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MAGISTRATURA E GOVERNO AI FERRI CORTI


MAGISTRATURA E GOVERNO AI FERRI CORTI
06/07/2008, 09:07

E' stato il provvedimento sul taglio delle retribuzioni dei magistrati contenuto nel cosiddetto "decreto manovra" ad indurre il parlamentino delle toghe rosse ad indire lo stato di agitazione ad oltranza con la convocazione permanente del comitato direttivo centrale. Naturalmente i giudici protestano anche contro la politica governativa in materia di giustizia: in particolare sulla sospensione dei processi, sulla riforma delle intercettazioni, sulla riduzione degli stanziamenti per il Ministero di via Arenula fino al 40% del budget e per il blocco delle assunzioni per il personale amministrativo. Ma a far traboccare il vaso è stata la disposizione contemplata dall'art.69 del decreto legge 112 in materia fiscale che - sottolinea l'Anm - "prevede un intervento peggiorativo senza precedenti sulla struttura del trattamento retributivo dei magistrati e l'ulteriore svilimento della  funzione giudiziaria". A favore dello stato di agitazione hanno votato tutte le componenti della magistratura, voto contrario è stato espresso solo da Magistratura Indipendente. Ma - spiega Maurizio Laudi, leader della corrente di "destra" delle toghe - "il nostro documento è sovrapponibile a quello votato dalla maggioranza, noi chiedevamo solo di fissare un termine entro il quale far scattare una protesta più dura. Per il resto siamo d'accordo". A lanciare per primo il segnale di guerra è stato Palamara che, nel suo intervento, ha sottolineato "l'emergenza forte e il serio allarme di questo momento: l'art.69 incide in maniera pesante, e a dir poco punitiva, su tutte le retribuzioni dei magistrati, colpendo di più quelle dei più giovani". In  questa maniera "si va verso la distruzione del sistema giustizia: è in atto, infatti, il taglio del turn over del 90% del personale amministrativo, c'é il taglio delle risorse e ora anche quello dei nostri stipendi". Se l'art.69 non verrà cancellato, le toghe sono pronte ad altre azioni di lotta: prima di interrompere le udienze faranno scattare lo sciopero delle "supplenze", ossia di tutti i compiti che non spettano ai magistrati e che le toghe compiono in mancanza del personale preposto.

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di Serena Grassia
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