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Il governo frena. Nulla nel testo contro gli sprechi

Manovra: i tagli ai costi della politica? Un grande bluff

Le opposizioni insorgono. E con loro anche la Lega

Manovra: i tagli ai costi della politica? Un grande bluff
16/07/2011, 09:07

ROMA – I tanto annunciati tagli ai costi della politica di fatto non si realizzeranno. O quanto meno, di sicuro, non nell’immediato. È questo il grande bluff della Manovra da 70 miliardi. Stipendi dei parlamentari e dei funzionari ridotti, riduzione delle auto blu, voli di Stato limitati a poche cariche della Repubblica e rimborsi elettorali ridotti: tutto ciò partirà con la prossima Legislatura, benché fosse stato annunciato in tempi brevi. La Manovra appena approvata, infatti, nel suo testo definitivo, non comprende tali buoni propositi inizialmente manifestati. In alcuni casi li posticipa, in altri addirittura li annulla.
Esempio eclatante è quello dell’equiparazione delle attuali indennità parlamentari italiane: il testo originario di Tremonti prevedeva l’equiparazione delle attuali indennità parlamentari italiane a quelle dei 17 paesi dell’area euro. A conti fatti, la Camera e il Senato, che oggi sborsano circa 144 milioni all’anno per le indennità, ne avrebbero spesi solo 62 milioni, meno della metà. Ma ciò è stato azzerato, sottobanco, grazie a due emendamenti targati Pdl. il primo del pidiellino Picchetto e il secondo firmato dal duo siciliano (sempre Pdl) Fleres - Ferrara. Il primo emendamento prevede, infatti, un adeguamento della paga, ma non pari a quella dei 17 Paesi euro. In riferimento, invece, ai sei principali Paesi dell’Ue, quindi dei più grandi. Con il secondo emendamento viene sancito che in futuro l’adeguamento andrà fatto in base alla “media”, sì, ma “ponderata, rispetto al Pil” di quei paesi. Dovrà tener conto cioè non del numero dei cittadini, ma della ricchezza dei sei paesi. In questo modo la riduzione dei costi della politica, ammesso che ci sarà, sarà comunque di entità lievissima, se non addirittura microscopica.

L’IRA DELLE OPPOSIZIONI E DEL CARROCCIO
Dura la reazione della Lega e tutte le opposizioni insorgono, con Pd e Idv che chiedono le dimissioni del governo. E questo perché mentre molte misure sui costi della politica (su questo il Carroccio protesta in linea con le opposizioni) entreranno in vigore solo a fine Legislatura, ai cittadini sono richiesti da subito i sacrifici previsti dalla Manovra. Se è un fatto positivo, osserva Montezemolo, che la Manovra sia stata approvata “velocemente e con spirito di coesione”, è tuttavia “vergognoso che non siano stati tagliati i costi della politica”. Per la Lega il governo dovrebbe attivarsi, “affinchè i costi della politica contemplati nel provvedimento possano tempestivamente e rapidamente affiancarsi alle altre misure previste”. Dipietristi e Democratici non criticano solo la tempistica, ma il merito. L’Idv rileva che “invece di tagliare le decine di miliardi di euro di sprechi di enti inutili, di costi della politica incomprensibili e ingiustificabili”, questa Manovra “chiede più di mille euro l’anno di nuove tasse a ogni famiglia”. Anche il Pd attacca il ministro dell’Economia: bisognerebbe chiedere a Tremonti perché quando si chiedono sacrifici agli italiani “il capitolo costi della politica scompare dalla Finanziaria”.

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di Antonio Formisano
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