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Marco Giudici: "Da Taormina chiediamo maggiore autonomia"


Marco Giudici: 'Da Taormina chiediamo maggiore autonomia'
11/04/2011, 09:04

“I giovani amministratori sono oggi 26.654 in tutta Italia, ossia il 21,2% del totale nazionale. Tale dato rivela che la presenza dei giovani nella politica è certamente significativa, ma la storia recente ci dimostra che non è sufficiente ad affrontare una gerontocrazia che domina le sedi istituzionali e politiche del nostro Paese. Le proposte che abbiamo avuto modo di ascoltare nell’appuntamento odierno sono un punto di passaggio fondamentale per far valere le ragioni di una politica che attraversa tutti i partiti e che si caratterizza per il modo di rispondere alle istanze dei cittadini e dei territori, rappresentando realmente la società civile, come solo i giovani politici sanno fare. Un sistema, questo, in contrapposizione con quella politica della corsa alle poltrone che rappresenta solo potentati o categorie chiuse che sanno di autoreferenziale, primi responsabili della crescente sfiducia della gente nei confronti della classe politica”. Lo dichiarano in una nota Marco Giudici consigliere del Municipio XVI e Augusto Santori, consigliere del municipio XV di Roma Capitale (Pdl), entrambi in platea alla III assemblea programmatica nazionale ANCI Giovane presso l’hotel Timeo di Taormina, dal titolo “L’Italia s’è desta: 150 ed è solo l’inizio!”.

“Per portare un esempio concreto, le ultime misure contenute nel provvedimento cosiddetto milleproroghe inficiano duramente questa autonomia, soprattutto degli amministratori circoscrizionali delle grandi città, perché attraverso il limite dei permessi retribuiti ai datori di lavoro dei consiglieri si impedisce la partecipazione a gran parte delle sedute dei consigli e delle commissioni consiliari. L’attuale provvedimento infatti favorisce chi è dipendente pubblico, chi possiede già altri incarichi dirigenziali, chi è in pensione o non ha bisogno di lavorare. La categoria dei giovani è quella che più di tutti non possiede tali caratteristiche e che quindi, soprattutto a Roma, sarà destinata entro breve ad abbandonare la politica. E’ quindi una battaglia per la sopravvivenza di un modo di fare politica, efficace e rappresentativo, che punta a salvaguardare in maniera dinamica, vivace e appassionata gli interessi dei territori e della gente, in un momento in cui i politici nazionali continuano ad essere cooptati dalle segreterie di partito e, in tal senso, né in grado né interessati a rappresentare in modo capillare il territorio. La politica nazionale deve recepire questo appello se non vuole continuare a calpestare la dignità dei rappresentanti delle circoscrizioni nelle grandi città italiane”.

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di Redazione
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