro gli extracomunitari (la legge Bossi-Fini contro l'immigrazione, regolare e non, non è una omonimia). E tutto questo l'ha fatto con un elettorato che l'ha sempre votato. Ma è lo stesso elettorato che ora risponde con una ovazione al suo cambiamento. Un elettorato che lo appoggia quando propone leggi a favore degli immigrati; che lo appoggia quando afferma che non voterà a favore di nuove leggi per il premier; che lo appoggia quando scarica le colpe sull'affare Ruby e sul disastro di Pompei sul premier, quando lui ha un ministro e cinque sottosegretari che finora non hanno mai protestato sulla vicenda Noemi (fotocopia del caso Ruby, se si esclude l'intervento del premier sulla Questura per impedire il fotosegnalamento della ragazza e la conseguente condanna penale) nè sulle precedenti finanziarie in cui i fondi per l'istruzione e la cultura sono state sempre più tagliate.
Oggi, nel suo editoriale su Repubblica, Eugenio Scalfari richiamava il fatto che nei sondaggi aumenta la quota degli indecisi, che tocca punte del 30-40%. Un dato che non stupisce: nessuno che sia onesto e abbia un cervello in mezzo alle orecchie può sostenere un premier che ha come unico programma distruggere l'Italia, fare il sultano in un harem di prostitute e raccontare balle per coprire le sue malefatte; così come nessuno può accettare di votare un Pd che non prende una iniziativa decisa da quando Veltroni decise di minare il terreno sotto il governo Prodi, fondando il partito. Ma d'altra parte, i primi non sono disposti a votare per la sinistra e la campagna diffamatoria del premier non li spinge verso Casini o Fini, ma verso Bossi, che non a caso sta aumentando i propri consensi. I secondi, tranne poche eccezioni, non sono facilmente disposti a spostarsi verso una sinistra estremamente litigiosa nè verso Di Pietro "il manettaro". Quindi cosa resta? Solo un mucchio di confusione. A cui si aggiunge Fli, che di certo non risolve la situazione. Anche perchè io vorrei che qualcuno dei loro elettori me lo dicesse, dove è stato negli ultimi 15 anni. Ad applaudire ogni provvedimento, in nome del "credere, obbedire, combattere"?

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©