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Marcello dell'Utri e l'articolo 21


Marcello dell'Utri e l'articolo 21
02/09/2010, 19:09

Chiariamoci fin dal principio: Marcello Dell'Utri può essere Senatore della Repubblica solo in un paese strambo come il nostro. Un uomo che definisce "eroe" un mafioso narcotrafficante e bombarolo come Vittorio Mangano dovrebbe, solo per tale convinta e ripetuta affermazione, essere inibito a vita dall'esercizio di ogni funzione pubblica e/o istituzionale.
Detto e premesso ciò, comunque, va effettivamente almeno riscontrato l'errore meramente formale di quei manieristi della Costituzione che, considerando la "carta" come una sorta di testo sacro ed infallibile, si dimenticano che i tre gradi di giudizio previsti proprio da quest'ultima servono appunto a considerare innocente chiunque (e non solo chi ci sta simpatico) fino all'ultima sentenza. Se è vero che Dell'Utri è stato condannato in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, è difatti anche vero che esiste il terzo gradino giuridico previsto proprio dal sistema di leggi che tanto ci si affanna (giustamente) a difendere.
Se devo esprimere un personale parere, non vorrei vedere il senatore del Pdl parlare in nessuna occasione pubblica. Non vorrei essere costretto a stipendiarlo a causa dei suoi reati plurimi e del fatto che egli è, incontestabilmente, un pregiudicato con un curriculum giudiziario che dovrebbe renderlo ineleggibile in qualunque paese civile. Il punto, però, se vogliamo sul serio essere garanti della Costituzione, è che non conta ciò che sentono o pensano il sottoscritto ed un gruppo di contestatori di professione provenienti dai centri sociali. Il punto è che non si tratta del solito gioco del versus (liberali contro girotondini, giustizialisti contro garantisti ecc) ma, in via esclusiva, di coerenza e di una analisi della realtà meno simplicistica ed immediata. Non si può sfilare con la Costituzione in mano e poi ignorarne i principi che la caratterizzano. In caso contrario, in maniera lucida, coraggiosa e consapevole, si potrebbe proporre una rivisitazione della stessa e, nel frattempo, togliere la parola a Dell'Utri non in nome della "democrazia" ma in nome di un senso del pudore e della dignità umana che non deve attendere i famosi tre gradi di giudizio per poter essere manifestato.
In altre parole sto dicendo che non c'è bisogno di scomodare la Costituzione per pretendere l'ammutolimento di un simile personaggio. Che se i sedicenti liberali si sono ridotti a difendere per partito preso (e votato) un uomo che ha più processi a carico che capelli bianchi, allora, come sostiene qualche esperto osservatore, è innegabile che il pensiero liberale in italia è sempre stato strumentalizzato e frainteso. Ci sono dei limiti oltre i quali l'intolleranza dovrebbe prendere il sopravvento e non essere schiacciata dal posticcio e goffo richiamo all'articolo 21. Non bisognerebbe, inoltre, dimenticare una fondamentale distinzione tra ciò che una persona dice (usufruendo della libertà di parola) e ciò che una persona richiama e rappresenta. Magari, oltre al diritto di parola, bisognerebbe introdurre il diritto all'indignazione nei confronti di chi occupa già abusivamente una carica pubblica senza che, i cittadini stessi, possano decidere se eleggerlo o meno.

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di Germano Milite
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