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Ma Monti una volta non era un economista?


Ma Monti una volta non era un economista?
30/11/2011, 16:11

Ma Mario Monti una volta non era un economista? So che la domanda può sembrare stupida, dato che ha dato il suo nome ad un teorema di economia, nel campo delle banche in situazione di monopolio. Ma a leggere le prime anticipazioni della manovra economica di cui si discute in questi giorni e che verrà presentata la settimana prossima, diventa molto meno stupida.
Infatti finora i campi su cui pare che il Presidente del Consiglio intenda agire sono gli stessi. Innanzitutto l'aumento dell'Iva ordinaria dal 21 al 23% ed anche di quella intermedia dal 10 all'11%. Si tratta di una misura che colpisce tuttii cittadini, in maniera anche maggiore dell'aumento in sè. Infatti rilevazioni fatte da diversi quotidiani hanno dimostrato che l'aumento di un punto dell'Iva fatta a settembre ha provocato un aumento dei prezzi intorno al 10% (dato non recepibile dall'Istat, a causa del suo metodo di raccolta dati). Un aumento come quello indicato, farebbe aumentare i prezzi di un altro 15% almeno. La conseguenza è un ovvio crollo della domanda interna (a settembre già si è visto) che ha conseguenze negative sulla crescita del Pil.
Poi il blocco dell'indicizzazione delle pensioni all'inflazione (detto in parole semplici, le pensioni non aumenteranno più all'aumentare dell'inflazione), che costituisce nei fatti un taglio della pensione stessa: se quest'anno con 1000 euro compro determinate cose, con gli stessi 1000 euro tra un anno potrò comprare meno cose, perchè nel frattempo i prezzi sono aumentati. Ed anche questa misura provocherebbe una caduta della domanda interna e del Pil.
Per l'introduzione dell'Ici, bisogna vedere come è modulata. Nella finanziaria approvata nel dicembre 2007, era prevista una esenzione di 500 euro sulla prima casa. Questo rendeva esenti gran parte dei proprietari di abitazioni medio-piccole. Poi il governo Berlusconi la tolse anche agli attici che affacciano sui Parioli, sul Colosseo o su via Montenapoleone. Ma questo è un altro discorso. Il punto però è che le cifre che sono circolate (da 3,6 miliardi a più di 5) indicano limiti più bassi, dato che è impensabile che questo governo si metta contro il Vaticano mettendo l'Ici sulle attività commerciali di proprietà delle decine di società ad esso collegate. E quindi anche questa finirà con l'avere un effetto depressivo sulla domanda e sul Pil.
La patrimoniale, così come è presentata (il 2 per mille oltre 1,5 milioni di euro) è una buffonata. Perchè una tassa del genere non la pagherebbe neanche Silvio Berlusconi. Infatti la sua casa di Arcore è di proprietà di una società immobiliare, idem per Villa Certosa; di Mediaset lui ha solo una quota di minoranza; gli aerei e gli elicotteri sono stati affidati allo Stato che ne cura manutenzione e rifornimento. Insomma, le sue proprietà non è detto che superino quella soglia. Lo stesso anche per qualunque persona con alti patrimoni: tutti hanno finte società che sono intestatarie dei loro beni. E poichè sono finte società estere (perchè così evadono il fisco), non sono tassabili dal fisco italiano.
La riduzione dell'Irpef, che è stata ventilata da qualche giornale, come contropartita all'aumento dell'Iva, è un'altra buffonata. Infatti aumentare i limiti degli scaglioni più bassi non porta che risparmi minimi a chi ha stipendi di livello medio e nessuno a chi ha bassi stipendi o pensioni. Invece agevola chi ha un reddito alto, che risparmia sfruttando appieno i tagli sugli scaglioni più bassi. Insomma, facciamo qualche esempio. Il pensionato a 600 euro al mese non paga nulla di Irpef, quindi modifiche in questo senso non lo riguardano. L'operaio che prende 20-25 mila euro lordi all'anno, paga l'Irpef solo su 5-10 mila euro, e sono poche centinaia di euro all'anno. Ridurglieli alla metà, non cambia le cose.
Ora queste sono cose che sa anche uno studente di Economia e Commercio al primo anno di università. E' possibile che non lo sappia un economista e professore di economia come Monti? Già per il 2012 l'Ocse ha previsto una recessione (che dovrebbe iniziare nell'ultimo trimestre di quest'anno) con una decrescita dello 0,5%. Se queste manovre venissero applicate, di quanto scenderebbe ancora quel dato? Perchè se il Pil scende, succedono due cose: 1) diminuiscono le entrate dello Stato; 2) il rapporto tra deficit/Pil aumenta, come accade sempre quando in una divisione il divisore diminuisce. E questo provoca la necessità di fare altre manovre. Che se saranno sempre dirette a tagliare le risorse dei ceti medio-bassi, non faranno che far crollare ancora il Pil innescando un circolo vizioso che distruggerà l'economia italiana.
In realtà, la strada da percorrere è quella opposta: tasse appesantite su chi i soldi li ha e aumento del welfare (e degli stipendi) per chi non ha nulla. Queste misure, oltre ad un aumento dell'occupazione, favorirebbero l'aumento della domanda interna che in questo momento è l'unica cosa che ci può salvare dal disastro di fare come la Grecia o come l'Argentina degli anni '90.

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di Antonio Rispoli
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