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Ordine dei giornalisti senza potere disciplinare

Manovra Monti: abolizione dell’albo dei pubblicisti


Manovra Monti: abolizione dell’albo dei pubblicisti
21/12/2011, 18:12

ROMA – Non si placano le polemiche sulla manovra salva - Italia del neo presidente Mario Monti. Questa volta, a criticare la manovra dell’economista sono proprio gli 80 mila pubblicisti che ad agosto rischiano di ritrovarsi professionalmente apolidi. Infatti, il neo presidente ha deciso per l’abolizione di questo albo che, ai sensi della legge 69 del 1963, svolgono attività non occasionale e retribuita anche se contestualmente ad altre professioni o impieghi in quanto non sono tenuti a sostenere il cosiddetto esame di Stato, inteso come condizione vincolante per l’accesso all’Albo secondo il suddetto decreto. Non si sa ancora per certo ma pare che gli attuali pubblicisti saranno iscritti in un “albo ad esaurimento” basandosi sul presupposto che il titolo, benché non sia abilitante all’esercizio della professione di giornalista, non si possa togliere a chi lo ha conseguito. I diretti interessati ovviamente cercano di difendersi da questa manovra, dichiarando che il mondo editoriale necessita ancora di tutte queste persone che lavorano fuori dalla redazione.
I punti cruciali della riforma, riguardano anche l’abo dei giornalisti e i giornalisti professionisti. Infatti, a partire dal mese di agosto, scompariranno le tariffe: il compenso spettante al professionista sarà pattuito per iscritto all'atto del conferimento dell'incarico professionale. Inoltre, potrebbero nascere società tra professionisti (stp), che potranno essere indifferentemente società di persone, società di capitali e società cooperative. Tale società dovrà evidenziare la sua particolare natura rispetto alle società “normali” apponendo, nella ragione sociale, l’espressione “società tra professionisti”. I soci della Stp potranno essere: professionisti iscritti a Ordini, Albi e Collegi; professionisti di Stati UE; soggetti non professionisti “soltanto per prestazioni tecniche” o soggetti non professionisti che diventano soci della Stp “per finalità di investimento”, cioè i soci di capitale.
Per i professionisti vi potrà anche essere un obbligo di seguire percorsi di formazione continua predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali . Per i tirocinanti, l'accesso alla professione dovrà conformarsi a criteri che garantiscano l'effettivo svolgimento dell'attività formativa e il suo adeguamento costante all'esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione. Al tirocinante dovrà essere corrisposto un equo compenso di natura indennitaria, commisurato al suo concreto apporto. Al fine di accelerare l'accesso al mondo del lavoro, la durata del tirocinio non potrà essere complessivamente superiore a diciotto mesi e potrà essere svolto, in presenza di una apposita convenzione quadro stipulata fra i Consigli Nazionali e il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, in concomitanza al corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica.
Infine, l’albo dei giornalisti non avrà più alcun potere disciplinare che spetterà invece ai Consigli di disciplina.
Ponendo il caso, invece, che alla data del 13 agosto del 2012 il dpr (decreto del Presidente della Repubblica n.d.r) sulla professione di giornalista non sia stato ancora varato dal Governo. Accadrà che saranno abrogati in via automatica gli articoli della legge 69/1963 che riguardano i procedimenti disciplinari e il potere di infliggere le sanzioni nonché le norme sulla iscrizione dei pubblicisti. Sul piano della vigilanza deontologica ci sarà un vuoto operativo in attesa della entrata in funzione dei Consigli di disciplina. In ogni caso, poi, entro il 31 dicembre 2012, il Governo è incaricato di raccogliere le disposizioni aventi forza di legge non abrogate in un Testo Unico della materia.

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di Erika Noschese
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